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Il sindaco: «Verificherò responsabilità civili per i vincoli che non esistevano»

La città si divide, a rischio il bilancio del Comune: mancano 22 milioni

«Il Palais Lumière è morto, sono molto dispiaciuto». Risoluto Giorgio Orsoni non intende mettere una pietra sopra al progetto andato in fumo. Se la prende con il ministero, annunciando che la cosa non finirà qui. «Il ministero dei Beni culturali – attacca – ha dato vincoli inesistenti, ora verificherò le responsabilità». Senza contare i milioni di euro messi a bilancio dal Comune, soldi che avrebbe ricavato dalla vendita delle aree al gruppo dello stilista. Per ora mancano all’appello 22 milioni.

IL DIETROFRONT – La società Concept Creatif ha annullato tutti gli accordi

L’ARCHITETTO – Rodrigo Basilicati: «Costretti dall’inerzia delle amministrazioni

Il sindaco Giorgio Orsoni ha annunciato di voler accertare eventuali responsabilità civili da parte del ministero dei Beni culturali

«Cardin? Pronti a fare causa al ministero»

Il sindaco minaccia: «Ha messo vincoli su un’area che non ne ha»

Signor sindaco, un commento a freddo.
«Cosa vuole che le dica, il Palais Lumière è morto, c’è altro da dire ancora?».
Un po’ troppo freddo.
«Sono molto dispiaciuto di questo esito».
Già ma adesso che si fa?
«Si continua a lavorare seriamente sul futuro di Porto Marghera e si approfondisce se ci sono responsabilità vere dal punto di vista civile».
Intenterete causa a Pierre Cardin?
«No, mi riferivo al ministero dei Beni culturali. Nel momento in cui dà dei pareri e dice che quella zona di Marghera è soggetta a vincolo e invece non lo è, forse si è assunto una responsabilità dal punto di vista anche patrimoniale per aver contribuito ad impedire un investimento che sarebbe stato importante per la città».
Allora chiamerete in Tribunale il Ministero.
«Diciamo che approfondiremo con molta attenzione, e forse qualche conseguenza ci sarà. E in ogni caso dobbiamo chiarire definitivamente come stanno davvero le cose, ci servirà a sapere per il futuro cosa dovremo fare in quell’area e come farlo».
Se non fosse stato per l’intervento del ministero dei Beni culturali Pierre Cardin avrebbe costruito il Palais Lumière?
«Non esageriamo. Riaffermo che qualche dubbio sulla tenuta finanziaria dei proponenti non è da ieri che l’ho manifestato. Sennonché, come ho anche sempre detto, era un obbligo dell’Amministrazione andare a vedere fino in fondo, dando dimostrazione della massima efficienza. E forse da parte di qualcuno non c’è stata questa capacità».
Mancanza di soldi, ostruzionismo del Ministero, le cause del flop sarebbero allora più d’una.
«Diciamo concause, tra le quali aggiungiamo pure la vittoria della stupidità e della superficialità, cioè di coloro che hanno criticato il Palais Lumière e sparato a zero senza sapere, dicendo delle cose improbabili per un malinteso amore per Venezia e non essendo sufficientemente documentati».
Tornando ai soldi, avete messo nel Bilancio 43 milioni di euro per la vendita delle aree al gruppo dello stilista. Come la mettiamo?
«Non me lo dica, è la seconda volta che la vicenda del Palais Lumière crea qualche scombussolamento nel nostro bilancio ma vedremo di affrontarla come abbiamo sempre fatto».
Il capogruppo del’Udc in Comune, Simone Venturini, invita lei e il governatore Zaia ad andare a Parigi a chiedere a Cardin di ripensarci.
«Se ci offre il viaggio e qualche amenità forse ci pensiamo. Andare a fare una gita con Zaia può essere anche un piacere. Scherzi a parte, ripeto che mi dispiace ma questa storia è davvero morta».

 

 

LA POLEMICA SUL RISCHIO PER GLI AEREI

Ripa di Meana: «Ora ritireremo il nostro esposto»

«Il 14 settembre 2012 mia moglie Marina ed io avevamo presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma, denunciando il grave pericolo che la costruzione di Palais Lumiere poteva rappresentare per la sicurezza della navigazione aerea, trovandosi a brevissima distanza dall’aeroporto internazionale di Venezia-Tessera». lo dice Carlo Ripa di Meana, uno dei contrari al progetto di Pierre Cardin. «Senza entrare nel merito delle valutazioni estetiche del progetto – aggiunge – ne risultavano investite le caratteristiche paesaggistiche e ambientali della gronda lagunare di Venezia. Questa inchiesta è ancora in corso e il 19 giugno 2013 abbiamo conferito in proposito con esperti della Procura di Roma». «Marina ed io – conclude Ripa di Meana – consigliamo anche a Italia Nostra di ritirare il ricorso contro l’Enac, essendo venuto meno il motivo del contendere, ed essendo è in calendario una prossima udienza per il 9 luglio».

