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Il programma Costa: «Nuovo terminal traghetti a Fusina dal 2014, a Marghera le basi logistiche»

Da settembre via libera all’off shore. Programma in 14 punti, 40 pagine di relazioni, grafici e tabelle. Il presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa attacca con grinta. E spiega alla platea di operatori e alle istituzioni i risultati raggiunti dal Porto e le strategie.

Primo punto, il terminale in mare. Due miliardi e mezzo di investimenti pubblici e privati, approdo a 8 miglia da Malamocco per le petroliere e le navi portacontainer di ultima generazione. «Occasione storica», attacca Costa, «perché la portualità non solo veneziana si deve attrezzare in tempo». L’esempio è che tra un mese entrerà in laguna per la prima volta una portacontainer da 7 mila teu, grazie allo scavo ultimato del canale. «Ma stanno già costruendo quelle da 20 mila teu», dice Costa, «e in laguna non possiamo scavare più di 12 metri perché ci sono le basi del Mose». Dunque, avanti tutta con l’off shore. I primi cento milioni di euro sono già arrivati dal Cipe. «In settembre, quando sapremo le esatte prescrizioni della Valutazione di Impatto ambientale», continua Costa, «renderemo noto anche il nostro Piano finanziario».

Secondo punto, i collegamenti ferroviari. «Venezia è in posizione strategica tra i corridoi europei», ripete Costa, «ma per andare avanti abbiamo bisogno che vengano realizzate subito le infrastrutture ferroviarie, con il nuovo nodo di Mestre e la Mestre-Cervignano, ripristinando la linea Bivi. ma anche la nuova viabilità in via dell’Azoto e l’accessibilità fluviale». Tra gli investimenti ormai quasi conclusi Costa cita i lavori per il nuovo terminal dei traghetti a Fusina (36 ettari, due binari ferroviari che arrivano alla banchina – che sarà operativo dai primi mesi del 2014. Infine la riapertura del Porto Franco («Area piccola, ma se funzionerà potremo ampliarla») e il nuovo centro unico per i controlli sanitari.

Infine Marghera. Il futuro dell’ex area industriale secondo Costa passa per un suo riutilizzo a base logistica delle nuove produzioni destinate all’estero. Spazi ormai abbandonati dalle industrie petrolchimiche e metallurgiche che hanno visti ridotti i loro addetti dai 12.500 degli anni Settanta ai 1200 di oggi. «Nel mondo assistiamo a una tendenza portocentrica», scandisce il presidente, «dunque bisogna recuperare queste aree per la logistica portuale». Come? «Siamo disposti a discutere con il Comune; l’accordo su Marghera risale al 1998. Abbiamo perso 15 anni. Adesso dobbiamo recuperare».(a.v.)

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