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Gazzettino – Venezia. “Grandi navi, decide il Comune”

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

27

giu

2013

LE ISTITUZIONI  – Il sindaco sempre più fermo: «Quest’ultimo incidente ha mostrato che Marghera è l’alternativa più immediata»

L’assessore Bettin: «Il ministro dell’Ambiente si rimette alla sovranità locale, ma che sia sovranità vera»

«La vicenda della Zenith ha mostrato come l’utilizzo delle banchine di Porto Marghera per ospitare anche le navi passeggeri sia una soluzione fattibile e attuabile in breve tempo».

Il sindaco Giorgio Orsoni torna sull’argomento grandi navi all’indomani del recupero della “Zenith” (47mila tonnellate di stazza, quindi appena al di sopra del limite delle 40mila previste dal decreto Clini-Passera) e dopo che la nave è passata senza grossi problemi lungo il canale dei Petroli.

«Se il passaggio in una fase di emergenza non ha creato problemi – ha aggiunto – vuol dire che si può fare. Il ministro Orlando mi ha fatto un’ottima impressione e ha ragione quando dice che la volontà deve partire dalla città mi trova d’accordo. Noi come comune ce la metteremo tutta per cercare una soluzione condivisa, ma spetta al Comune decidere su cosa è bene per la città».

Tuttavia, nonostante l’ostilità del porto, il quale ritiene che la scelta di Marghera sia impraticabile per motivi di sicurezza, Orsoni ha detto che la sua scelta per un’alternativa transitoria è proprio Marghera.

«Il 25 luglio – ha sottolineato – non andremo all’incontro con il Governo a mani vuote. Stiamo facendo, con le nostre risorse interne, uno studio completo sulla fattibilità dell’idea che porteremo a Roma, possibilmente anche prima di quella data».

L’assessore all’Ambiente, Gianfranco Bettin, è ovviamente sulla medesima lunghezza d’onda e ritiene che scelte di capitale importanza, quale questa,

“non debbano essere sottratte alla sovranità della città”.

Bettin ha ricordato come, attraverso l’iniziativa del sindaco e del Consiglio comunale, si sia fortemente ribadita la volontà di dire una parola risolutiva sullo scottante argomento, anche in considerazione di quanto dichiarato l’altro giorno dal ministro dell’Ambiente, che aveva rinviato proprio in sede locale la soluzione della questione.

«Apprezziamo – ha dichiarato Bettin – la sottolineatura sulla sovranità politica della comunità locale, ma ribadiamo però che questa deve essere una sovranità vera e cogente, poiché se è limitata solo all’espressione della volontà, ma la competenza per legge è di altri, il nostro rimane solo un esercizio politico, seppure importante».

L’assessore ha puntualizzato quindi i vincoli che il Consiglio comunale ha dato sulla questione delle grandi navi, cioè il rispetto del decreto Clini Passera e nessun impatto devastante sulla laguna.

“Aggiungo anche un’altra questione e cioè: esiste un problema di limiti alla grandezza delle grandi navi oppure no? Perché ora in laguna, a pochi metri da San Marco, passano navi che sono tre, quattro volte più grandi del Titanic, con evidenti rischi».

 

L’AVARIA DELLA ZENITH

Avaria alla Zenith e grandi navi, l’altolà del prefetto.

Cuttaia: «Occorre riflettere, ogni scelta tenga conto di quanto successo martedì»

Notte da incubo per i 1.672 passeggeri ripartiti da Marghera solo all’alba

L’avaria della “Zenith” andrà studiata, anche per valutare meglio i rischi del traffico crocieristico in laguna. Lo ha detto il prefetto, Domenico Cuttaia, che ora attende le «valutazioni della Capitaneria di porto, da trasmettere poi agli organi centrali. É giusto che da un’esperienza importante come questa si acquisiscano tutti gli elementi utili per prendere una decisione». La nave ha attraccato a Marghera solo a mezzanotte e mezza. I passeggeri, stremati, sono stati trasportati in aereoporto per rientrare in Spagna.

