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PICCOLI – Oltre ad avere problemi con il motore, i bus utilizzati sono troppo piccoli

LA DENUNCIA – Il mezzo si ferma e fa scendere tutti. L’Actv ha appaltato la linea all’esterno

Dieci minuti scarsi di corsa e l’autobus è morto. Di rimettersi in moto non ha proprio voluto saperne. Così è iniziata la mattinata da dimenticare di un professore noalese 29enne alle prese con gli orali dell’esame di maturità. Una linea, quella tra Noale e Venezia, che non è nuova a problemi con i mezzi.
Salito sul pullman al capolinea della città dei Tempesta pochi minuti prima delle 6.55 (orario di inizio corsa), l’autista Actv aveva già messo le mani avanti. La speranza di arrivare a Venezia c’era, ma il fatto che il bus si fosse già spento alcune volte dal deposito al capolinea, non induceva all’ottimismo. «Arrivati alla fermata di Robegano – racconta il docente – il veicolo si è fermato e non è più ripartito». Niente da fare. Unica soluzione scendere e aspettare la corsa successiva, arrivata mezz’ora più tardi: «L’Actv non ha predisposto alcun autobus sostitutivo – continua -. È l’ennesimo disservizio che siamo costretti a subire: sono arrivato diversi minuti in ritardo e non ho potuto far altro che scusarmi con i colleghi e gli studenti». L’episodio non sarebbe isolato: «Abbiamo chiesto spesso spiegazioni ad Actv tra porte rotte, sporcizia e problemi vari – continua il professore – e ci è stato risposto che la nostra corsa è concessa in appalto a una cooperativa esterna, quindi non possono farci niente». Risultato: autobus vecchi, spesso senza aria condizionata e, soprattutto, sottodimensionati rispetto al numero di pendolari tra Noale e Venezia: «Abbiamo contato ventidue posti a sedere – spiega il 29enne -, e alle porte di Mestre inevitabilmente il pullman è sempre stracolmo di gente». A maggior ragione giovedì, quando la corsa delle 7.25 (non “esternalizzata”) ha dovuto ospitare anche i viaggiatori rimasti appiedati mezz’ora prima. «Non solo dobbiamo subire ritardi, corse folli in mezzo al traffico, brusche frenate e scioperi continui pur pagando profumatamente il servizio – spiega un compagno di disavventura del professore, dipendente Enel 23enne -, Con questi mezzi dobbiamo a lavorare: non possiamo arrivare un quarto d’ora in ritardo ogni mattina. Quando va bene…».

Gabriele Vattolo

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