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IL RECUPERO – La nave è stata trainata a Porto Marghera, dove è giunta a tarda sera proveniente dalla bocca di Malamocco. E sull’utilizzo dello scalo commerciale per i passeggeri è tornata a infiammarsi la polemica tra il presidente del Porto Costa e il sindaco Orsoni. 

INCIDENTE La nave trainata a Marghera dopo 20 ore di odissea. Si riaccende lo scontro Costa-Orsoni

Incendio sulla Zenith al largo di Chioggia alle 4 del mattino, passeggeri sul ponte con i giubbotti

LA PROVENIENZA – L’ultima parte del viaggio era iniziata da Ravenna

ATTIMI DI ATTESA – Passeggeri sul ponte con i giubbotti di salvataggio

L’ALLARME – Alle 4 di mattina l’avviso di pericolo. Aperta l’inchiesta.

Al largo di Chioggia va in avaria un motore della Zenith con a bordo 1.672 turisti spagnoli e 603 persone di equipaggio. In tilt anche l’energia elettrica

L’allerta in Capitaneria e la mobilitazione. Quattro i rimorchiatori e i vigili del fuoco

Distress system call. L’allarme, nella sala operativa della Capitaneria di porto di Venezia, è arrivato con questo segnale, sulla frequenza di emergenza. Erano le 4 e 20. E per gli uomini della Maritime rescue sub centre, questo il nome del servizio che gestisce l’emergenza, inziava una lunga giornata di lavoro. Contattato il comando della Zenith sul posto venivano inviate le tre motovedette della Capitaneria, la motobarca dei vigili del fuoco, i primi due rimorchiatori della Panfido (il Marina C. e l’Hippos) a cui ne sarebbero seguiti altri due (Angelina C. e Ivonne C.). A bordo sono saliti sia vigili del fuoco che marinai della Guardia costiera per seguire da vicino le operazioni di spegnimento e quelle – purtroppo non andate a buon fine – di riaccensione delle macchine. L’operazione di recupero ha comportato la “liberazione” della nave (era all’ancora) e l’aggancio ai rimorchiatori, in modo di arrivare a bassa velocità, circa 3-4 nodi (7 chilometri orari) all’ingresso della bocca di porto di Malamocco scortati dalla Guardia costiera e dai pompieri per poi proseguire fino a Marghera. Le operazioni, con la nave completamente in avaria e priva di elettricità, si sono protratte fino in tarda serata in condizioni meteomarine tutt’altro che favorevoli.

 

La crociera era iniziata da poche ore. La Zenith procedeva nella notte in direzione di Venezia, i passeggeri erano a letto in attesa dell’emozionante sbarco in laguna, quando il fuoco si è sprigionato in sala macchine. Un incendio presto domato, ma l’inizio di un incubo per oltre duemila persone: prima svegliate alle 4 del mattino per indossare le cinture salvagente e radunarsi nei punti di raccolta; quindi bloccate a largo di Chioggia per dieci ore senza elettricità, nella speranza (vana) che il motore potesse essere riparato; poi lentamente trainate dai rimorchiatori fino a Marghera, dove la nave ha gettato gli ormeggi solo in tarda serata. Nessuno si è fatto male e il sistema dei soccorsi coordinato dalla Capitaneria di porto di Venezia ha funzionato, per carità, ma una vacanza è andata in fumo e l’incidente ha già riacceso la polemica sulle grandi navi a Venezia.

 

LA NAVE – Un colosso da 47mila tonnellate ma già con 20 anni di vita 

Un’altra prova di come questi giganti del mare, che solcano quotidianamente il bacino di San Marco, siano pur sempre macchine che si possono rompere. In questo caso la Zenith – con le sue 47.473 tonnellate di stazza, 1.828 passeggeri trasportabili, circa 600 persone di equipaggio – non è nemmeno un gigante. Fabbricata nel 1992, battente bandiera maltese, appartiene alla compagnia spagnola Pullmantur. Oramai da qualche anno arriva a Venezia ogni tre settimane per sue crociere estive, tra coste della Croazia, isole greche e Istanbul. Lunedì era partita da Ravenna dopo aver imbarcato 1.672 passeggeri per lo più spagnoli, scaricati da appositi charter atterrati a Bologna. Mollati gli ormeggi alle 22, doveva arrivate a Venezia alle 7 del mattino per poi ripartire alle 18.

