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Menarè, il comitato dei cittadini scrive al sindaco: no all’edificazione selvaggia

«Se le vere finalità non sono le opere pubbliche, Zambon dovrebbe unirsi a noi»

CONEGLIANO  – Centro commerciale sul Menarè: deciderà il Consiglio di Stato. Il comitato di cittadini che dal 2004 combatte per scongiurare l’edificazione della nuova struttura sta pensando di ricorrere all’ultimo organo di giudizio, dopo la bocciatura del ricorso da parte del Tar. In quattro, ieri, hanno scritto al sindaco di Conegliano, Floriano Zambon, annunciando l’intenzione di proseguire nella battaglia legale, e chiedendo al primo cittadino come mai la diffida alla ditta Tonon, perché inizi le opere di “pubblica utilità” tra Conegliano, Colle Umberto e Vittorio, sia arrivata con un ritardo di oltre due anni.

«A questo punto è evidente che le opere di pubblica utilità non erano primarie rispetto al centro commerciale»,

spiega Angelo Zanin, uno dei ricorrenti,

«bensì funzionali allo stesso. Si è visto infatti che, finché quest’ultimo è rimasto in sospeso a causa delle vertenze legali, nemmeno le opere sono state fatte».

I firmatari della lettera al sindaco, tre cittadini di Conegliano e uno di Colle Umberto, vedrebbero di buon occhio la messa in sicurezza dell’incrocio del Menarè, l’isola pedonale, la nuova rotatoria e i nuovi punti luce: opere, però, che non devono essere completate solo in funzione del futuro centro commerciale. Quei lavori, infatti, costituivano gli elementi portanti dell’accordo di programma sottoscritto dai tre Comuni, Provincia e Regione, e la condizione primaria per poterlo applicare.

«Ora siamo ad una svolta», scrivono i cittadini, «e stiamo per decidere se ricorrere al Consiglio di Stato contro l’ultima sentenza del Tar, opposta rispetto alle sentenze precedenti a noi favorevoli. Se veramente il sindaco si è redento sulla via di Damasco, prendendo atto che le vere finalità di quell’accordo di programma non sono le opere pubbliche, ma la realizzazione del centro commerciale, perché non si unisce a noi dandoci una mano per ricorrere contro quell’accordo?».

Insomma, prima le strade o i negozi? Per il comitato, la scelta non si pone, e anche il sindaco deve schierarsi apertamente a favore delle prime. Non si tratterebbe, peraltro, solo di un nuovo centro commerciale: l’area dell’ex Istituto professionale per l’Agricoltura sarebbe coperta da circa dieci ettari di cemento, comprendenti un hotel e un impianto di distribuzione carburanti. A sostenere la battaglia del comitato c’è anche il Movimento Cinque Stelle di Vittorio Veneto, che si augura una sentenza come quella per il traforo di Sant’Augusta, bocciato dal Consiglio di Stato.

Andrea De Polo

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