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VENEZIA – L’accordo di massima tra il pubblico ministero e gli avvocati Renzo Fogliata, Fulvia Fois e Carlo Augenti sembra raggiunto, manca solo l’ufficializzazione formale, cioè la richiesta del rappresentante della Procura al giudice. I tre indagati usciti per primi dal carcere per la vicenda «Mantovani spa», William Colombelli, Nicolò Buson e Claudia Minutillo, dovrebbero patteggiare una pena che varia da un anno e due mesi, per il contabile padovano dell’impresa di costruzioni, e un anno e quattro mesi per gli altri due. Per quanto riguarda Piergiorgio Baita, invece, i suoi difensori, gli avvocati Enrico Ambrosetti e Alessandro Rampinelli, sono ancora alle prese con le decine di faldoni da leggere e consultare prima di formalizzare la richiesta di patteggiamento o rito abbreviato (per il primo ci vuole l’accordo con l’accusa, mentre per il secondo basta la richiesta al giudice per fissare l’udienza). L’unica cosa certa è che non vogliono finire davanti al Tribunale – il processo è fissato per il 7 ottobre – dove rischiano una pena pesantissima per associazione a delinquere e frode fiscale. Tra l’altro l’ingegnere ed ex presidente Mantovani nel capo d’imputazione è indicato come ideatore e organizzatore della «banda» mentre gli altri sono semplici partecipi. Ma Baita e i suoi difensori devono pensare anche al domani. Con patteggiamenti e rito immediato, infatti, l’inchiesta non è conclusa. Gli investigatori del Nucleo di Polizia tributaria di Venezia e Padova stanno lavorando a pieno ritmo sulla base delle dichiarazioni di Minutillo e Buson e delle conferme a precisazioni arrivate da Baita sull’utilizzo di quei sei milioni e mezzo di fondi neri creati grazie alla fatturazione fasulla. Probabile, dunque, che già in autunno non manchino ulteriori sviluppi e che, di conseguenza, piovano nuove accuse sulla testa di Baita. Non è escluso che possa accadere lo stesso anche per Claudia Minutillo, che ha strettamente collaborato con l’ingegnere, addirittura ricoprendo l’incarico di amministratore delegato di «Adria Infrastrutture» e grazie al suo precedente ruolo di braccio destro dell’ex governatore del Veneto Giancarlo Galan, soprattutto per quanto riguarda i rapporti con le pubbliche amministrazioni per ottenere appalti e lavori. Insomma, saranno posti sotto una particolare lente d’ingrandimento le relazioni con pubblici amministratori, politici e funzionari, di alcuni ministeri romani e di alcuni enti locali veneti e non. I nuovi accertamenti potrebbero far scattare altre accuse in particolare nei confronti di Baita e Minutillo e di conseguenza potrebbe arrivare una seconda condanna, che aggiunta alla prima, potrebbe superare i due anni di reclusione coperti dalla sospensione condizionale della pena. Anche per questo gli avvocati erano in attesa della conclusione del Consiglio dei ministri di ieri, che ha approvato il decreto per svuotare le carceri e che, ad esempio, alla vigilia sembrava aprire le porte del carcere per gli arresti domiciliari anche a chi viene condannato ad un pena di quattro anni di reclusione .

Giorgio Cecchetti

 

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