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Gazzettino – Marghera. Cardin “spegne” il Palais Lumiere

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

29

giu

2013

LA RETROMARCIA – L’annuncio choc dato ieri sera dal nipote di Pierre Cardin. «Scelta inevitabile perché a due anni e mezzo dalla presentazione dell’iniziativa – spiega i Rodrigo Basilicati – manca l’approvazione formale di un accordo con tutte le amministrazioni pubbliche coinvolte».

MARGHERA – Sfuma l’ambizioso progetto. Orsoni: «Me l’aspettavo», Zaccariotto: «Ingenerosi»

La società Concept Creatif recede dall’accordo, annullate le opzioni di acquisto dei terreni

LE REAZIONI – Se il sindaco Orsoni ammette che se l’aspettava, la presidente della Provincia Zaccariotto giudica ingeneroso il giudizio che Basilicati dà sugli enti locali: «Abbiamo fatto di tutto per spianare la strada alla Torre. Forse sotto questa decisione c’è dell’altro».

LE REAZIONI – Il sindaco: «Avevo dei dubbi»

Il progettista Basilicati ha inviato ai proprietari dei terreni il recesso dall’opzione di acquisto. Ieri l’annuncio a Orsoni

Addio Torre, Cardin si ritira dal suo “sogno”. Annullati i contratti

Adieu mon cher. Il sogno del Palais Lumière in riva alla laguna di Venezia si è appassito come le tre calle nel vaso del salotto a Parigi che avevano ispirato a Pierre Cardin l’idea di costruire un grattacielo alla Star Trek da 255 metri di altezza, con alberghi, ristoranti, bar, centri congressi, multisale cinematografiche, impianti sportivi, l’Università della moda e 1500 appartamenti di super lusso da 20 milioni di euro l’uno alla portata dei più ricchi del mondo. Un investimento da due miliardi e passa di euro.
Concept Creatif, il gruppo dello stilista italo francese, ha comunicato ieri sera al sindaco Giorgio Orsoni che recede dalla bozza di accordo di programma del 21 dicembre 2012 sottoscritta con le istituzioni locali. Il Palazzo della Luce si spegne, così come un abat-jour, lasciando Marghera nella notte più buia del degrado, proprio e stranamente nello stesso giorno in cui il presidente del Porto, Paolo Costa, ha profetizzato nuove magnifiche e portuali sorti per l’immensa area industriale in riva alla laguna di Venezia. Del resto gli addetti ai lavori già lo sapevano da ieri mattina che Rodrigo Basilicati, amministratore delegato del gruppo di Cardin, ingegnere sviluppatore del progetto e nipote di zio Cardin, stava inviando a tutti i proprietari dei terreni opzionati l’avviso del recesso dai preliminari sottoscritti in questi mesi: si tratta delle aree necessarie a raggiungere i 20 ettari che sarebbero serviti all’operazione e della pagoda dei Marinese al Vega parco scientifico che sarebbe dovuta diventare la Città della musica e che invece, per qualche mese, ha ospitato la mostra permanente del progetto avveniristico dello stilista italo francese e del simpatico nipote con freschissima laurea in ingegneria ma vastissimo repertorio di idee, al pari di quella di vendere in giro per il mondo i mobili disegnati per il Palais Lumière, come se già esistesse. I proprietari dei terreni sono rimasti a bocca aperta perché proprio in questi giorni erano pronti con gli avvocati a concedere la proroga di altri 6 mesi richiesta proprio da Basilicati. Il sindaco Giorgio Orsoni, laconico, ha commentato che «qualche dubbio ce l’avevo da tempo, visto che non avevano ancora acquistato i terreni», ma poi si è anche scagliato contro «il conservatorismo e la visione per il no all’innovazione a Venezia di certi ambienti romani che hanno avuto il loro peso» e ha concluso sostenendo che «ha pesato la diffidenza degli stranieri nei confronti della nostra burocrazia». Il Comune, ha concluso il sindaco «ha sempre fatto tutto quello che doveva: francamente mi dispiace che questa cosa finisca così».

 

LE RAGIONI DEL DIETROFRONT  «Mancava un accordo con le amministrazioni»

«Abbiamo dovuto recedere dalla Bozza di Accordo di Programma del 21 dicembre 2012 sottoscritta con le Autorità locali per la realizzazione a Marghera del Palais Lumière» ha annunciato ieri sera l’amministratore delegato di Concept Creatif, il gruppo dello stilista Pierre Cardin. Rodrigo Basilicati ha spiegato che «la scelta si è resa inevitabile dopo che, a oltre due anni e mezzo dalla presentazione dell’iniziativa, non è stato possibile concludere la procedura con l’approvazione formale di un accordo con tutte le amministrazioni pubbliche coinvolte». L’ingegnere, che è anche nipote dello stilista italo francese, ha ricordato inoltre gli ostacoli procedurali aumentati col tempo «fino alla recente presa di posizione del Ministero dei beni culturali circa la presunta esistenza in zona di un vincolo paesaggistico finora mai fatto valere né applicato a tutti coloro che hanno edificato nella zona». Nel frattempo, ha lamentato Basilicati, sono scaduti i termini dei preliminari per gli acquisti dei terreni che avrebbero dovuto ospitare l’opera. «Abbiamo già investito nel territorio somme ingentissime per realizzare un sogno e contribuire così alla rigenerazione di Marghera. A tutt’oggi non si sono verificate le condizioni minime di certezza di consensi e tempi per proseguire l’attività e continuare a investire le somme ancora più cospicue richiesteci da ogni parte sia per le aree sia per le procedure» conclude Basilicati augurando «alle amministrazioni locali e ai proprietari delle aree di riuscire presto a riqualificare Marghera anche senza l’apporto del nostro entusiasmo».

