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il caso – Folla a Salgareda contro il progetto, chiesto un consiglio a Ponte

SALGAREDA. «Fermate la centrale elettrica». È questo l’annuncio partito ieri dai banchi della minoranza durante il consiglio comunale straordinario convocato dal sindaco Vito Messina per contrastare sul nascere il progetto della società Terna per la realizzazione del nuovo Interconnector Italia-Slovenia in corrente continua di 1000 MW. Un progetto mastodontico, con la realizzazione nella campagna di Salgareda di un capannone di 160 metri di lunghezza per 100 metri di larghezza e alto 23 metri, che avrà un impatto devastante sull’ambiente. Il sindaco Vito Messina, illustrando il progetto al folto pubblico presente al consiglio, ha commentato amareggiato:

«A livello comunale stiamo tanto attenti prima di far installare un gazebo o un box auto nei giardini e poi vogliono calarci dall’alto un progetto del genere che sarà devastante per il nostro territorio a vocazione agricola».

Il sindaco ha spiegato che la decisione finale sull’esecuzione del progetto della Terna sarà presa di concerto tra i ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente sentita la Regione. I Comuni interessati potranno esprimere soltanto dei pareri e partecipare alla relativa Conferenza dei servizi. Dai banchi della minoranza il consigliere Davide Zanchetta ha affermato:

«Dato che in pratica a poter dire qualcosa sulla realizzazione del progetto sarà la Regione e abbiamo un presidente trevigiano che si dichiara sensibile alle tematiche ambientali e del territorio, chiediamogli che venga a vedere di persona di cosa si discute. Diciamo a Zaia che venga a vedere personalmente l’area che sarà coinvolta nel progetto».

Si tratterebbe di 90mila mq di terreno agricolo che andrebbe sacrificato, senza considerare i livelli dei campi elettrici e magnetici, oltre al rumore, che la nuova opera potrebbe causare. Ma anche Ponte di Piave non ci sta:

«Chiederemo al sindaco Zanchetta la convocazione di un consiglio straordinario sul tema», annuncia il capogruppo dell’opposizione Mirco Lorenzon, «la centrale sarebbe a pochi metri dal nostro territorio, con un impatto devastante».

Claudia Stefani

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