 

Tutto sembrava procedere per il meglio fino alle 4 della notte. Poi l’incendio improvviso, sulle cui cause la Capitaneria di Porto aprirà ora un’inchiesta. L’equipaggio ha provveduto a spegnere le fiamme, mentre scattava l’allarme e sul posto, a circa 16 miglia al largo del porto di Chioggia, arrivavano i primi soccorsi: tre motovedette della Capitaneria di Venezia e Chioggia, una motobarca dei vigili del fuoco, due rimorchiatori della Panfido. Saliti a bordo, i pompieri si sono immediatamente precipitati verso la sala macchine, invasa da un denso fumo. Dopo aver constatato che il fuoco si era sviluppato da un generatore di corrente ad alta tensione, hanno provveduto a circoscriverlo, scongiurando così eventuali danni peggiori. Il comando di bordo aveva, intanto, fermato le macchine della Zenith che dipendono proprio dall’efficienza degli impianti che producono elettricità. Gli assi delle eliche sono, infatti, mossi da grandi motori elettrici, a loro volta alimentati dalla tensione prodotta da un certo numero di generatori di corrente alternata. Raffreddate le macchine, per ore si è sperato di poter far ripartire i motori. Ma il tentativo è fallito. E quando i tecnici mandati dall’ente verificatore hanno confermato che i motori, in quelle condizioni, non potevano essere riavviati, la Capitaneria ha organizzato il rientro via Malamocco. Lunghe ore di attesa e di disagio in una nave che, a corto di energia, si trasforma in un inferno galleggiate. Attorno alle 14 sono stati chiamati altri due rimorchiatori che con gli altri due, molto lentamente (alla velocità di quattro nodi), hanno trainato la nave fino alla bocca di porto di Malamocco. Impresa particolarmente complessa, sia per il traffico che per le condizioni del mare. Gli equipaggi dei quattro rimorchiatori hanno faticato non poco per fornire assistenza alla nave in condizione di mare non facile. Solo in tarda sera, lungo il canale dei petroli, la nave ha raggiunto le banchine della Vecon a Marghera, appositamente liberate per l’emergenza. Nel frattempo Pullmantur e Tositti & Cambiaso Risso, l’agenzia a cui si appoggia l’armatore spagnolo, avevano organizzato il rientro degli sfortunati croceristi. Pullman e di nuovo voli charter per tornare a casa nella notte, stravolti, senza nemmeno aver visto Venezia.

Roberta Brunetti-Michele Fullin (ha collaborato Roberto Perini)

 

Fiamme in sala macchine. Paura sulla nave da crociera

NOTTE DI PAURA

L’INTERVENTO – I pompieri avvolti da fumo. Scongiurati danni peggiori

AREA CHIUSA – Blindato l’accesso alla banchina. Il trasferimento a bordo di bus

PORTO MARGHERA – In serata l’arrivo alla Vecon. Un’odissea durata 20 ore

Il lento rientro attraverso il canale di Malamocco, i passeggeri hanno dovuto affrontare al buio l’ultimo tratto del viaggio

L’ODISSEA – I passeggeri con i giubbotti sul ponte della Zenith

Un’odissea durata circa 20 ore, quella dei 1.828 passeggeri e dei 620 membri dell’equipaggio della Zenith. Una lunga attesa prima di approdare alla banchina Vecon a Porto Marghera, dove ad attenderli c’erano i soccorsi di terra e i bus che dovevano portarli all’aeroporto di Tessera. Da qui, con voli charter, i protagonisti di questa avventura se ne sono tornati in patria, in Spagna per la maggior parte. Le operazioni di recupero e traino della nave, iniziate già di prima mattina, si sono protratte a lungo.