 

FLAVIO DAL CORSO, MUNICIPALITÀ

«Per la concessione edilizia serviva la proprietà dell’area»

Flavio Dal Corso è a dir poco sorpreso. Era a san Giuliano all’Estate Village e raggiunto al telefono ieri sera non sapeva nulla: «Possono esserci delle complicazioni certo – commenta a caldo il presidente della Municipalità di Marghera – ma alla fine gli enti locali hanno fatto l’impossibile per spianare la strada alla Torre. Persino dichiarando, come ha fatto al Regione, che il progetto era di preminente interesse pubblico. Ma c’è un difetto alla base di tutto – continua Dal Corso – che più volte è stato sottolineato allo staff di Cardin. In Italia per poter avviare i lavori di qualsiasi opera occorre dimostrare di avere la piena proprietà dell’area su cui insiste il progetto, condizione senza la quale non viene rilasciata la concessione edilizia. A quanto mi risulta Cardin ha acquistato solo una parte dei 18 ettari. E non ha neppure – conclude Dal Corso – anticipato i 40 milioni di euro che il Comune gli aveva chiesto a dicembre sia per gli oneri sia per comprare i due ettari di terreno di Ca’ Farsetti».

 

LE REPLICHE – Critici la presidente della Provincia Zaccariotto e l’imprenditore Zanardo

«Giudizio ingeneroso verso gli enti locali»

«Sono amareggiata per questa decisione, ma in quanto presidente della Provincia non ho nulla da rimproverarmi. Come amministrazione abbiamo appoggiato fin da subito il progetto e il sogno di Cardin convinti che fosse una grande opportunità non solo per Marghera. Ora questa doccia fredda e tra l’altro con un giudizio, quello espresso da Basilicati, che trovo per lo meno ingeneroso, nei confronti delle istituzioni locali. Regione, Provincia, Comune, hanno fatto l’impossibile per accelerare l’iter e per superare pastoie e opposizioni». Francesca Zaccariotto, presidente della Provincia, non nasconde disappunto e delusione, ma adombra un sospetto: «Magari le motivazioni che sorreggono questa scelta sono altre. In fin dei conti tre anni fa quando si è cominciato a parlare del Palais Lumière la crisi non era così drammatica. A quanto so il Comune sta ancora aspettando il versamento degli oneri di urbanizzazione. In ogni caso Cardin non poteva pensare che costruire un’opera del genere a Venezia, avesse lo stesso impatto che costruirla a Milano o Parigi. Anzi l’unicità del paesaggio lagunare andava ad esaltare l’unicità della Torre». «Per tanto – conclude Zaccariotto – se Cardin preferisce andare altrove sarebbe stato più giusto che avesse ringraziato chi ha lavorato e si è adoperato in tutti i modi per lui».
Rincara la dose Damaso Zanardo, noto imprenditore veneziano della logistica, componente di Confindustria Venezia, nonché uno dei proprietari delle aree nei pressi di via delle Macchine che il gruppo di Cardin aveva opzionato per costruire il Palais Lumière :«Sono tutte assurdità le affermazioni di Rodrigo Basilicati». E sbotta: «Basilicati ha opzionato le aree 9 mesi fa e le ultime le ha opzionate il 17 giugno scorso. Noi privati eravamo già tutti d’accordo per la proroga che ci aveva richiesto e proprio in questi giorni avremmo dovuto firmare assieme. Non so cosa sia successo ma sicuramente non è colpa delle istituzioni. Anzi, proprio Regione e Comune aspettavano a giorni la risposta di Basilicati per firmare l’accordo di programma definivo. E la commissione Via regionale aspettava da tempo la presentazione del progetto per poterlo valutare». E allora? «Allora dicendola francamente non si è mai visto che un progetto di uno spessore simile venga portato in ogni sede ancora prima di possedere tutti i diritti sulle aree. E dire, come sta facendo Basilicati, che recede per colpa degli ostacoli che si sarebbero creati a Venezia non è accettabile nei confronti della città che, attraverso anche associazioni e organizzazioni nate spontanee, hanno sostenuto e sostengono tuttora il progetto. È più corretto ammettere che il progetto industriale non ha una base economica per essere portato avanti. Ma venezia ha dimostrato e dimostrerà che anche progetti di un tale spessore ed impatto sono possibili. Domani più di ieri».

 

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