Un’inchiesta tecnico-amministrativa per capire le origini dell’incendio sviluppatosi nella sala macchine della “Zenith”, che ha mandato in avaria il motore. Gli esperti della Capitaneria di Porto di Venezia si sono messi subito al lavoro. Ieri mattina hanno ascoltato gli ufficiali e il comandante di macchina della nave della compagnia spagnola Pullmantur. Poi è toccato agli ispettori alla sicurezza della navigazione salire a bordo della Zenith per una prima verifica dei luoghi. Tra gli obiettivi dell’inchiesta, individuare eventuali negligenze all’origine dell’incendio.

 

A BORDO  «Situazione difficile senza corrente elettrica e per alcune ore al buio»

L’EMERGENZA – Ca’ Corner ha coordinato le fasi del recupero della nave da crociera

I rimorchiatori restano in emergenza. La nave deve essere tenuta incollata a riva

Sono state trenta ore di lavoro ininterrotto per i molti soccorritori che hanno contribuito a recuperare la nave Zenith e impedire che passeggeri ed equipaggio rimanessero in mare aperto in balìa delle onde. Anche ieri, nonostante la Zenith si trovasse in banchina legata a solidi cavi, l’emergenza non si è potuta considerare cessata. Senza motori in grado di funzionare almeno per azionare servizi minimi come i verricelli, la nave non è infatti da considerarsi autosufficiente, tanto che sarebbe impossibile per l’equipaggio compiere anche un’operazione di routine come la sostituzione dei cavi in caso di colpi di vento. Quindi, anche sui terminali di Vecon, l’emergenza è continuata tutto il giorno, con il personale della Capitaneria di porto (l’autorità marittima) a coordinare le operazioni.
Particolarmente delicato il lavoro dei rimorchiatori della Panfido, che dopo aver agganciato la nave in mare e averla trainata fino alle acque sicure di Porto Marghera, sono stati impegnati almeno fino alla tarda serata di ieri. Anzi, invece di quattro ce n’erano tre: due in operatività e uno a disposizione nel caso si verificasse un’emergenza.
I due rimorchiatori sono appoggiati alla fiancata della nave in fase di spinta e così facendo la tengono “incollata” alla riva fungendo in pratica da motori esterni. È interessante sapere come hanno fatto notare anche dalla Capitaneria, che i motori sono rimasti accesi ininterrottamente per un giorno e mezzo e potrebbero rimanere così per molti altri giorni ancora.
Capitaneria ed equipaggio, assieme stanno facendo le verifiche tecniche per vedere se la nave è in grado di alimentarsi per avere i servizi essenziali di bordo e far quindi cessare l’emergenza: ieri sera ispettori e tecnici erano ancora a bordo.
Al momento, infatti, a fornire energia elettrica sono alcuni gruppi elettrogeni esterni che sono stati posizionati in banchina.

 

Il prefetto: «Incidente che fa riflettere»

Cuttaia: «Un episodio che ci deve aiutare a prendere le decisioni giuste in tema di grandi navi»

Un «caso grave di incidente», fortunatamente risoltosi senza danni. E un’«esperienza importante» per Venezia e la sua macchina della protezione civile, «da cui trarre tutti gli elementi di valutazione possibile per poi prendere delle decisioni» anche sul futuro delle grandi navi in laguna.

Così, il giorno dopo l’avaria della “Zenith”, il prefetto Domenico Cuttaia non si sottrae alle domande su cosa sarebbe potuto accadere se la nave da crociera si fosse fermata in mezzo al Bacino di San Marco o nel canale della Giudecca, a ridosso delle case.

«Non sono un tecnico – ha risposto il prefetto -. Ma attendo dalla Capitaneria di porto le valutazioni tecniche a riguardo, da trasmettere poi agli organi centrali. É giusto che da un’esperienza importante come questa si acquisiscano tutti gli elementi utili per poi valutare il dafarsi».

