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Nuova Venezia – Grandi opere e project: l’indagine veneta

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

26

giu

2013

 

Dopo lo scandalo Baita, insediata la commissione d’inchiesta.

Il presidente Fracasso: «Non guarderemo in faccia nessuno»

VENEZIA – Se il denaro non ha odore, ha certamente un destinatario e quando si tratta di quattrini pubblici, provenienti dalle tasche dei contribuenti, decenza vuole che i sospetti circa la loro destinazione (spontanei in un Paese devastato dall’illegalità) vengano fugati. Muove i primi passi la commissione d’inchiesta sui lavori pubblici in Veneto. La legge che l’ha istituita, approvata dall’assemblea di Palazzo Ferro-Fini sull’onda dello scandalo Baita-Mantovani, assegna ai commissari due obiettivi: verificare nel dettaglio l’aggiudicazione e la realizzazione delle opere di competenza regionale (procedure, costi, tempi di affidamento) con particolare riguardo a quelle eseguite attraverso il project financing; e rivisitare i rapporti intercorsi tra le società partecipate, gli enti e i soggetti che hanno domicilio fiscale all’estero e sono fornitrici di beni e servizi. Il tutto, in un arco temporale che va dal 2005 a oggi. La commissione, che si riunirà con cadenza settimanale, è composto da nove consiglieri: Giancarlo Conta, Giovanni Furlanetto, Cristiano Corazzari, Carlo Alberto Tesserin e Moreno Teso per la maggioranza; Gustavo Franchetto, Pierangelo Pettenò e Antonino Pipitone per l’opposizione; a presiederla è Stefano Fracasso del Pd. Avrà sei mesi di tempo (raddoppiabili) per fare chiarezza sulla fitta rete di business che ha scandito l’amministrazione del Veneto nell’età galaniana e in questo scorcio di presidenza Zaia. La seduta inaugurale, in mattinata, è stata dedicata alla definizione del cronoprogramma di lavoro: «Vogliamo stilare una mappa delle stazioni appaltanti, società e direzioni regionali, per poi costruire una geografia dei lavori pubblici e dei soggetti interessati», fa sapere Fracasso. Toni prudenti mentre trapela una prima ipotesi di lavoro. L’idea è di concentrare le energie su due fronti sensibili: gli appalti più ingenti (Passante di Mestre, Mose di Venezia, Pedemontana, nuovi ospedali) e quelli, di minore entità ma più numerosi, affidati in via diretta senza gara. In tal senso, sarà avviato uno scambio d’informazioni con il nucleo ispettivo interno di Palazzo Balbi, istituito a suo tempo dalla giunta per svolgere un controllo di legittimità sugli atti amministrativi e coordinato dal segretario generale alla programmazione, Tiziano Baggio. Ma non si tratterà soltanto di una revisione tecnico-contabile. I retroscena investono l’intreccio tra politica e affari in una lunga stagione dominata dalla figura di Giancarlo Galan. Claudia Minutillo, la sua ex segretaria, figura tra gli imputati nell’inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Venezia e lo stesso Piergiorgio Baita – fortemente sospettato di aver dispensato tangenti al sistema dei partiti in cambio di appalti – ha mantenuto lunghi e intensi rapporti di collaborazione con l’ex ministro pidiellino. Non solo centrodestra: tra gli affaire dell’ultimo decennio spiccano i fondi neri della società Autostrada Venezia-Padova, ennesima vicenda di mazzette che ha travolto l’amministratore delegato Lino Brentan, esponente del Pd. «Abbiamo ben chiari i compiti e i limiti del nostro mandato», replica Stefano Fracasso «non intendiamo sovrapporci all’autorità giudiziaria né alla magistratura contabile, tuttavia rappresentiamo il Consiglio e vogliamo esercitarne fino in fondo il ruolo di controllo, senza guardare in faccia nessuno. Guardiamo a un precedente immediato e positivo, quello della commissione d’inchiesta sull’Arpav, che ha svolto correttamente il suo lavoro con esiti positivi per l’istituzione e per la comunità veneta».

Filippo Tosatto

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