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Orsoni fiducioso: «Consulta rigorista e ultraconservatrice, ma questa è solo una battuta d’arresto»

Zaccariotto: «Sventato un autentico golpe. Le Province che funzionano devono continuare a vivere»

VENEZIA – Addio, almeno al momento, alle Città metropolitane, a cominciare da quella di Venezia. La sentenza della Corte costituzionale che ha «cassato» il decreto SalvaItalia che conteneva l’abolizione delle province, ha effetti anche sulla costituzione delle Città metropolitane, perché abolisce anche l’articolo 18 del decreto del governo Monti che le istituiva. Bisognerà, perciò, ricominciare da capo, con una legge ordinaria che il ministro per le Autonomie locali, Graziano Del Rio, si è impegnato a fare quanto prima. Ma per Venezia bisognerà fare presto, approvandola entro l’anno, per evitare di andare a nuove elezioni per la Provincia. Ma si mostra decisamente ottimista, pur nel disappunto per lo stop della Consulta, il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, vicepresidente dell’Anci, l’Associazione nazionale dei comuni italiani. «La Città metropolitana si farà comunque» commenta Orsoni «anche se non più per decreto-legge, ma con legge ordinaria, che il ministro Delrio si è già impegnato a presentare in breve tempo e a fare approvare entro l’anno. Certo, bisogna fare presto per evitare la scadenza elettorale della Provincia di Venezia, ma anche se entro l’anno il Parlamento non licenziasse la legge, potrebbero esserci disposizioni transitorie per evitare il voto. Certo, stupisce che la Corte costituzionale abbia mostrato in questa occasione un volto rigorista e ultraconservatore, che in altre occasioni non aveva presentato, sull’abolizione delle Province – aspetto di leggere con interesse le motivazioni della sentenza – che servono unicamente a mantenere il posto a un personale politico di serie B e alle sue piccole clientele. In ogni caso il governo avrebbe comunque dovuto presentare una legge ordinaria per i dispositivi attuativi delle Città metropolitane e dunque le cose non cambiano di molto. Quanto alle Province, so che il governo nel prossimo Consiglio dei ministri riproporrà la loro abolizione, affidata, questa volta, a una legge costituzionale che però, con l’accordo politico, potrebbe essere approvata in pochi mesi. Per questo resto ottimista sul fatto che la Città metropolitana di Venezia potrà presto vedere la luce, anche allargata ad altri Comuni come quello di Padova». Chi invece per il momento canta vittoria e ha un’opinione del tutto differente della situazione è la presidente della Provincia di Venezia, Francesca Zaccariotto. «Ieri» sottolinea «la Corte costituzionale ha ristabilito il rispetto delle regole istituzionali. La Consulta ha confermato quanto i nostri tecnici dicevano e scrivevano da tempo: la Costituzione si cambia per via istituzionale, con legge costituzionale. Forse se avessero seguito questa via, avrebbero potuto in questi ultimi anni, concludere un percorso di riforma effettivo. La Corte ha dimostrato ieri che fermare la democrazia, annullare le elezioni come è stato fatto lo scorso anno commissariando le Province che andavano al voto, è pari a un golpe. Non si ferma la democrazia con un decreto legge. Le Province costano 11 miliardi di euro, contro i 73 dei Comuni e i 182 delle Regioni. Prima di abolirle, bisogna distinguere quelle che funzionano, come quella di Venezia, da altre, che non funzionano e pensare a una riforma complessiva di tutto il sistema del decentramento». Inizia, adesso, una corsa contro il tempo sui tempi di approvazione della nuova legge istitutiva delle Città metropolitane. Legati, anche, ai tempi di sopravvivenza del governo Letta.

Enrico Tantucci

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Rossi e Manildo, sindaci di padova e treviso

«Le Province sono inutili la Patreve non si ferma»

PADOVA «Le Province vanno abolite, sono enti inutili di serie B, senza alcuna offesa per i presidenti, gli assessori e i consiglieri eletti. Se questo Paese si deve mettere al passo con l’Europa deve puntare sulle Città metropolitane e sulle unione dei Comuni. E il Veneto non può perdere la scommessa della PaTreVe per competere con Milano, Parigi, Monaco e Londra». Ivo Rossi, sindaco supplente di Padova non cambia idea. Si è appena sentito al telefono con Giorgio Orsoni, il sindaco di Venezia che ieri ha incontrato i ministri Quagliarello e Delrio per discutere con il direttivo dell’Anci, come mettere mano alla riforma degli enti locali. Le Province sono risorte grazie alla sentenza della Corte costituzionale che ha cassato i decreti legge del governo Monti. Si sapeva che sarebbe finita così. «Non voglio aprire polemiche ma la sentenza della Consulta dimostra quanto difficile sia avviare il processo di riforme in Italia: le procedure vanno rispettate, ma un Paese che sta soffrendo il peso di una crisi economica pesantissima deve poter rialzare la testa ammodernando la macchina statale. Tutti concordano che le Province sono esautorate di qualsiasi potere effettivo e quindi vanno abolite per tagliare i costi della politica. Capisco che la Zaccariotto, la Degani e Muraro (presidenti di Venezia, Padova e Treviso) esultino di fronte alla sentenza della Consulta che salva le Province ma la loro gioia durerà poco perché oggi il governo le abolirà nel rispetto della procedura costituzionale». Il punto d’approdo quale sarà? La Città metropolitana, che Venezia riuscirà a conservare per legge mentre Padova e Treviso sono in lista d’attesa. «Noi abbiamo già avviato la procedura prevista dall’articolo 133 della Costituzione per cambiare provincia ed entrare nella Città metropolitana di Venezia. La richiesta è stata votata dal consiglio comunale di Padova», conclude Rossi. E anche Giovanni Manildo, neo sindaco di Treviso, definisce la Provincia «un ente da abolire. Il processo di riforma non si può fermare, abbiamo assolutamente bisogno di ridurre la spesa pubblica e realizzare risparmi nei costi fissi: le Province non hanno reali competenze nella gestione dei servizi, i poteri sono stati trasferiti ai Comuni e quindi il processo non si può fermare. La Città metropolitana è il traguardo del processo di revisioni e istituzionale: Treviso vuole collaborare con Padova e Venezia», conclude Manildo. (al.sal.)

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