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L’ANNO PORTUALE – Il dibattito sulle crociere tra Orsoni e Costa ha prevalso sui dati economici

Grandi navi, è muro contro muro

Il sindaco: «Chi ha investito senza tener conto della situazione, non scarichi la colpa sul Comune»

«È stupidamente semplicistico riportare tutto a una lite tra sindaco e presidente del Porto» ha detto Giorgio Orsoni che come un toro, all’inaugurazione dell’Anno portuale 2013, ha puntato dritto alla cappa rossa delle grandi navi tralasciando l’argomento del giorno, ossia i risultati positivi dell’intero scalo compreso quindi quello commerciale, i problemi da risolvere e le opportunità da cogliere per garantirne il futuro.
Paolo Costa, presidente del Porto, ha sollevato quella cappa per mostrare che dietro c’è il suo disegno complessivo: un grande, immenso, porto di riferimento per tutta la pianura Padana, l’alto Adriatico e i paesi confinanti del Nord e dell’Est Europa. Un hub, insomma che, in piena concorrenza con i grandi porti del Nord, diventi lo scalo naturale per i traffici che partono dal Nord Italia (una delle regioni più ricche del continente) e che arrivano dall’Estremo Oriente.
All’appuntamento cruciale del 25 luglio al ministero dei Trasporti, insomma, i due protagonisti non andranno a braccetto.
Il sindaco ha detto che il problema delle grandi navi è solo la punta dell’iceberg di un problema ben più complesso e profondo, e il presidente dell’Autorità portuale ha usato le sue parole per dire sì, c’è una questione ben più grande delle già grandi navi, ed è quella di Porto Marghera, a proposito della quale bisogna rendersi conto che è finito un ciclo, che petrolchimica e metallurgia pesante sono morte e che in compenso ci sono già 7 mila persone che lavorano nella logistica, e che quindi la strada da perseguire è quella, appunto, di un immenso retroporto che avrà la sua prima linea nel porto offshore, in alto mare, la seconda sulle banchine di Marghera e alla Marittima, e la terza nei duemila ettari che compongono la vecchia zona industriale.
«In tutto il mondo si sono accorti che è conveniente spostare il manifatturiero verso i porti» e il presidente di Confindustria Veneto, Roberto Zuccato, aveva già anticipato che il porto di Venezia, crociere comprese, non è strategico solo per Venezia ma per tutto il territorio regionale e oltre e che bisogna sconfiggere le potenti lobby che stanno lavorando per portare via il traffico crocieristico a Venezia».

Il sindaco Orsoni ha criticato tutti coloro che si svegliano solo ora e si accorgono che c’è il problema delle grandi navi («come se si fossero presentate improvvisamente alle bocche di porto»), e che, a distanza di un anno dal decreto Clini-Passera che prevede la loro estromissione dal bacino di San Marco, non abbiano ancora deciso nulla. Che fare? «Nell’emergenza si abbia l’umiltà di adottare scelte dimostratesi praticabili proprio nei giorni scorsi» riferendosi all’ormeggio alle banchine della Vecon di Marghera della nave Zenith in avaria.

«Sono perfettamente d’accordo con chi sostiene che su questo argomento “non si deve scherzare con il fuoco”. L’invito va evidentemente rivolto a tutti coloro che, agitando il ricatto occupazionale, chiudono gli occhi di fronte ad una situazione di estrema gravità ambientale, derivante da una mancanza di consapevole pianificazione e di lungimiranza su cosa sarebbe accaduto nell’attività portuale. E se qualcuno ha fatto investimenti senza tener conto di questa situazione, lo imputi a se stesso, e non pensi di scaricare sull’Amministrazione comunale la mancanza di una corretta pianificazione industriale del Porto».

Il sindaco ha concluso che il decreto Clini-Passera impone una soluzione immediata e che il Comune la pretende immediatamente e, estraendo dalla tasca un ramoscello d’ulivo, «siamo disposti a lavorare tutti insieme con massima lealtà e collaborazione».
Il Porto, però, la soluzione ce l’ha già, è quella del canale Contorta-Sant’Angelo, «studiata assieme a Capitaneria e Magistrato alle acque, che rispetta gli obiettivi portuali, toglie la proporzione disarmonica delle grandi navi in bacino, senza dover rinunciare alla crocieristica e senza rinunciare al resto del porto» come per molti invece significherebbe lo spostamento delle crociere a Marghera.

