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I COMUNI “IN FUGA” I sindaci Mestriner e Zecchinato però non demordono

Scorzè e Vigonovo restano veneziani

«Le recenti contraddizioni rafforzano la nostra scelta: il progetto della Città metropolitana non ci convince per nulla». Il sindaco di Scorzé Giovanni Battista Mestriner mantiene saldamente la sua posizione, anche dopo la bocciatura da parte della Consulta della riforma delle Province. Mentre il sindaco leghista di Vigonovo, Damiano Zecchinato, è fermamente convinto che la domanda di adesione alla provincia di Padova sia ancora valida.
«Noi continuiamo a chiedere una riforma organica degli enti locali ad ogni livello» è il primo commento di Mestriner. Una riforma che per il sindaco non può certo prevedere l’attuale progetto di Città Metropolitana di Venezia: «Pur di non trovarci dentro faremo le barricate – dichiara -. Quell’allargamento dei confini nasce solo con l’idea di mantenere il carrozzone aumentando il numero di quelli che pagano per sorreggerlo. E poi non esiste che a guidare la Città metropolitana sia di diritto il sindaco di Venezia». Lo scorso settembre la maggioranza del Consiglio comunale di Scorzé si era espressa per il passaggio a Treviso, provocando l’ira del centrosinistra che organizzò un referendum per sottolineare come molti residenti fossero invece favorevoli alla Città metropolitana. «In ogni caso – conclude Mestriner – sarebbe molto meglio puntare sulla grande area metropolitana della Pa-Tre-Ve».
«Addio alle speranze di diventare padovani, chi lo ha detto? – chiede il collega di Vigonovo, Damiano Zecchinato – Mi sembra di capire che la Corte costituzionale ha bocciato l’idea di accorpare le province, non certo il concetto di creare le Città metropolitane. E noi non vogliamo aderire alla Città metropolitana di Venezia: è su tale concetto che si è basata la nostra richiesta di diventare padovani».
L’istanza del Comune di Vigonovo presentata a Roma tramite la Regione Veneto, «richiesta che è tutt’ora valida e non c’entra con la bocciatura dell’accorpamento delle Province – prosegue Zecchinato -. Abbiamo inviato una deliberazione comunale, come del resto ha fatto Scorzè che ha chiesto di aderire a Treviso, con la quale si manifestava il rifiuto di aderire alla Città metropolitana di Venezia. Il Ministero si deve esprimere su questo ragionamento e non su altro. Proprio in base alla creazione delle Città metropolitane era stata data ai comuni la possibilità di fare delle scelte diverse. La nostra scelta l’abbiamo fatta, siamo ancora in attesa di una risposta da Roma».

 

POLITICA – Zaccariotto: «Ripartire dai confini provinciali»

«Una gran perdita di tempo, un gran discutere per nulla». Un fiume in piena, la presidente Francesca Zaccariotto, nel commentare la pronuncia della Corte costituzionale che ha bloccato il taglio delle Province e l’istituzione delle Città metropolitane. «Si dovrà ripartire dai confini originari» con Scorzè e Vigonovo che rimangono veneziani.

 

Martella (Pd) «Ma l’iter non deve fermarsi»

LA BOCCIATURA – La Consulta ha respinto il decreto legge che cancella la riforma della Province

AL VOTO – La presidente di Ca’ Corner: «Soldi e tempo sprecati. Ora si torni al voto nel 2014»

«La Corte Costituzionale interviene non sul merito dell’abolizione e degli accorpamenti delle Province, quanto sul metodo che è stato adottato. La necessità di questa riforma rimane attuale ed urgente». A dirlo il Vice presidente del gruppo del Pd alla Camera, Andrea Martella, in merito alla sentenza della Consulta sulla riforma delle Province. «Ora bisogna procedere verso questo obiettivo con un disegno di legge costituzionale – aggiunge Martella – Di fronte a questa sentenza non deve fermarsi anche l’iter della costituzione delle Città Metropolitane».
«Dunque, anche per quanto riguarda Venezia e per i Comuni che hanno espresso la volontà di aderire, si può e si deve andare avanti senza ulteriori stop e rinvii. Si tratta infatti di un cambiamento – conclude Martella – che risponde all’esigenza di governare il territorio con maggiori poteri ed incisività, per valorizzarne le potenzialità economiche e produttive e migliorare i servizi, a beneficio dei cittadini e delle imprese».

