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MORANZANI – L’assessore all’Ambiente propone alle istituzioni di organizzare una manifestazione dei cittadini

Bettin: «Rischia di saltare uno dei progetti di riqualificazione ambientale più importanti d’Europa»

Se salta il Palais Lumière salta un sogno ma se si blocca, o peggio se si dovesse essere annullato, il progetto del Vallone Moranzani salterebbe «una delle più grandi operazioni di risanamento e ripristino ambientale e idrogeologico del nostro paese e probabilmente d’Europa» insiste l’assessore comunale all’Ambiente Gianfranco Bettin. E non ci rendiamo ancora conto che ce l’abbiamo appena fuori della porta di casa, a due passi dal centro.
Il rischio è proprio questo, che il progetto finisca in un binario morto e non se ne tiri più fuori. Perciò Bettin propone a settembre una grande manifestazione proprio davanti ai Ministeri competenti (Ambiente e Sviluppo economico) o addirittura davanti a palazzo Chigi, sede del Governo. Se da Roma dovesse continuare ad arrivare solo silenzio «sarebbe il caso che le istituzioni locali promuovessero questa manifestazione delle nostre popolazioni, così qualcuno capirebbe meglio».
E Claudio Borghello, capogruppo del Pd in Comune, gli fa eco sostenendo che «il progetto, già operativo, non può rimanere un’incompiuta, vanificando le speranze di quanti in questi anni hanno lottato quotidianamente per la costruzione di questa grande opera ambientale e paesaggistica. Il Vallone Moranzani è anche un esempio di come diverse istituzioni e diversi enti e società hanno saputo collaborare per trovare le giuste risposte alla domanda dei cittadini di vivere in un ambiente sanificato, una esemplare buona pratica».
Il Vallone è fermo da quando una sentenza del Consiglio di Stato ha bloccato i lavori di interramento dell’elettrodotto che passa sopra alla discarica di Fusina e che impedisce di riempirla dei fanghi scavati nei canali industriali e, alla fine, di trasformarla in un grande parco urbano. E pensare che il Consiglio di Stato ha dato ragione ai privati che hanno fatto ricorso contro il resto del programma di Terna, ossia l’elettrodotto aereo Dolo-Camin, solo per un difetto di parere del ministero dei Beni culturali. Per una questione formale, insomma, «si sta bloccando il recupero di un’area degradata che diventerà un enorme parco e un bosco, la ricostruzione del devastato equilibrio idrogeologico, lo spostamento di una fabbrica (la San Marco Petroli) ora a ridosso dell’abitato, il potenziamento di tutti gli impianti di smaltimento, il raggiungimento dell’autosufficienza, e il ridisegno della viabilità».

 

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