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Gli avvocati chiedono di patteggiare 22 mesi. I pm avrebbero già dato il loro consenso: una conferma che l’ex capo di Mantovani avrebbe parlato riferendo nomi e circostanze

La Guardia di Finanza al lavoro sui primi esiti delle rogatorie sui conti svizzeri

Spuntano fatture false dalla Thailandia legate al rigassificatore al largo del Polesine

Sarebbe la conferma che il manager ha parlato, riferendo nomi e circostanze. I possibili, nuovi sviluppi.

L’INCHIESTA – Gli avvocati propongono di patteggiare un anno e 10 mesi. I pm avrebbero già dato il loro assenso.

Baita verso lo sconto di pena

Ha chiesto di patteggiare Piergiorgio Baita, l’ex presidente della società di costruzioni Mantovani spa, accusato di frode fiscale in relazione ad un vorticoso giro di false fatture, realizzate tra il 2005 e il 2010, per un ammontare di circa 8 milioni di euro. I difensori del manager, gli avvocati Alessandro Rampinelli ed Enrico Ambrosetti, hanno depositato ieri mattina un’istanza in tal senso al giudice per l’udienza preliminare di Venezia, Alberto Scaramuzza, proponendo per il sessantaquattrenne ingegnere di Mogliano Veneto (Treviso) la pena di un anno e 10 mesi di reclusione (con la sospensione condizionale). I pubblici ministeri Stefano Ancilotto e Stefano Buccini dovranno formalizzare nei prossimi giorni il proprio consenso che, a quanto pare, sarebbe già stato anticipato verbalmente. La pena di partenza è attorno ai 4 anni di reclusione, alla quale sono stati applicati lo sconto di un terzo dovuto alla scelta del rito alternativo e un altro terzo per le attenuanti generiche dovute al suo atteggiamento collaborativo: Baita ha infatti ammesso, almeno in parte, il sistema delle false fatturazioni adottato per anni dalla Mantovani spa.
FALSE FATTURE PER 8 MILIONI – Il filone che ha dato il via all’inchiesta “Aria nuova” si avvia dunque ad una veloce conclusione, considerato che anche gli altri tre indagati stanno concordando con la Procura il patteggiamento della pena, che potrebbe assestarsi attorno ai 16 mesi: si tratta di Claudia Minutillo, 49 anni, di Mestre, ex segretaria di Giancarlo Galan, chiamata in causa in qualità di amministratore delegato di Adria Infrastrutture; del manager padovano Nicola Buson, 66 anni, direttore amministrativo della Mantovani e di William Colombelli, 50 anni, presidente di Bmc Broker Srl, una società di San Marino che ha operato in qualità di “cartiera” per produrre gran parte delle false fatture contestate.
PUBBLICI AMMINISTRATORI – La linea della procura favorevole al patteggiamento appare come un’ulteriore, implicita conferma del fatto che la “confessione” resa da Baita è stata ben più ampia e dettagliata di quanto sia trapelato finora dai verbali secretati. Secondo gli inquirenti il manager si sarebbe limitato per ora a confermare soltanto l’esistenza di un sistema degli appalti nel quale non è possibile lavorare senza pagare, senza “oliare” qualcuno. Ma, molto probabilmente, nei sui interrogatori l’ingegnere si è spinto ben oltre, riferendo circostanze e facendo nomi. E altre rivelazioni potrebbe farle prossimamente, fornendo elementi di prova e riscontri ai numerosi episodi già emersi grazie alle ampie confessioni rese da Minutillo, Buson e Colombelli, sulle quali le Guardia di Finanza sta lavorando da mesi, incrociandole con i primi esiti delle rogatorie sui conti esteri della Mantovani, in particolare in Svizzera. Attività che potrebbe portare a breve a nuovi, clamorosi sviluppi delle indagini con il coinvolgimento anche di qualche esponente politico o pubblico amministratore.
THAILANDIA E CANADA – Novità interessanti stanno arrivando anche sul fronte delle false fatture: a quelle già scoperte nel filone iniziale per un ammontare di 8 milioni, se ne stanno aggiungendo molte altre. Dalla Thailandia è spuntata una società, la International Office of Technical assistance (Iota) che ne ha emesso per 1.3 milioni in relazione a presunte consulenze sul progetto per il rigassificatore da realizzare al largo del Polesine. Nessuno in Mantovani, però, ha mai sentito parlare di questa società, né ha ricevuto documenti, studi o progetti, il che fa ritenere che si tratti dell’ennesima “cartiera”. Poi c’è il Canada, dove Baita avrebbe utilizzato altre società sulle quali il pm Ancilotto sta effettuando accertamenti. Se Baita dovesse patteggiare 22 mesi, le eventuali nuove false fatture potrebbero essergli contestate in un secondo momento e fatte pesare in un aumento della pena in continuazione.

Gianluca Amadori

 

LA STRATEGIA DIFENSIVA

Obiettivo principale: evitare il ritorno in carcere

Una scelta dell’ingegner Baita per mettere fine alla complessa vicenda di natura penale-tributaria, anche se ad un processo vi sarebbero state ampi margini difensivi per contrastare almeno una parte delle accuse formulate dalla Procura.
I legali di Baita spiegano così la scelta di chiedere il patteggiamento della Mantovani spa. Ma c’è anche una strategia: tutte le eventuali successive contestazioni (per false fatture o altri reati) potranno andare in continuazione, limitando il rischio di pene finali troppo elevate e soprattutto di un ritorno in carcere.

 

E il fisco ora punta sulla Mantovani

False fatture, la Gdf contesta al gruppo un’evasione Iva per 2 milioni. L’Agenzia delle Entrate altri 2,5 milioni

VENEZIA – E ora per Mantovani spa arrivano i problemi con il Fisco. La Guardia di Finanza ha depositato nei giorni scorsi quello che in termini tecnici si chiama “processo verbale di constatazione”, l’atto di chiusura degli accertamenti fiscali di cui è stata oggetto la società di costruzioni che ha sede legale a Mestre e sede operativa a Padova. Base di partenza degli accertamenti sono state le false fatturazioni oggetto dell’inchiesta penale: le Fiamme Gialle contestano un’evasione Iva di circa 2 milioni di euro nel quinquennio 2005-2010; nello stesso periodo i costi che sarebbero stati illecitamente portati in detrazione ai fini delle imposte dirette ammontano a poco meno di 8 milioni di euro. Mentre per l’Iva la presunta evasione è già stata calcolata (circa 2 milioni, appunto), sul fronte delle imposte spetta all’Agenzia delle entrate il compito di calcolare l’ammontare dell’evaso sul totale dei circa 8 milioni indicati: la percentuale varia di anno in anno, ma dovrebbe assestarsi attorno al 30 per cento, dunque circa 2.5 milioni di euro. A queste cifre il Fisco assommerà le multe, pari al 100 per cento dell’ammontare dell’evasione (ma sono previsti sconti se si accetta di pagare subito).
Nelle prossime settimane la Finanza dovrebbe depositare il “verbale di constatazione” anche in relazione alla società Adria Infrastrutture (sempre del gruppo Mantovani) finita ugualmente nell’inchiesta penale per false fatturazioni. Poi spetterà ai legali del gruppo Mantovani il compito di decidere la linea da seguire per difendersi dalle pretese del Fisco. (gla)

 

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