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PAESE

«È stata avviata la progettazione definitiva dell’elettrodotto da 380 mila volt trasversale in Veneto».

È con questa frase che Terna, la società che gestisce la rete dell’alta tensione in Italia, spiega gli effetti della scadenza dell’ultimatum lanciato a marzo che dava tempo ai Comuni sino al 30 giugno per definire accordi sul passaggio dei nuovi cavi. Gli accordi, però, non ci sono stati. Anzi, i sindaci dei municipi interessati, cioè principalmente Zero Branco, Morgano, Quinto, Paese e Volpago, hanno prima votato l’ennesimo ordine del giorno contrario alla realizzazione della linea tra Scorzè e il Montello e poi sono tornati a bussare alla porta della Regione. Quanto servirà? Secondo Terna ormai poco.

«Per gli enti locali la nostra porta resta sempre aperta, per limare il progetto e provare a trovare delle soluzioni comuni – specificano dalla società – ma l’opera va fatta ed era fondamentale dare avvio alla progettazione definitiva».

Perché è questa che finirà sulle scrivanie della commissione nazionale per la valutazione dell’impatto ambientale. E poi, entro l’anno spera la società dell’amministratore delegato Flavio Cattaneo, alla base dell’iter per il via libera finale da parte del ministero dello sviluppo economico. I sindaci, però, dicono di non aver mai visto un progetto e sono pronti a salire sulle barricate contro l’arrivo di piloni alti sino a 50 metri, indispensabili per scavalcare zone come quelle del parco del Sile.

«È stato dato un periodo ragionevole e anche durante la progettazione definitiva si potrà dialogare – conclude Terna – anzi, invitiamo ancora i Comuni ad aiutarci a completare la razionalizzazione».

Un aiuto, per la verità, loro lo avevano già chiesto all’assessore regionale Massimo Giorgetti. Ma dagli uffici veneziani non è mai arrivata una chiara presa di posizione. Con il risultato che ora ognuno va per conto proprio. Per i primi cittadini, addirittura, non è nemmeno certa la dismissione di tre linee da 220 e 130 mila volt in cambio della realizzazione del nuovo mega elettrodotto. E ormai i giochi sembrano fatti.

Mauro Favaro

 

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