Solo nel pomeriggio la Zenith si è mossa dal largo di Chioggia in direzione Venezia, a una velocità di 4 nodi, scortata da 4 rimorchiatori. Alle 20 la nave era ancora a 4 miglia al largo della bocca di porto di Malamocco, la via più breve per entrare in laguna, con poca energia e i passeggeri stremati anche per il caldo (non c’era corrente e quindi neppure l’aria condizionata che in una nave passeggeri è fondamentale). Le condizioni meteo non hanno aiutato, con vento e mare formato, hanno reso molto difficoltose le operazioni di aggancio. I rimorchiatori della Panfido hanno cercato di portare anche energia elettrica a bordo per azionare gli argani e salpare l’ancora, ma alla fine la decisione è stata quella di tagliare la catena. La nave, in balìa di se stessa senza corrente diventa un contenitore poco abitabile e i passeggeri si sono ammassati sul ponte o vicino ad aperture. L’unica fonte di energia per alcuni servizi primari erano le batterie, che hanno fornito corrente per poche ore. Il traffico delle navi commerciali in uscita dalla bocca di porto di Malamocco ha costretto la Zenith ad aspettare prima di poter entrare. Alle 20.30 finalmente un pilota del porto di Venezia e salito a bordo, a circa un miglio e mezzo da Malamocco, ed è quindi iniziata la fase di entrata. Poco dopo le 21 ha varcato la bocca di porto e, dopo aver percorso il canale dei Petroli, solo alle 23 è arrivata all’ormeggio alla banchina Vecon, nel canale industriale Ovest. Vecon è un terminal per container che, anche se per un certo periodo ha accolto pure traghetti misti merci e passeggeri, non è certo attrezzato come un porto crocieristico. Per cui i vertici e il personale del terminal hanno operato al meglio per organizzare l’accoglienza, grazie anche al nuovo piazzale recentemente inaugurato e non ancora del tutto occupato dai container. In quel punto della banchina l’approdo per la Zenith è stato agevole e i passeggeri hanno potuto trovare sotto bordo i pullman pronti per trasportarli all’aeroporto. 

 

LE POLEMICHE – L’utilizzo della banchina per ormeggiare la Zenith in avaria ha riaperto lo scontro 

LA RISPOSTA «Finalmente il Porto riconosce l’esistenza di una situazione emergenziale»

Giorgio Orsoni sindaco di Venezia

LA PRECISAZIONE «Questa disponibilità supperisce in via eccezionale al bisogno di un porto rifugio»

Paolo Costa presidente del Porto

Il Porto: «Usare la Vecon è stata un’eccezione, meglio il terminal in mare»

Il sindaco: «Questo episodio dimostra che Porto Marghera è la soluzione» 

Il percorso di emergenza fa di nuovo litigare Paolo Costa e Orsoni

Botta e risposta al vetriolo, tra il presidente dell’autorità portuale Paolo Costa, e il sindaco Giorgio Orsoni, sull’avaria della Zenith, fatta ormeggiare, vista l’emergenza, in una delle banchine di Marghera, dopo aver percorso il canale dei petroli, proprio come propone il Comune per tutte le grandi navi. Il primo non ha fatto a tempo a spiegare che questo utilizzo è solo in «in via eccezionale», che servirebbe un porto rifugio nel futuro porto off-shore in mare; che il secondo gli ha ribattuto a muso duro che questa è come una «confessione del Porto» sul fatto che Marghera è, invece, l’unica soluzione possibile all’«emergenza» rappresentata ormai dalle dimensioni stesse delle navi da crociera. Così in giorni di polemica sempre più accesa tra Porto e Comune, l’incidente sembra capitare a fagiolo per rilanciare la tesi del sindaco, determinato a battersi per l’immediato trasferimento delle grandi navi a Marghera. É Costa il primo a parlare, attraverso un comunicato che sembra mettere le mani avanti su un tema tanto controverso. L’Autorità portuale ringrazia la Capitaneria di Porto per i soccorsi, e la Vecon che «ha accettato di ospitare temporaneamente la nave passeggeri, pur dovendo riprogrammare l’attività del terminal commerciale e l’ormeggio delle navi presenti in banchina». Una disponibilità che «sopperisce in via eccezionale alla necessaria identificazione di un porto rifugio per le navi, una necessità alla quale sarà in grado di rispondere il porto off-shore che potrà ospitare – oltre ad un termina petrolifero e uno container – anche uno spazio per soccorrere le navi in difficoltà, a qualsiasi titolo» conclude il presidente dell’Autorità portuale. Quanto basta a scatenare la reazione di Orsoni.

«Questa dichiarazione risolve il problema – ribatte, ironico, il sindaco – Finalmente il Porto riconosce che in situazioni emergenziali si debbono usare le banchine di Marghera. Ma la situazione emergenziale c’è, a prescindere dalla singola nave che va in avaria. É la dimensione stessa delle navi che determina una situazione emergenziale. E quella dell’Autorità portuale è di fatto la confessione che Marghera è la soluzione».

