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AREE A RISCHIO – Porto Marghera è tra le zone a pericolo incidente. A destra industrie ad Udine

Il Veneziano è un’area tra le più “difficili” del Paese

Secondo il rapporto Ispra, il Veneto è la seconda regione “pericolosa” dopo la Lombardia

Rischio incidente per 146 aziende

Fari puntati anche su Udine: sedicesima posizione in Italia

C’è una polveriera dietro l’angolo. In Italia, da qualsiasi parte ci si giri, ci sono industrie che potrebbero essere potenzialmente pericolose, più o meno come l’Icmesa che nel 1976 a Meda provocò una fuga di diossina (noto come caso Seveso) che ipotecò il futuro degli abitanti e dell’ambiente. Gli stabilimenti sotto lente in Italia sono 1142, il 50 per cento dei quali concentrato al Nord, tra Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte, secondo quanto emerge dall’indagine dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) congiuntamente al ministero per l’Ambiente.
Il Veneto ha complessivamente 112 stabilimenti a rischio di incidente rilevante (rischio potenziale), 34 il Friuli Venezia Giulia. Per quanto riguarda la loro ubicazione, Venezia registra la concentrazione maggiore con 28, pesa molto l’area di Marghera, seguita da Vicenza con 22, Verona con 19, Padova con 16, Rovigo con 10, Treviso con 6 e Belluno con 2. In Friuli il record spetta a Udine con 19, Pordenone con 8, Trieste con 6 e Gorizia con 1.
Le direttive “Seveso”, recepite anche dall’Italia, individuano quale elemento principale che caratterizza e classifica un’attività come “a rischio” la presenza di determinate sostanze o anche di categorie di sostanze, potenzialmente pericolose, in quantità tali da superare determinate soglie. Per “presenza di sostanze pericolose” si intende la presenza reale o prevista di queste nello stabilimento e che posso liberarsi qualora si perda il controllo di un processo industriale, o vi sia un guasto tecnico. Insomma quanto accadde all’Icmesa dove la diossina fuoriuscita creo elevati danni ambientali, alla popolazione esistente e rischi per quella futura. Di fatto tutte le aziende che trattano sostanze pericolose possono rappresentare un rischio.
Il Nordest, area a forte vocazione industriale, ha diverse realtà che meritano attenzione: dall’industria chimica a quella siderurgica, anche anche tutte quelle aziende che utilizzano sostanze chimiche. Venezia con 44 comuni interessati, pari al 22,7 per cento del territorio provincia si posiziona all’ottavo posto in Italia per rischio, seguita all’11esimo da Vicenza (20 comuni), Verona a 16esimo con 15 comuni. Udine con 14 comuni è al 17esimo posto a livello nazionale. Le aree di maggior concentrazione degli stabilimenti a rischio di incidente si trovano quasi sempre vicino ai poli di raffinazione o ai petrolchimici, così è a Porto Marghera o a Ferrara Nord. Naturalmente ad aggravare il rischio c’è la concentrazione: laddove è maggiore il pericolo che si possa verificare un incidente anche grave cresce notevolmente. Le direttive chiedono di tenere conto delle sostanze che vengono usate nel ciclo industriale: tossiche (composti chimici che provocano effetti avversi sull’organismo umano quando sono inalati, ingeriti o assorbiti per via cutanea); infiammabili; esplosive; comburenti e quelle pericolose per l’ambiente. Naturalmente la “mappa” serve per poter creare una rete di sorveglianza e protezione in collaborazione con gli enti preposti, ministero, prefetture e Vigili del Fuoco, ad esempio, al fine di fare prevenzione ma anche di intervenire tempestivamente in caso di incidente.

Daniela Boresi

 

 

Marghera ai primi posti per fabbriche pericolose

Delle 1142 industrie italiane a rischio, ben 41 sono in un raggio di meno di 150 chilometri, tra Porto Marghera e Ravenna. È il dato che emerge dal Rapporto 2013 sugli stabilimenti Rir (Rischio di incidente rilevante), diffuso ieri a Roma dall’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale che si è avvalso di una rete di informazioni provenienti anche dai gestori degli stabilimenti rientranti nella direttiva Seveso, oltre che dal ministero dell’Interno, dai vigili del fuoco e dalle prefetture. Venezia e Ravenna, con i loro petrolchimici fanno parte di quel 9% dei Comuni italiani (per la precisione sono 765) nei quali si trova un impianto industriale ad alto rischio di incidente. Ravenna, dunque, con i suoi 26 stabilimenti a rischio è in testa, seguita da Venezia con 15, poi Genova con 14, Trecate (10), Napoli, Livorno e Brindisi (9), Brescia, Filago e Roma (8). Quanto alle provincie, solo Macerata è senza industrie pericolose, mentre nella quasi totalità delle altre province opera almeno uno stabilimento con pericolo di incidente rilevante: al nord guida la classifica Milano con 69 fabbriche, seguita da Brescia con 45 e da Ravenna con 37; al centro in testa c’é Roma con 26 stabilimenti; infine al sud Napoli ha 33 stabilimenti.
Secondo il rapporto Ispra le tipologie più diffuse di stabilimenti a rischio di incidente rilevante sono chimiche e petrolchimiche (circa il 25%), e le fabbriche sono concentrate in particolare in Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Veneto; seguono i depositi di gas liquefatti, essenzialmente Gpl, con una percentuale attorno al 24%. I depositi di Gpl sono diffusi su tutto il territorio nazionale, in particolare nelle regioni meridionali (Campania e Sicilia) ma anche al Nord (Lombardia e Veneto), ed in generale attorno alle aree urbane, in particolar modo nelle province di Napoli, Salerno, Brescia, Roma, Bari e Catania. L’industria della raffinazione (17 impianti in Italia, ma con alcuni in fase di chiusura o trasformazione in attività di deposito) risulta, invece, piuttosto distribuita sullo Stivale con particolari concentrazioni in Sicilia (5) e in Lombardia (3); stessa cosa vale per i depositi di oli minerali, che sono particolarmente concentrati in prossimità delle grandi aree urbane del Paese e nelle città con importanti porti industriali come Genova o Napoli.

 

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