 

IL LEGALE DELLO STILISTA «Se Cardin prende une decisione non la cambia. Lui voleva Venezia»

«Il Palais non si farà nemmeno in altre città»

Il Palais Lumiere? Se non si fa a Venezia, non si farà da nessuna altra parte. L’avvocato di Pierre Cardin, Sandro De Nardi, sostiene che di solito quando lo stilista italo-francese arriva a una decisione «questa è irrevocabile» e perciò – a meno di fatti clamorosi – il Palais Lumiere non vedrà la luce. «Né a Venezia, né altrove» precisa.
«Da quanto so, al momento – riprende De Nardi – quella di spostarlo in un altra città non è un’ipotesi che Cardin stia vagliando, anche perché ha sempre detto che lo voleva nella sua terra natia, in quell’Italia, Paese che ama e al quale è sempre rimasto legato». È dunque il legale di casa Cardin l’unica voce ufficiale autorizzata a spiegare le motivazioni all’indomani del clamoroso stop all’operazione. Il grande stilista preferisce infatti mantenere il silenzio. Troppa la delusione, come rivela De Nardi, a pochi giorni dal suo compleanno (spegnerà 91 candeline il 2 luglio) che Cardin sta cercando di superare alla sua maniera: gettandosi sul lavoro, perché è e rimane prima di tutto un sarto. «È nel suo atelier di Parigi, davanti all’Eliseo – spiega l’avvocato – con le forbici in mano a completare in prima persona i costumi del dramma musicale “Amleto” che sarà presentato in prima mondiale il 3 agosto a Stia, nell’Aretino, dove Cardin ha la sua fonte di acqua minerale». Qual è stato il fatto decisivo che ha fatto fare un passo indietro a Cardin? «Sapevamo dall’inizio che l’iter sarebbe stato molto complesso, anche dal punto di vista amministrativo – risponde De Nardi – Ma il fulmine a ciel sereno, che ha messo una mina pesantissima sull’iter e che ci ha stupiti, non essendo stata mai necessaria per altri interventi realizzati in quell’area, è stato il vincolo paesaggistico espresso dal parere dal ministero, che ha anche interessato l’Unesco per capire se avesse osservazioni da fare». «Quel che ha rallentato l’iter, e ci ha portati a questo momento – conclude -, è stata comunque la situazione di obiettiva incertezza, la nebbia fitta che, anziché diradarsi, si è sempre più infittita, con il continuo sorgere di nuovi dubbi. E Cardin ha sempre tenuto prima di tutto a fare le cose in regola».

 

I CONTRARI – Italia Nostra: «Scampato pericolo»

Bonzio (Rc): «La bufala è implosa»

SIMIONATO «Adesso dobbiamo trovare 22 milioni»

MIRACCO «Progetto inaccettabile»

(g.gim.) C’è poco da brindare. Certo, il fronte del “no” al Palais Lumière di Pierre Cardin tira un sospiro di sollievo davanti alla rinuncia dello stilista. Ma lancia, allo stesso tempo, strali contro amministratori “colpevoli” di aver illuso Cardin facendogli credere di poter innalzare la torre, in barba alle leggi per la tutela del paesaggio.
Va in questa direzione, la sezione di Venezia di Italia Nostra, convinta che la marcia indietro di Cardin sia stata la «conseguenza, tra le altre cose, anche dell’opposizione di Italia Nostra». «Al sollievo per lo scampato pericolo, si accompagnano, però, serie preoccupazione. La legge parlava chiaro dall’inizio: entro trecento metri dalla gronda lagunare – scrive Italia Nostra – non sono lecite costruzioni e, per costruire occorre prima la Valutazione ambientale strategica della Regione. Eppure sindaco e presidente della Regione avevano appoggiato il progetto e, forse, lasciato illudere i proponenti che quegli »ostacoli burocratici” fossero superabili. Un no netto, fin dall’inizio, avrebbe fatto risparmiare tempo e denaro a Cardin». Il secondo rammarico è quello legato alla mancanza di un «piano nazionale per la riconversione di Marghera a centro produttivo» che altri stati hanno attuato con successo.
Parla della necessità di concentrarsi ora sul futuro di Porto Marghera, Sebastiano Bonzio, capogruppo comunale della Federazione di Sinistra, sempre nel caso in cui «la sceneggiata del Palais Lumière sia davvero terminata. Gli ideatori di questa boutade dovrebbero provare imbarazzo per aver cinicamente giocato sulla pelle della città di Venezia e Mestre. E – attacca Bonzio – chiedere scusa per aver costruito questa messinscena, spalancando le porte al sottobosco di speculazioni». Altrettanto critico è Franco Miracco, assessore alla Cultura a Trieste ed ex-portavoce del ministro Galan. «Se dobbiamo giudicare parole e atti detti e compiuti dai responsabili delle pubbliche amministrazioni locali, c’è da rimanere più che sorpresi e addolorati. Abbiamo assistito ad un prostrarsi di fronte ad una proposta inaccettabile. Caro sindaco – scrive Miracco – non ha vinto il “conservatorismo”. Ha vinto la difesa della Costituzione, dove si affermano i valori della cultura e del paesaggio. E aver fatto finta che non esistessero norme e prese di posizioni del ministero per i Beni Culturali equivale ad un atteggiamento estraneo alle pratiche di salvaguardia del bene culturale chiamato Venezia».

