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Ci sarebbe l’accordo tra procura e legali dell’ex presidente della Mantovani

Gli altri indagati: Minutillo se la caverà con 16 mesi, Buson e Colombelli con 14

VENEZIA – Un anno e dieci mesi, questa la pena su cui i difensori di Piergiorgio Baita, gli avvocati Alessandro Rampinelli ed Enrico Ambrosetti, avrebbero raggiunto l’accordo con il rappresentante della Procura veneziana. Dopo i primi due interrogatori, quelli di maggio, l’ingegnere ex presidente della «Mantovani spa» avrebbe sostenuto un’altro lungo interrogatorio a giugno, completando le confessioni e le rivelazioni precedenti e probabilmente grazie a questa collaborazione il pubblico ministero Stefano Ancilotto si è convinto a dire sì ad una pena inferiore ai due anni, in modo che possa rimanere sotto la soglia della sospensione condizionale, anche se Baita ha subito un’altra condanna a sei mesi alcuni anni fa. Le confessioni di colui che un tempo comandava nel Veneto per quanto riguarda gli appalti più importanti, oltre a coinvolgere pubblici amministratori (politici, funzionari e tecnici) di cui già l’ex segretaria di Giancarlo Galan trasformatasi in manager Claudia Minutillo aveva fornito i nomi, necessariamente produrrà effetti anche nei suoi confronti. Se gli appalti sono stati truccati, se qualcuno è stato corrotto è evidente che sia Baita sia Minutillo finiranno sotto inchiesta anche per altri reati, oltre a quelli di associazione a delinquere e frode fiscale per i quali sono stati arrestati ilo 28 febbraio scorso. A questo punto il rappresentante dell’accusa ha fretta di concludere questo primo troncone d’indagine e se gli accordi con le difese di Baita e degli altri indagati (un anno e quattro mesi per Minutillo, un anno e due mesi ciascuno per William Colombelli e Nicolò Buson) andranno in porto non sarà necessario attendere il 7 ottobre, giorno fissato dal giudice delle indagini preliminari per l’udienza con rito immediato davanti al Tribunale di Venezia. La sentenza di patteggiamento potrà arrivare ben prima, a settembre se non alla fine del mese di luglio. La fretta è dettata dal fatto che chi coordina le indagini dei finanzieri di Venezia e di Padova vuole proseguire sulla base delle dichiarazioni che i quattro arrestati hanno rilasciato chi immediatamente dopo l’arresto, come Minutillo e Colombelli, chi dopo aver meditato a lungo in carcere, come Buson e Baita, quest’ultimo, tra l’altro, nel frattempo ha cambiato i difensori. Gli avvocati Pietro Longo, parlamentare Pdl, e la collega di studio Paola Rubini hanno lasciato , evidentemente anticipando una possibile incompatibilità (non certo dal punto di vista deontologico ma dell’opportunità), visto che l’ingegnere della Mantovani stava aveva espresso l’intenzione di cambiare strategia difensiva e di conseguenza avrebbe potuto parlare di colleghi di partito del suo difensore. Naturalmente, le sole dichiarazioni ed ammissioni di coimputati non bastano a portare a processo e far condannare altre persone, per questo gli investigatori delle «fiamme gialle» di Venezia e Padova sono al lavoro da settimane e presumibilmente ne avranno per altri mesi: cercano riscontri e prove che suffraghino le dichiarazioni di Baita, Minutillo e Buson. Oltre che a lavorare sugli appalti ottenuti nell’ultimo decennio a cominciare dal Mose, i controlli riguardano anche la rete di protezione, formata anche da pubblici ufficiali, appartenenti alle forze dell’ordine e addirittura ai servizi segreti, che Baita era riuscito a mettere in piedi grazie a soldi e favori.

Giorgio Cecchetti

 

 

CHIUSA LA VERIFICA AMMINISTRATIVA

Fatture false per 7 milioni e mezzo

PADOVA – La guardia di finanza di Padova, venerdì scorso, ha chiuso la verifica fiscale sulla Mantovani. Gli uomini del Nucleo tributario hanno contestato 7 milioni e mezzo di fatture false e 1,7 milioni di Iva evasa. Tutto ha avuto inizio con le intercettazioni sui cellulari di Baita e di Minutillo. Cinque mesi dopo i finanzieri coordinati dal tenente colonnello Giovanni Parascandolo sono entrati negli uffici amministrativi della Mantovani per un controllo di routine. Con gli accertamenti fiscali sono spuntate le prime irregolarità e sono venuti alla luce i rapporti tra il colosso nel settore delle costruzioni in Veneto e la piccola società di San Marino: la «Bmc Broker». Gli investigatori veneziani e padovani si sono coordinati fino all’ottobre 2012, quando alla fine del mese il pm ha chiesto le ordinanze di custodia. L’indagine amministrativa era stata sospesa per consentire agli investigatori di dare impulso all’ambito penale. Ora che il quadro indiziario sembra essere delineato nei minimi particolari, si è potuto quindi concludere il controllo sui conti. Le fatture contestate sono quelle emesse dal 2004 al 2010. Ora entrerà in campo l’Agenzia delle Entrate che ha già inviato l’avviso di accertamento. A breve si chiuderanno gli accertamenti anche sulla Adria Infrastrutture.

Enrico Ferro

 

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