 

 

Province, il premier Enrico Letta va avanti: il governo infatti oggi varerà un disegno di legge costituzionale per abolirle. E il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, dà una spallata a un ente ormai «rifugio delle seconde file» della casta. «Siamo un Paese fermo ma la Città metropolitana va avanti».

Dopo il no della Consulta il governo presenta oggi stesso un disegno di legge costituzionale per abolire le Province

FRIULI VENEZIA GIULIA – Ciriani: nessuno adesso tenti di colpi di mano

«Quando arriva l’ora di cambiare, c’è sempre chi frena

Ma non è una sconfitta e sbaglia chi già canta vittoria»

Sarà un disegno costituzionale. Ma l’Upi contesta: risposta rabbiosa. E Muraro chiede che a Vicenza e Belluno si voti nella primavera 2014

CORTE COSTITUZIONALE – Bocciata la riforma delle Province, Letta ci riprova

Reolon: giustizia è fatta Bond: elezioni anche nel prossimo autunno.

Province, Letta va avanti Il governo oggi vara la nuova legge per abolirle

Il governo incassa il colpo della Consulta sull’abolizione delle Province ma ci riprova subito. Messo da parte lo strumento illegittimo del decreto legge voluto da Mario Monti nel Salva-Italia del 2011 contro cui avevano fatto ricorso otto Regioni (tra cui Veneto e Friuli), il premier Enrico Letta ha annunciato al vertice di maggioranza che oggi presenterà in Consiglio dei ministri un disegno di legge costituzionale ad hoc.
Ma c’è l’opposizione dell’Upi, l’Unione delle Province d’Italia, che per bocca del suo presidente, Antonio Saitta, definisce «inaccettabile» un provvedimento di questo tipo tarato solo sul “loro” ente. «Quella del governo – spiega – è solo la risposta rabbiosa contro un giudizio tecnico che per altro non ha salvato le Province ma ha dichiarato incostituzionali norme che lo erano palesemente».
A dar man forte al premier si leva Graziano Delrio, ministro per gli Affari Regionali, già presidente dell’Anci: «La riforma degli enti locali e la cancellazione delle Province si farà comunque». Ma l’Upi – che aveva collaborato lo scorso anno alla stesura del progetto di riordino poi naufragato a dicembre al Senato – si mette di traverso e chiede polemico: «E il dimezzamento dei parlamentari quando si farà? Quando si rivedranno gli sprechi causati dal sovrapporsi delle competenze tra Stato e Regioni che hanno fatto lievitare la spesa pubblica in questi 10 anni?». I timori dell’Upi riguardano anche i contenuti del ddl costituzionale che oggi Letta mostrerà: potrebbe risultare simile a quello presentato dall’Idv nel 2011 e poi respinto. Proprio col Pd se la prendono intanto 15 presidenti democratici di Province: «Non siamo una lobby, siamo rappresentanti eletti nelle istituzioni».
In Veneto, il giorno dopo la sentenza della Consulta, esultano in tanti. «Giustizia è fatta, soprattutto per i territori montani, contro un atto arrogante e centralistico» commenta Sergio Reolon, consigliere regionale del Pd chiedendo elezioni subito per tutte le 23 Province commissariate. Richiesta analoga per il Veneto, anticipata anzi «al prossimo autunno» giunge da Dario Bond, capogruppo Pdl in Regione. «Tornare presto ad elezioni» è anche la proposta di Matteo Toscani, vicepresidente di palazzo Ferro Fini. E Leonardo Muraro, presidente dell’ente di Treviso e dell’Upi veneto, annuncia che proprio questa sarà la linea: «Chiediamo che Vicenza e Belluno, oggi commissariate, vadano al voto alla prima data utile, nella primavera 2014. Il riordino dello Stato resta necessario, a partire dalle sue più alte cariche fino all’eliminazione di tutti quegli enti-doppione non eletti dai cittadini».
Per Francesca Zaccariotto, presidente della Provincia di Venezia, «è stato ristabilito il rispetto delle regole istituzionali. Andiamo a vedere Aato, Ater, e partecipate in genere. E poi andiamo a vedere i costi delle Regioni, dell’amministrazione statale, delle migliaia di piccoli comuni». Il senatore Udc Antonio De Poli: «Il taglio non è in discussione, che esulta non tiene conto di questa realtà. È arrivata l’ora della riforma del titolo V della Costituzione che ridisegni l’architettura istituzionale». Dal Friuli, Alessandro Ciriani, presidente di Pordenone e dell’Upi regionale, chiarisce: «Nessuno tenti colpi di mano. Se si vogliono ottenere risultati concreti, bisogna mettere mano all’intero assetto, partendo dalla Regione».

