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Gazzettino – Venezia. Mose, finisce l’epoca di Mazzacurati

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

29

giu

2013

Il Consorzio Venezia Nuova cambia. L’ex sottosegretario Mauro Fabris al posto del presidente dimissionario

LA SCELTA – Problemi di salute alla base della decisione di lasciare

IL DOPPIO INCARICO – Il Consiglio direttivo ha voluto sdoppiare le deleghe di vertice

Mose, finisce l’era Mazzacurati

Il presidente si dimette dopo 31 anni dal Consorzio Venezia Nuova. Al suo posto Mauro Fabris

Un comunicato stampa stringato per annunciare le dimissioni dalla presidenza del Consorzio Venezia Nuova di Giovanni Mazzacurati, 81 anni, per motivi di salute “che non gli consentono di proseguire nella sua opera”. Il Consiglio direttivo del Consorzio Venezia Nuova ha preso atto ieri pomeriggio con rammarico della decisione, ringraziandolo «per il lungo e appassionato impegno profuso per la realizzazione delle opere per la salvaguardia di Venezia e della sua laguna, in primo luogo il Mose». Al suo posto sono stati nominati Mauro Fabris come presidente e Hermes Redi come direttore generale.
Con il ritiro di Mazzacurati finisce un’era lunga 31 anni, che ha visto alternarsi le battaglie tra contrari e favorevoli del Mose, sullo sfondo di accesi dibattiti politici locali e nazionali, fino all’approvazione della più grande opera di salvaguardia mai realizzata, che finora è costata quasi 5 miliardi di euro.
Laureatosi a Padova in ingegneria idraulica, dal 1955 al 1959 opera nell’azienda di famiglia “Mazzacurati”, realizzando opere di difesa costiera nel delta del Po, di bonifica in Sardegna e alcune strade provinciali.
Dal 1959 al 1983 è direttore generale del Gruppo “Furlanis” di Portogruaro, per cui segue importanti opere, in Italia e all’estero, tra cui numerose tratte autostradali e provinciali, centrali termoelettriche, opere aeroportuali e marittime, opere idrauliche (dighe in Sardegna, a Chiauci e sul Panaro, a Modena, la biconca di Voltagrimana sul fiume Po, la grande diga del Sokoto a Bakalori Nigeria e le relative opere di bonifica).
Nel 1975 il Ministero dei Lavori pubblici indice un appalto concorso internazionale per la progettazione e la realizzazione degli interventi per l’abbattimento delle acque alte per la laguna di Venezia. Partecipano parecchie ditte che presentano le loro ipotesi progettuali, ma nessuna soddisfa pienamente il ministero, che nel 1978 decreta che l’appalto è senza vincitori. Ma nello stesso tempo vengono acquisiti i progetti e si apre la strada per l’affidamento diretto a ditte che per competenze tecniche diano garanzie adeguate.
E nell’83 Mazzacurati fonda il Consorzio Venezia Nuova con un primo gruppo storico di imprese, che sono la Società italiana condotte d’acqua spa, la Italstrade, la Fincosit e la Maxi imprese di costruzioni spa e che avevano partecipato all’appalto concorso e ne diventa direttore. L’anno successivo il Consorzio diventa il concessionario unico del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la realizzazione degli interventi per la salvaguardia e della laguna di competenza dello Stato, in attuazione della legge 798/84, Legge Speciale per Venezia.
Mazzacurati nel 2005, quando il Mose sta diventando realtà, assume anche la carica di presidente. Dal 2004, è inoltre presidente di Thetis SpA. Tra le altre cariche Mazzacurati è Procuratore di San Marco dal 2003, presidente della Fondazione Banca degli Occhi dal 2006, presidente della Fondazione Studium Generale Marcianum dal 2008.

 

IL CONSIGLIO – La ratifica nel direttivo: rappresentate decine di aziende grandi e piccole

LE NOMINE  «Il Consiglio ha deciso in totale autonomia»

La ratifica delle dimissioni di Mazzacurati e la nomina del nuovo presidente e del direttore generale è stata votata ieri dal Consiglio direttivo del Consorzio Venezia Nuova. Un organismo composto, oltre che dal presidente, anche dal vicepresidente Alessandro Mazzi (Grandi Lavori Fincosit) e da otto consiglieri: Duccio Astaldi (Condotte), Romeo Chiarotto (Società consortile Venezia Lavori Covela), Gianpaolo Chiarotto (Mantovani), Omer Degli Esposti (Consorzio Cooperative Costruzioni), Guido Roncalli (Consorzio Grandi Restauri Veneziani), Salvatore Sartero (Gruppo Mazzi scarl), Pio Svioli (Consorzio Veneto Cooperativo Coveco), Stefano Tomarelli (Consorzio ItalVenezia). Gianpaolo Chiarotto è entrato in Consiglio recentemente al posto di Piergiorgio Baita, coinvolto nell’inchiesta sulla presunta maxifrode al fisco. Un Consiglio che riunisce decine di imprese grandi e piccole (solo il Consorzio Grandi Restauri Venezia ne annovera una ventina).