Insomma le disavventure della “Zenith” contribuiranno a chiarire il quadro sui rischi di questo traffico lagunare, tanto importante quanto contestato.
Intanto la Prefettura si gode la soddisfazione di un’emergenza superata brillantemente. Cuttaia non nasconde le difficoltà della lunghissima giornata: iniziata alle 4.20 del mattino, quando la nave al largo di Chioggia ha lanciato il segnale d’allarme, finita alle 5 del mattino del giorno dopo, quando è partito l’ultimo dei cinque voli charter con a bordo gli sfortunati crocieristi.

«Ci sono stati momenti in cui ci siamo preoccupati davvero – ha rivelato il prefetto – Il guasto era importante. E il disagio è stato grande, perché in una nave senza energia i passeggeri non potevano stare nelle cabine, non era possibile cucinare pasti caldi e poi è calato il buio».

Per tutto il pomeriggio la protezione civile si è preparata all’arrivo dei 1.672 passeggeri (tutti spagnoli, tranne 200 giapponesi) e i 603 membri dell’equipaggio, con tanto di riunione serale a cui hanno partecipato proprio tutti: forze dell’ordine, sanitari, volontariato.

«Avevamo studiato due possibili strade – ha raccontato il prefetto – l’imbarco immediato sugli aerei per il rientro in Spagna o una sistemazione alberghiera che, grazie a Federalberghi, avevamo trovato a Jesolo, a Mestre non era possibile».

Alla fine si è optato per la prima soluzione: sono stati trovati una trentina di pullman e organizzati otto charter per la Spagna (uno da Bologna, gli altri da Tessera), mentre in albergo sono stati sistemati solo i 200 giapponesi.
La nave è arrivata a Marghera a mezzanotte e mezza, dopo una lentissima navigazione al traino dei quattro rimorchiatori.

«É stata un’operazione tecnica molto complessa – ha sottolineato Cuttaia – E il momento più difficile è stato proprio l’ingresso in banchina, ma è andato tutto bene. Noi eravamo schierati per ogni evenienza, c’erano anche i sommozzatori. Tra porto e aeroporto, avevamo mobilitato 200 persone».

Complicate anche le operazioni di sbarco da una nave completamente al buio, finite dopo le tre di notte, con i vigili del fuoco impegnati ad accompagnare i crocieristi con le torce per le scalette.

«Erano tutti esausti e anche arrabbiati, ma trovare l’assistenza li ha un po’ rasserenati – ha concluso il prefetto – Alla fine ci ha ringraziato anche il console di Spagna».

 

L’ASSISTENZA – Cibo e ristoro prima di salire sui bus

SCHIAVON (AJA)  «Una macchina ben rodata»

IL PIANO – E gli hotel di Jesolo hanno messo a disposizione subito 650 stanze

(g.b.) Pronti in meno di un’ora ad accogliere 1100 persone. È stata questa la risposta della città alla richiesta della Prefettura che agli albergatori jesolani, martedì sera, ha chiesto la disponibilità ad ospitare gran parte dei passeggeri che su trovavano a bordo della “Zenith”. E da Jesolo la risposta non si è fatta attendere. In tutta fretta l’Aja, l’Associazione albergatori della città, ha allestito una vera e propria «unità di crisi» capace di dare le prime risposte in mezz’ora mettendo a disposizione 650 camere rimaste poi inutilizzate visto che tutti i passeggeri una volta a terra sono stati trasferiti all’aeroporto di Tessera per tornare in Spagna. «Abbiamo ricevuto la richiesta della Prefettura alle 19.30 – spiega Massimiliano Schiavon, presidente degli albergatori – e alle 20 abbiamo dato la certezza di poter accogliere 1100 naufraghi. Appena ricevuta la richiesta abbiamo richiamato in servizio il personale dell’Associazione visto che ormai gli uffici erano chiusi. Assieme agli addetti di un’agenzia di viaggio abbiamo avviato tutte le procedure necessarie per reperire le camere richieste, trovando tra l’altro un’immediata disponibilità da parte dei nostri soci». Schiavon sottolinea quindi la rapidità della categoria nel garantire una disponibilità di camere così elevate: «La macchina organizzativa che abbiamo allestito in pochi minuti è stata perfetta: si è trattato di un’unità di crisi preparata in tutti i suoi aspetti». Due i fattori, inoltre, che hanno spinto la Prefettura a rivolgersi a Jesolo bypassando anche altre località come la stessa Venezia: «La presenza di numerosi alberghi (oltre 300) – conclude il presidente dell’Aja – e il fatto di aver già dato la stessa disponibilità un anno fa in occasione delle alluvioni avvenute in Veneto».