 

I FAVOREVOLI – Zuin: «Che ne sarà dei 43 milioni previsti?»   Venturini: «Orsoni riporti Cardin a Venezia»

Ora trema il bilancio comunale

Si poteva fare di più per evitare il naufragio della Torre Cardin. Ne è convinto Michele Zuin, capogruppo in consiglio comunale de “Il popolo della libertà”. Una certezza condivisa da Simone Venturini, capogruppo dell’Udc, convinto, però, che qualcosa di più si possa ancora fare. E che, ora più che mai, «serva impegno vero e immediato» da parte del sindaco e del governatore Zaia per convincere Pierre Cardin a tornare sui propri passi.
La rinuncia dello stilista, del resto, secondo il capogruppo azzurro, oltre ad essere una «grossissima occasione persa per la città», ha conseguenze pesanti sui conti di Ca’ Farsetti. «Siamo in sede di approvazione del bilancio: tra le entrate, campeggiano 43 milioni di euro derivanti dalla vendita di terreni comunali. La maggior parte di questa somma – spiega Michele Zuin – proviene proprio dalla vendita delle aree destinate alla torre Lumière. Come farà la Giunta a coprire la mancata entrata di questa vendita?». Impossibile pensare, a detta di Zuin, ad una parziale copertura con la vendita delle quote Save dal momento che quelle sono state vendute a dicembre.
Alle affermazioni di Zuin, risponde a distanza il vicesindaco Sandro Simionato. «Per il 2013 ci sono 22 milioni di euro di entrate che dovevano derivare dalla vendita delle aree per la torre e che servivano per raggiungere l’equilibrio del patto di stabilità. Dobbiamo provare a recuperarli con una o più alienazioni. Rispetto al fatto che la Giunta non abbia fatto il possibile per il progetto – afferma Simionato – è fuori da ogni credibilità. Anche questa settimana si era arrivati ad una scrittura condivisa tra Comune e Cardin e lascia perplessi il modo con cui è stata comunicata la rinuncia».
Una rinuncia che, secondo Venturini, Venezia non può concedersi. «Il nostro Paese e la nostra città – sostiene il capogruppo comunale Udc – non possono più permettersi di far fuggire investimenti. La burocrazia non può ostacolare il tentativo di rinascita di un quartiere. Consideriamo assolutamente insufficiente la reazione del governatore veneto e del Sindaco». Di qui, l’appello a mettere al bando «dichiarazioni di commiato» e ad dimostrare «uno scatto di orgoglio e di amore per il Paese. Zaia e Orsoni chiedano al Governo un incontro urgentissimo e – prosegue Venturini – si rechino a Parigi con i Ministri dello Sviluppo e della Cultura per convincere Cardin a crederci ancora».
Giacinta Gimma

 

IL COMITATO Dodicimila adesioni in rete, inviata una lettera alle istituzioni

«Dopo la torre Marghera non ha futuro»

(g.gim.) «Dopo questa torre, non vediamo altro nel futuro di Marghera». Un “nulla” che spaventa e, soprattutto, che suscita rabbia nel comitato “SIamo Palais Lumière”, nato tre mesi fa per sostenere il progetto dello stilista. Un “nulla” a cui, però, il comitato non si rassegna tanto da aver promosso per domani, lunedì 1° luglio, alle 18.30 una conferenza stampa in piazza Ferretto nel corso della quale verranno presentate due lettere. La prima verrà inviata a Cardin per incitarlo a «non mollare». La seconda sarà indirizzata a sindaco e presidente della Regione per sollecitarli a raggiungere Parigi e a convincere il magnate della moda a «riaccendere» la torre di luce a Porto Marghera.
Erano le dieci di ieri mattina quando, nel sito internet del comitato su Facebook, è stato “postato” un appello che chiamava in causa gli amministratori. «Se fossi il sindaco o il governatore del Veneto, prenderei il primo aereo per Parigi. I nostri, invece – si leggeva nella Rete – continuano a stare alla finestra, a parole dispiaciuti, per salutare il treno che passa…». Parole che uscivano da un coro di delusi – sono 12mila i consensi al Palais Lumiére raccolti dal sito – rispetto alla rinuncia di Cardin. «La prima reazione è stata quella di delusione, seguita dalla rabbia. Come fa, del resto, un imprenditore – si domanda Alvise Ferialdi, promotore del comitato – a bloccare i capitali, senza certezze? Come fa ad acquistare terreni con il timore che la realizzazione venga impedita dai vincoli paesaggistico-ambientali, imposti dalla Legge Galasso?». Nella ricerca dei responsabili, Ferialdi assolve il Comune ma non la Regione. «La palla ce l’aveva la Regione con la commissione VAS che – conclude – lasciava intravedere altri sei mesi di attesa prima del via libera…».