Paolo Francesconi

 

IL SINDACO DI VENEZIA «L’ente Provincia è il rifugio delle seconde file»

Orsoni: «Siamo un Paese fermo ma la città metropolitana avanza»

Orsoni:«Province, rifugio delle seconde file della casta. La PaTreVe? Va avanti»

L’affondo è degno di un centravanti. Un po’ alla Messi. Niente dribbling… e assist diretto: «Rimane l’amaro in bocca dopo questa sentenza. Bisognerà leggerla attentamente, ma non c’è dubbio: siamo un Paese fermo e che manca gli appuntamenti con le riforme da ormai tanto tempo». Giorgio Orsoni, sindaco di Venezia, coordinatore per l’attuazione del progetto “Città metropolitane” per conto dell’Anci, l’associazione dei Comuni, mette da parte la tradizionale flemma. Come avvocato non pare meravigliarsene troppo, come amministratore non nasconde di avere un diavolo per capello.
Sindaco Orsoni, come diceva Bartali “l’è tutto da rifare”. Per le Province torniamo all’anno zero.
«Bisognerà leggere bene la sentenza per capire che cosa si dice, ma ribadisco quando si cerca di lavorare per riformare questo Paese, c’è sempre qualcuno che tira indietro».
Il “punto debole” pare sia stata la decisione di agire con un decreto legge.
«Sapevamo benissimo che agire con questo strumento legislativo era “borderline”, ma questo provvedimento sulle Province rientrava in un più ampio disegno di riforma con un contenimento drastico della spesa pubblica come stabilito dal decreto “Salva Italia”. Non posso non notare che la Corte Costituzionale in passato, proprio su provvedimenti di contenimento della spesa, aveva avviato una diversa valutazione di previdenza».
Insomma, in altri casi si era dimostrata più sensibile e più accorta.
«Esattamente. In altre vicende aveva tenuto in maggior conto le istanze di “risparmio”. Invece in questo caso la Consulta probabilmente si è attestata su elementi formali e non sostanziali».
Una sorta di sconfitta.
«Non direi. Noto, invece, una sorta di “resistenza culturale” ai cambiamenti da parte di settori importanti delle nostre istituzioni. Come è noto si è sempre parlato, almeno da 40 anni, della soppressione delle Province, ma la questione non si è mai voluta trattare in modo serio. Tutti sono d’accordo nel volerle cancellare, ma poi tutti le difendono».
Ce l’ha con il mondo della politica, par di capire.
«Sono convinto che siamo di fronte ad un’ennesima manifestazione del distacco tra Paese reale e una certa “casta”, che punta a difendere solo lo status quo. E le amministrazioni provinciali non fanno eccezioni».
Sarebbe a dire?
«L’ente Provincia è sempre stato il rifugio di un ceto politico di medio o di secondo livello che ha sempre trovato nella burocrazia i propri privilegi».
Sindaco Orsoni, un gancio degno di un pugile.
«Al di là dell’effettivo risparmio, poteva essere un segnale importante per contrastare un “piccola casta di provincia…”.
In questo quadro non se la passa bene nemmeno il progetto di “città metropolitana”. Tempi duri per il riassetto amministrativo delle grandi città.
«Andiamoci piano. Dobbiamo distinguere il provvedimento sulle Province bocciato l’altro giorno dalla Consulta, e la questione delle “città metropolitane”. La decisione della Corte costituzionale ha detto no al riassetto negli enti locali, ma non al programma “metropolitano”. La Consulta ha detto sì alle Province come enti previsti dalla Costituzione, ma allo stesso tempo non può non tener conto del “percorso costituzionale” già previsto per le città metropolitane. Ora, come Anci, porteremo avanti il progetto anche con un disegno di legge in collaborazione con il ministro degli Affari regionali, Graziano Delrio».
Intanto le Amministrazioni provinciali gongolano…
«Ahahah c’è anche chi pare conosca già le motivazioni della sentenza come la presidente della Provincia di Venezia, Francesca Zaccariotto. Ma in realtà non c’è da cantar vittoria. Prima ci sono le motivazioni della Consulta da vedere e poi quello che vorrà fare il Governo».