Più esplicito di così. Il sindaco, aggiunge anche di essere pronto a decidere per lo spostamento delle navi a Marghera.

«Questa è la soluzione praticabile nell’immediato. Se invece vogliamo tirarla in lungo e prenderci in giro, possiamo inventarci le cose più fantasiose, anche un porto sopraelevato».

Orsoni ricorda come lo scavo di qualsiasi canale comporti almeno due anni di lavoro, mentre gli eventuali porti off-shore allontano la soluzione di altri vent’anni. Passare per il canale dei petroli e ormeggiare a Marghera, come ha fatto ieri la Zenith, è l’unica cosa che si può fare nell’immediato.

«In passato i governanti del Porto non hanno capito che si sarebbe arrivati a questo punto – continua il sindaco – Ora, se si vuole affrontare il problema con umiltà e serietà, si deve prendere atto che questa è l’unica strada emergenziale».

 

LE REAZIONI DOPO IL CASO ZENITH

I No navi: «E se accadeva in Bacino?»

La replica: «Basta strumentalizzare»

Un appello al ministro Orlando: «Si valutino tutti i progetti»

Venturini (Udc): «La città non può perdere un settore strategico»

Dopo l’incidente della Zenith, il Comitato No grandi navi getta benzina sul fuoco del già acceso dibattito.

«L’incendio scoppiato questa notte nella sala macchine della nave partita da Ravenna – attacca il portavoce del Comitato, Silvio Testa – dimostra una volta di più quanto sia inconsistente la sicumera con cui il presidente dell’Autorità portuale, Paolo Costa, e il suo sodale della Venezia terminal passeggeri, Sandro Trevisanato, liquidano la possibilità di incidenti nel cuore della città e in laguna. Per non andare alla deriva senza motori – aggiunge – la Zenith ha dato fondo alle ancore tra Porto Levante e Chioggia: cosa succederebbe se un incidente analogo avvenisse in Bacino di San Marco oppure con la nave da crociera in coda nel Canale dei Petroli tra una petroliera, una chimichiera, una porta carbone, come vorrebbero Costa e il sindaco, Giorgio Orsoni, con le loro proposte?».

      Per i “No grandi navi” il decreto Clini – Passera va applicato da subito e qualche critica va anche al ministro dell’Ambiente Andrea Orlando.
     

«Non ci ha voluti incontrare – conclude – ma se l’avesse fatto gli avremmo detto che istituzionalmente è inaccettabile che il 25 luglio, se quella è la data ultima, si decida solo tra le proposte che incidentalmente oggi sono sul tavolo».

      Molto critico sulla linea dei “No navi”, il capogruppo dell’Udc in Consiglio comunale, Simone Venturini, il quale ritiene che la polemica sia strumentalizzata.
      «Il punto di partenza – afferma – di qualsiasi discussione sul tema delle grandi navi deve essere il seguente: possiamo permetterci di perdere un settore strategico come quello crocieristico a causa di una discussione spesso superficiale o a causa di uno scontro tra tifoserie? Io credo di no. Venezia, nell’attuale situazione economica, non può rinunciare al settore crocieristico. Sarebbe una scelta folle e chiunque sostiene questa ipotesi dovrà risponderne a migliaia di lavoratori, alle loro famiglie e all’intero tessuto economico della provincia».
      Venturini fa parte delle cosiddette “colombe”, coloro che non intendono buttare il bambino con l’acqua sporca. Una visione abbastanza condivisa in una città toccata dalla crisi forse meno di altre, ma pur sempre con gli indici economici in calo.
      «Venezia – puntualizza – non rischia di crollare a causa della crociere. Rischia però di collassare a causa dell’assenza di lavoro e di prospettive occupazionali, in terraferma e in centro storico. Si trovi pertanto una soluzione tecnica – conclude – che garantisca la tutela della città storica, il ruolo di Home port a Venezia, che non faccia scappare le compagnie armatoriali e che valorizzi gli investimenti già fatti in Marittima. Nel frattempo, si eviti di mettere in discussione l’arrivo e la partenza della navi da crociera».

 

 

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