 

 

Torre Cardin, scontro Orsoni-governo

Il sindaco vuole chiedere i danni a Roma per lo stop alla costruzione del Palais Lumière

«Già stanziati 43 milioni, è la seconda volta che questa vicenda sconvolge il bilancio»

“MOLTO DISPIACIUTO” – Il sindaco Orsoni non ha intenzione di mollare dopo il no di Cardin (destra) al Palais Lumiére . Chiederà ragioni a Roma

«Il Palais Lumière è morto, sono molto dispiaciuto di questo esito». Asciutto e risoluto il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni non intende mettere una pietra sopra al progetto andato in fumo che avrebbe coronato il sogno dello stilista Pierre Cardin di realizzare una grande torre fronte laguna a Marghera. E se la prende con il ministero, annunciando che la cosa non finirà qui. «Il ministero dei Beni culturali – attacca Orsoni – nel momento in cui dà dei pareri e dice che quella zona di Marghera è soggetta a vincolo e invece non lo è, forse si è assunto una responsabilità dal punto di vista anche patrimoniale per aver contribuito ad impedire un investimento che sarebbe stato importante per la città. Ora approfondiremo con molta attenzione, e forse qualche conseguenza ci sarà». Senza contare i 43 milioni di euro messi a bilancio dal Comune per la vendita delle aree al gruppo dello stilista. «È la seconda volta che la vicenda del Palais Lumière crea qualche scombussolamento nel nostro bilancio – conclude il sindaco – ma vedremo di affrontarla come abbiamo sempre fatto».
Tiene invece ancora una porta aperta ai promotori del progetto il governatore del Veneto Luca Zaia. «La Regione – spiega – ha ancora fissata una riunione martedì prossimo con i rappresentanti del progetto, alla luce delle ultime carte consegnate alla metà di giugno. In questa occasione, sostanzialmente, si sarebbe concretizzato un passaggio fondamentale dell’iter burocratico». «Sono cosciente del fatto – aggiunge Zaia – che restano in piedi temi con la Vas, la Via e il grande confronto con il ministero dei Beni culturali, ma spero che nonostante questo, e la pastoie burocratiche del paese Italia, ci sia la volontà di ripensare a questa decisione, rivalutando l’operazione». Zaia ricorda che la Regione «ha sempre creduto a quest’opera e l’ha sostenuta per due fattori fondamentali: per il fatto che potesse diventare un’opera simbolo, di grande visibilità, e di ritorno economico per le aziende, in primis quelle venete, e poi per l’opportunità che il Palais dava di recuperare gli investitori stranieri».
Intanto Carlo Ripa di Meana ritira il ricorso contro Enac. Un esposto presentato il 14 settembre 2012 alla Procura della Repubblica di Roma, in cui denunciava il grave pericolo che la costruzione di Palais Lumiere poteva rappresentare per la sicurezza della navigazione aerea, trovandosi a brevissima distanza dall’aeroporto internazionale di Venezia-Tessera. «Consiglio anche a Italia Nostra di ritirare il ricorso contro l’Enac – dice Ripa Di Meana – essendo venuto meno il motivo del contendere, ed essendo in calendario una udienza per il 9 luglio».
E alla fine non poteva mancare la disputa tra favorevoli e contrari al progetto. Una città divisa in due. Che si potesse fare di più per evitare il naufragio ne è convinto Michele Zuin, capogruppo in consiglio comunale a Venezia de “Il popolo della libertà”. Una certezza condivisa da Simone Venturini, capogruppo dell’Udc convinto, però, che qualcosa di più si possa ancora fare. E che, ora più che mai, «serva impegno vero e immediato» da parte del sindaco e del governatore Zaia per convincere Pierre Cardin a tornare sui propri passi. Sul fronte opposto, fermamente contrari al progetto dello stilista, Italia Nostra e Sebastiano Bonzio consigliere di Rifondazione comunista in Consiglio comunale. Italia Nostra parla di «Scampato pericolo», mentre Bonzio commenta soddisfatto: «La bufala è implosa».

Raffaella Ianuale (ha collaborato Giacinta Gimma)

 

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