Hermes Redi, è la matricola n. 1 del Consorzio Venezia Nuova dove è rimasto fino al 1989 in veste di Capo Ufficio Studi e Sperimentazioni. Dal 1989 ha collaborato o diretto progetti di carattere ambientale, è stato direttore della Delta Po SpA, coordinando la stesura del Masterplan Acquedottistico per il basso Veneto. Dal 2011, dirige la progettazione di un sistema di 7 dighe nel Kurdistan Iracheno. Dal 1988 al 1991 è stato vicepresidente del Natural Resource management Group dell’Ocse. Ha avuto incarichi anche per il ponte di Calatrava: nel 2000 come coordinatore della sicurezza e nel 2008 come direttore dei lavori dell’ovovia, ancora incompiuta.

Mauro Fabris, è nato a Camisano Vicentino nel 1958. Dal 2009 è Commissario straordinario per le opere di accesso e galleria di base del Brennero. È stato componente della Commissione Lavori Pubblici e Trasporti della Camera dei Deputati. Senatore dal 2001 al 2006, è stato vice presidente della Commissione Lavori Pubblici e Comunicazioni di Palazzo Madama. Deputato dal 1996 al 2001, è stato anche segretario della Commissione Bicamerale di inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Per due volte sottosegretario al ministero dei lavori pubblici e poi a quello dell’industria con delega al Cipe.

LO SCENARIO – Una scelta che blinda le imprese tra inchieste e cantieri da ultimare. Il ruolo politico del nuovo presidente, la conoscenza con Zanda e sullo sfondo le vicende giudiziarie del manager Piergiorgio Baita

Difficile pensare sia stato scelto perché è presidente della Lega di pallavolo femminile di serie A o per aver introdotto (è un suo vanto) il casco obbligatorio nel Codice stradale. Mauro Fabris rappresenta un ritorno al passato, per il Consorzio Venezia Nuova. E con lui il direttore generale Hermes Redi. Quasi una garanzia per le imprese. Una garanzia in un periodo non facile per il Consorzio, in cui c’è bisogno di far andare avanti i cantieri del Mose (la cui ultimazione è prevista nel 2016) con una figura tecnica come un direttore generale, ma allo stesso tempo di garantirsi solidi interlocutori politici, con un presidente che sappia muoversi a livello istituzionale. E, a punteggiare il cielo di qualche nube, mettiamoci pure l’inchiesta giudiziaria sulla presunta frode al Fisco che ha coinvolto Piergiorgio Baita, manager della Mantovani, una delle maggiori imprese del Consorzio, che infatti nel Consiglio direttivo si è subito tutelata sostituendo Baita con Gianpaolo Chiarotto, figlio di Romeo, patròn della Mantovani, che nel medesimo Consiglio siede in rappresentanza del Consorzio Covela. In un momento simile e con un presidente – Mazzacurati – che rassegna le dimissioni per problemi personali, c’era bisogno di una garanzia a doppia mandata e di affidarsi quindi a uomini sicuri e collaudati. Entrambi – Fabris e Redi – c’erano alle origini del Consorzio (Redi addirittura ha la matricola numero 1…). Fabris c’era già nel 1986 come addetto alla comunicazione, quando presidente era Luigi Zanda, oggi capogruppo al Senato del Pd ed (ascoltatissimo) e componente della direzione nazionale del partito. Dopo un po’ Zanda lo sostituì con Franco Miracco e le loro strade si separarono, ma pur se con un passato di centrista molto “articolato” (Dc, Ppi, Ccd, Udr, Udeur e Api…), Fabris è senz’altro benvisto negli ambienti Pd, anche per il suo ruolo come sottosegretario ai Lavori Pubblici nel governo D’Alema tra il 1998 e il 2001. Posto strategico, quello ai lavori pubblici, specialmente per chi, come Fabris appunto, ha avuto anche la delega al Cipe (il “rubinetto” che eroga i soldi per il Mose) sempre come sottosegretario nel 2000, ma all’industria, col governo Amato. E per un presidente del Consorzio Venezia Nuova, sapere a che porte bussare, è quantomai importante. Tenuto conto che il compito delle imprese del Consorzio potrebbe non finire con la conclusione del Mose. In ballo c’è anche la complessa e prolungata fase di gestione del sistema di dighe mobili. Spetterà al ministero decidere come procedere e a chi affidarla. Un ministero in cui il Consorzio – non con la medesima forma societaria, ma su altre basi contrattuali – potrà contare su più di qualche porta aperta.