 

 

IL CASO – Francesca Zaccariotto attacca il precedente governo

«PaTreVe? Basta parole. La Città metropolitana coincide con la Provincia»

Zaccariotto attacca il precedente governo: «I professoroni dovrebbero rispondere dell’analfabetismo costituzionale»

«Una gran perdita di tempo, un gran lavoro, un gran discutere per nulla. Insieme a costi inutili, e la Provincia capro espiatorio di un debito pubblico alle stelle per colpe altrui. Chi pagherà per tutto questo?». Un fiume in piena, la presidente Francesca Zaccariotto, nel commentare ieri la pronuncia della Corte costituzionale che ha bloccato il taglio delle Province e l’istituzione delle Città metropolitane.
«La Consulta non ha fatto che ristabilire le regole istituzionali, ricollocando tutti i progetti, i disegni di riforma e di riordino della pubblica amministrazione locale nella loro giusta sede. E confermando che parti essenziali della Carta sono modificabili solo attraverso una legge costituzionale, non mediante decreti privi della caratteristica d’urgenza», ha detto la presidente della Provincia. Aggiungendo che alla luce di questo risultato, «anche a Venezia si torna al punto di partenza. Con la Provincia in essere dopo il 31 dicembre 2013 e il primo gennaio 2014 (date limite per la cessazione d’attività dell’ente e la sua sostituzione con il nuovo organismo di gestione territoriale), «perché la Corte ha bocciato l’articolo 18 della legge Salva Italia, che indicava le 10 Città metropolitane».
Nel mirino di Francesca Zaccariotto, soprattutto l’ex premier Mario Monti e Filippo Patroni Griffi, già ministro per la Pubblica amministrazione e la semplificazione e attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio: «Professoroni e bocconiani che hanno toppato, e dovrebbero rispondere in solido per il loro analfabetismo costituzionale – ha tuonato la presidente – Avevano tutto il tempo per avviare l’iter ordinario. Invece hanno preferito una scappatoia motivata dal solo contenimento della spesa pubblica, dimenticando che a questo livello le Province pesano complessivamente 11 miliardi di euro, contro i 141, 182 e 73,3 miliardi dell’Amministrazione centrale, delle Regioni e dei Comuni. Oltre a chiedersi chi pagherà per tutto questo, resta l’amarezza di aver perso 3 anni in un clima d’incertezza».
Poi, l’invito al ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Graziano Delrio, «di non cercare di risolvere le cose in 90 giorni, con un nuovo giochetto». E la precisazione che «a livello nazionale, tutte le Province, compresa Venezia e quelle commissariate, dovranno tornare al voto nel 2014. Mentre sulla Città metropolitana, anziché concionare di PaTreVe per raggiunta omogeneità politica, si dovrà ripartire dai confini originari».

Vettor Maria Corsetti

 

 

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