 

Un incubo durato 24 ore. All’alba il rientro in aereo

Tutto è finito alle 4.45 del mattino, quando ormai iniziava ad albeggiare su Venezia. In pratica 24 ore dopo il principio d’incendio che aveva fatto scattare l’allarme e il piano di emergenza a bordo della Zenith. L’ultimo charter che ha riportato in Spagna i passeggeri della sfortunata avventura è decollato alle 4.45 dalla pista del Marco Polo con la benedizione del console spagnolo in Italia giunto da Milano e che per tutto il giorno ha seguito da vicino le operazioni di soccorso della nave battente bandiera maltese dell’armatore Pullmantur.
Una giornata lunghissima per i passeggeri fatta di attese e spostamenti dalla nave ad un bus e dal bus all’aereo. A mezzanotte e 40 la nave è riuscita ad attraccare al terminal “Liguria” della Vecom a Porto Marghera alla fine di via dell’Azoto dopo un lungo e problematico traino dei quattro rimorchiatori reso difficile anche dal mare agitato e dalla corrente che ha ritardato e creato ostacoli alle operazioni di soccorso soprattutto all’ingresso del canale Ovest dove era buio pesto.
A Marghera tutto era pronto per l’accoglienza: la grande macchina operativa messa a punto dalle forze dell’ordine, dalla stessa Vecom, Autorità Portuale, Guardia Costiera, Vigili del Fuoco, società che operano nell’ambito aeroportuale (dagli scaricabagagli, una trentina, agli addetti all’installazione dei bagni chimici, hostess, elettricisti) e Save, su richiesta dell’armatore, ha consentito ai 1.672 naufraghi di potersi sfamare (comprati tramezzini e panini a volontà, oltre bibite di ogni genere), rigenerarsi e quindi salire ciascuno su uno dei 23 bus turistici che da oltre un’ora aspettavano i loro passeggeri in transito per trasferirli allo scalo di Tessera dove han trovato senza problemi le tremila valigie che erano a bordo della Zenith.
I pullman avevano fatto il loro ingresso, puntualissimi, uno dopo l’altro, alle 23.30 dal varco della Dogana del porto commerciale. La Zenith quando ormai è passata da un pezzo la mezzanotte fa il suo ingresso a Marghera, serve più di una manovra per garantire l’attracco in sicurezza, me le operazioni si concludono con successo. I passeggeri sono impazienti di scendere. Ma tutto avviene nel massimo ordine. Uno alla volta i bus escono dalla dogana e partono per il breve viaggio verso il Marco Polo dove i charter giunti dalla Spagna stanno attendendo i naufraghi. Il primo gruppo giunge in aerostazione all’1.40. Il primo dei cinque voli decolla alle 3.08, l’ultimo alle 4.45. Ma grazie al personale Save, a quello degli handler e ai bar rimasti aperti per offrire un caffè e qualcosa di caldo ai passeggeri in attesa dell’imbarco, anche al Marco Polo tutto fila liscio e alle 4.10 lo scalo veneziano è già pronto e in ordine ad accogliere i passeggeri per i primi voli di linea del mattino. Una parte dei passeggeri della nave, circa 350, sono stati trasferiti a Bologna dove sono partiti con un volo per Barcellona, sempre predisposto dalla Paullmantur.
Viaggio sfortunato per i passeggeri spagnoli, esame a livello di logistica e organizzazione per operazioni di soccorso pienamente superato invece da Venezia.

 

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