 

Orsoni: «Credevo avrebbe finito il Mose»

«Ho appreso nel tardo pomeriggio della decisione del presidente di dimettersi. Mi dispiace, so che aveva avuto qualche problemino di salute ma credevo che si sarebbe rimesso presto».
Il sindaco Giorgio Orsoni è rimasto abbastanza sorpreso del fatto che Giovanni Mazzacurati abbia deciso di lasciare l’incarico a capo della creatura che ha contribuito a fondare e che ha portato avanti per trent’anni.
«Ero convinto – prosegue – che avrebbe voluto vedere da presidente il completamento del Mose».
Quanto al nuovo presidente Mauro Fabris, il sindaco non si sbilancia.
«Mauro Fabris, l’ex parlamentare? – commenta – allora mi pare una nomina più politica. Non ho avuto modo ancora di incontrarlo ma ci sarà l’occasione. Intanto, auguri di buon lavoro».

 

L’INTERVISTA – Il presidente uscente: «Il Mose è completato»   «La vicenda Baita? Dolorosa, ma non ha influito»

«Lavoro finito. Lascio, ma solo per la mia salute»

A 81 anni i medici gli hanno detto “stop”. Il cuore può sopportare il peso leggero degli affetti e non quello più greve delle preoccupazioni professionali. Il lavoro di Giovanni Mazzacurati al Consorzio Venezia Nuova è terminato ieri pomeriggio in una riunione del Consiglio direttivo. Dei suoi 81 anni, 31 li ha passati a guidare il pool di imprese che è stato incaricato di realizzare il Mose, un’opera che lui vedrà conclusa solo come semplice “veneziano” e non come presidente. Ma di cui, comunque, non può non sentirsi artefice.
Professor Mazzacurati, come ha vissuto questa “svolta”?
«La vivo sapendo che il lavoro ormai è vicino alla conclusione. Il 90 per cento è terminato e abbiamo portato a termine una serie di opere che tra l’altro abbiamo già sperimentato. Ci sono voluti 31 anni, lunghi anche troppo, costellati di alti e bassi, ma oggi possiamo dire che vediamo la fine dell’opera per la quale è stato costituito il Consorzio».
Però il Mose non si esaurirà con la fine dei lavori. C’è tutta la fase di gestione.
«Per la gestione non è ancora stato deciso nulla, ma non credo che mi avrebbero affidato di seguire anche quella. I medici mi hanno detto di stare riguardato e sinceramente non so se mi sarei potuto occupare anche del “dopo”».
La decisione di nominare Fabris presidente e Redi direttore generale è stata una scelta autonoma del Consiglio direttivo oppure lei ha dato qualche indicazione?
«È stata una decisione del Consiglio».
E la scelta di sdoppiare le due cariche, che lei riuniva dal 2005?
«Ma la mia era una anomalia, una novità. Ho sempre ritenuto di non dover fare il presidente e il direttore generale insieme, ma fu deciso così all’inizio. Ora si è tornati all’origine».
Un ritorno anche nei nomi scelti. Sia Fabris che Redi sono praticamente nati con il Consorzio.
«È vero, li conosco molto bene e sono una garanzia. Nulla da dire sulla loro nomina. Entrambi hanno grande competenza».
Ma secondo lei la nomina di Fabris può avere avuto qualche “benedizione” politica?
«Fabris è una persona che sa gestire molto bene i rapporti con il ministero dei Lavori pubblici, dove tra l’altro è stato anche come sottosegretario. Questa credo sia stata la logica. Era un ruolo che andava colmato, quello di un presidente istituzionale».
I recenti fatti giudiziari, con l’arresto di Piergiorgio Baita, hanno influenzato la sua decisione di lasciare?
«Certamente non è stata una situazione positiva, ma non ha influito minimamente sulla mia scelta».