 

Protagonisti entro il 2030 o fuori dal mercato

PAOLO COSTA – Il disegno è un porto di riferimento per tutto il sistema del Nordest

Le quaranta pagine di intervento non le ha lette nemmeno il presidente Paolo Costa, affidandosi ad un più efficace sunto a braccio, e pochissimi dei presenti le hanno scorse. In quelle pagine, però, oltre ai risultati e ai successi raggiunti c’è il puntuale elenco dei problemi da superare perché, se l’accessibilità al porto commerciale è stata finalmente garantita dall’escavo dei canali, presto non sarà più sufficiente dato che le navi continuano a crescere in dimensioni (si stanno già costruendo scafi da 20 mila container). È quindi fondamentale costruire il porto offshore, in mare aperto, ed è altrettanto indispensabile – ha insistito molto Costa – che le infrastrutture legate al porto vengano rinnovate: si riferiva soprattutto a strade e ferrovie.
Venezia, ha ricordato, è un porto considerato al centro di un nodo di traffici fenomenale, ma entro il 2030 deve cogliere l’occasione per diventarne protagonista. Deve quindi collegarsi alle nuove tratte ferroviarie verso il Nord e l’Est Europa, e queste devono essere realizzate (altrimenti la realtà attuale è fatta di linee che non reggono treni merci da 700 metri, lunghezza indispensabile per garantire l’economicità del trasporto), deve portare avanti con tutte le forze la collaborazione con gli altri porti dell’alto Adriatico (riuniti nel Napa) anche se purtroppo Ravenna ha deciso di proseguire da sola, deve sviluppare i traffici fluvio-marittimi lungo il Po.
Il sindaco ha detto che è disposto a lavorare assieme, e Costa ha rilanciato proponendo al Comune di lavorare, appunto assieme, per ridisegnare il Piano regolatore di Porto Marghera con meno industria e più porto. Carne al fuoco, insomma, come al solito ce n’è tanta ma, avverte Costa, se entro il 2030 non sarà stata cotta, Venezia finirà definitivamente fuori mercato. (e.t.)

 

LE REAZIONI Zaia: «La città non va visitata da un ponte»

La Regione punta su Vtp

Il sindacato: «Non si capisce che progetto ha il Comune per Marghera»

Anche il governatore del Veneto, pur ribadendo che le navi da crociera devono entrare dalla bocca di porto e devono approdare alla Marittima, ha lanciato un assist al sindaco Orsoni affermando che i grattacieli davanti a San Marco sono una vista immonda: «Onestamente Venezia la si visita soffrendola un po’ e non comodamente dal ponte di una di quelle navi». Saranno anche brutte ma la Regione, non più di due mesi fa ha insistito moltissimo per prendersi il controllo della Vtp, la Venezia terminal passeggeri che gestisce, appunto, le crociere a Venezia. Ha costituito una Newco che si chiama Apvs, Autorità portuale Veneto Sviluppo che ha in mano il 53% delle quote (35,5% sono dell’Autorità portuale veneziana e il 17,5% della Regione attraverso Veneto Sviluppo), mettendo in minoranza il resto dei privati, tra cui Save e i vari operatori portuali. C’è da pensare che, “grattacieli” o no, Zaia creda molto nello sviluppo della Vtp.
D’altro canto qualcuno ha fatto le pulci anche al discorso del sindaco Orsoni, in particolare quando ha accusato il porto di mancanza di consapevole pianificazione e di lungimiranza e ha detto che se qualcuno ha fatto investimenti sbagliati se la prenda con se stesso: «Forse scorda che il Comune per 12 anni è stato socio della Vtp partecipando in maniera favorevole a tutte le decisioni di sviluppo del settore» ha commentato Filippo Olivetti, amministratore delegato della Bassani.
Il sindacato, infine, non ha risparmiato critiche al discorso di Orsoni. «Ha proposto una soluzione che non si è capito quale sia – ha concluso Umberto Tronchin segretario della Cgil – che progetto abbia, e non ha sciolto il nodo della Marittima» (e.t.)

 

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