Davide Scalzotto

FRANCESCA ZACCARIOTTO   «Una persona che ho conosciuto e che stimo molto»

Il presidente della Provincia, Francesca Zaccariotto, saluta con l’augurio di «buon lavoro» la nomina di Mauro Fabris come nuovo presidente del Consorzio Venezia Nuova. Fabris succede all’ingegner Giovanni Mazzacurati, che si è dimesso per motivi di salute.
«Spero che Mazzacurati stia presto meglio – dichiara la Zaccariotto. – in questi anni ho avuto modo di confrontarmi con lui in molte occasioni. Una persona che stimo molto».
Ai nuovi vertici del Consorzio, cioè al presidente Mauro Fabris e al direttore generale Hermes Redi, toccherà portare a termine il Mose.
«Un’opera che aspettiamo da tanti anni – ricorda la Zaccariotto – e di cui la laguna ha bisogno. Per questo auguro buon lavoro al nuovo presidente: c’è bisogno di portare a termine il Mose, per il bene del nostro territorio».
Marco Dori

 

IL NUOVO PRESIDENTE – Dalla galleria ferroviaria del Brennero alle dighe mobili della laguna

«Garantirò i soldi del Mose»

Fabris «Il flusso di finanziamenti è sempre stato assicurato, siamo al traguardo»

Dal 2009 è commissario governativo per la realizzazione della galleria ferroviaria del Brennero. Lo aveva nominato l’allora premier Silvio Berlusconi; il successore tecnico a Palazzo Chigi, Mario Monti, lo conferma. Le infrastrutture hanno sempre interessato Mauro Fabris, 55 anni, vicentino: dal 1998 al 2001, è più volte sottosegretario, prima ai lavori pubblici nel governo D’Alema I, poi alle finanze ed ancora ai lavori pubblici durante il governo D’Alema II, all’industria, con delega al commercio estero e turismo nel governo Amato II. Lunghi trascorsi politici: prima nella Dc, poi nel Ppi, quindi nel Cdu di Buttiglione, e ancora nel Ccd di Casini, passa poi nel Cdr di Mastella poi nell’Udr di Cossiga, aderisce all’Udeur di Mastella che alla fine lascia per aderire al Pdl di Berlusconi.
Mauro Fabris, dai monti al mare…
«I lavori della galleria ferroviaria del Brennero erano fermi da tre anni: la Corte dei Conti aveva bocciato per tre volte l’opera per l’assenza di copertura finanziaria. Nel 2010, la Corte, invece, dà il via libera alla prima delibera (per un valore di 1,5 miliardi) con la quale si riaprivano i cantieri».
Fortuna?
«Diciamo insistenza e presenza nelle stanze giuste. A quella cifra, si è poi aggiunto il cosiddetto finanziamento incrociato: la società autostradale del Brennero partecipa al progetto ferroviario garantendo 550 milioni derivati dai pedaggi».
Adesso avrà a che fare in particolare con il Mose. Perché il Consorzio Venezia Nuova ha scelto lei?
«Diciamo che l’impresa sarà più facile. Per il Brennero ho battuto tutte le porte per recuperare i fondi, anche europei. Per il Mose, invece, da 25 anni c’é la continuità dei finanziamenti da parte dello Stato. Tutti i governi hanno riconosciuto l’importanza della salvaguardia della laguna».
E allora quale sarà il suo ruolo?
«Di garantire la continuità dei flussi dei finanziamenti. Mi tremano i polsi a dover sostituire Mazzacurati».
A che punto sono i lavori del Mose?
«Siamo al traguardo: le paratoie sono state posate alle bocche di porto. Il sistema dovrà ora dimostrare di funzionare. Il lavoro fatto finora è stato ciclopico, se si pensa che siamo in Italia».
E i finanziamenti?
«In gran parte sono già assicurati, anche dall’ultima legge di stabilità varata dal governo Letta. Si tratta di stare allerta affinché governo e Parlamento rispettino le scadenze».
Favorevole o contrario alle grandi navi in Bacino?
«Non ho ancora un’idea precisa, vedrò quando sbarcherò in Laguna».
Dovrà lasciare il Brennero?
«Problema semplice, a fine luglio mi scade il mandato, anche se non mi piace lasciare le cose a metà. Certo, i lavori per la galleria finiranno nel 2025 ed è avviata una fase delicata per “catturare” il più possibile dei fondi Ue per il 2014-2020. Ma sono lusingato di essere stato scelto dall’imprenditoria privata dopo anni di politica. In fondo sono stati gli industriali del Veneto a chiedere un sottosegretario veneto alle infrastrutture: non è successo, ma un veneto seguirà i lavori della più grande infrastruttura d’Europa. Deciderò con il ministro Lupi il da farsi. Ma una cosa è certa…».
Quale?
«Dal 2006 sono alla presidenza della Lega di pallavolo femminile della serie A. Non mollerò».

Giorgio Gasco

 

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