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Nuova Venezia – Moranzani, la nuova Marghera negata.

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

11

lug

2013

 

La sentenza del Consiglio di Stato blocca l’interramento degli elettrodotti e le opere collegate. Bettin: «Reagiamo»

MARGHERA. La sentenza del Consiglio di Stato blocca il previsto e positivo interramento degli elettrodotti a Malcontenta per un cavillo procedurale, ma la città non si rivolta. Mentre per alcune opere che non si sono mai realizzate – come il Palais Lumière o la Sublagunare, tanto per fare qualche esempio – tutte le sue forze politiche, sociali e istituzionali si mobilitano; per un progetto già pianificato, autorizzato e in gran parte finanziato, come il Vallone Moranzani, sono in pochi ad aprire bocca. La Provincia di Venezia gira la testa e anzi, per bocca della presidente Francesca Zaccariotto, dice che il Consiglio di Stato ha fatto bene a bloccare il nuovo elettrodotto di Terna che dovrebbe essere interrato a Malcontenta per poter realizzare la grande discarica del Moranzani che dovrebbe ospitare oltre 2 milioni di metri cubi di fanghi inquinati scavati dai fondali dei canali. Nè alla Camera, nè al Senato sono state presentate interrogazioni sulla questione. Solo nella Municipalità di Marghera e nei consigli comunale e regionale se ne parla. Confindustria, invece, tace, malgrado si tratti di un’opera da quasi 1 miliardo di euro capace di mobilitare grandi e piccole imprese locali. Tacciano anche le associazioni artigiane, i commercianti e i sindacati dei lavoratori. E tace pure l’Autorità Portuale, interessata in prima persona visto che si tratta dei fanghi scavati per aumentare la navigabilità di tutti i canali portuali.

Eppure, l’Accordo di Programma per il Vallone Moranzani – che prevede, a fronte delle quote di smaltimento dei fanghi pagate dall’Autorità Portuale, una serie di opere pubbliche stradali, idrauliche e paesaggistiche – è stato firmato nel 2008 da tutte le istituzioni e forze sopraddette, con tanto di coinvolgimento della popolazione di Malcontenta e Marghera che si è potuta esprimere su tutti gli aspetti dell’Accordo di Programma.

«Questo silenzio è sconcertante» osserva, sconsolato, l’assessore comunale all’Ambiente, Gianfranco Bettin «per ora solo il ministro Flavio Zanonato si è preso a cuore il problema, ma tacciono il ministero dell’Ambiente e sopratutto quello dei Beni Culturali che secondo la sentenza del Consiglio di Stato non ha ben motivato il suo via libera al nuovo elettrodotto. Anche in città tacciono in troppi, nonostante l’Accordo Moranzani sia un pezzo della nuova Marghera, un progetto fondamentale per l’economia del Porto, per la salvaguardia ambientale, per la viabilità e la sicurezza idraulica del nostro territorio. Non capisco, poi, la presidente Zaccariotto, che butta via il bambino, cioè l’interramento delle linee aree di Malcontenta, con l’acqua sporca, ovvero il mancato interramento del resto della nuova linea tra Camin e Dolo». Anche l’ex Commissario allo Scavo dei Canali, Roberto Casarin, è sconcertato: «se il progetto Terna non viene ripreso si fermano i lavori del Moranzani; non si fa la discarica, restano nelle vasche di stoccaggio provvisorio oltre 170.000 metri cubi di fanghi, anche pericolosi; non si completano i lavori sulla viabilità che aspettano ancora i 5 milioni di euro promessi dalla Provincia che si sempre opposta al progetto di Terna, malgrado preveda, a fronte di 30 chilometri di nuovo elettrodotto aereo, salvo il tratto interrato di Malcontenta, la dismissione e successiva demolizione di oltre 100 chilometri i vecchi elettrodotti aerei ancora esistenti».

Gianni Favarato

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Un progetto che vale quasi un miliardo. Due terzi sono già stati finanziati.

I ritardi sui tempi previsti dall’Accordo di Programma c’erano già prima che arrivasse la sorprendente sentenza del Consiglio di Stato sull’interramento degli elettrodotti di Terna che sorgono nel Vallone Moranzani, cioè l’area che dovrà ospitare la mega-discarica di fanghi contaminati scavati dai canali lagunari, destinata a diventare un parco. Ma quattro anni non sono passati invano per un progetto da quasi 1 milione di euro (911 milioni, per l’esattezza, dei quali due terzi già a disposizione ), unico nel suo genere in Italia, che in cambio della realizzazione di una discarica di fanghi lagunari, prevede una serie di opere pubbliche di compensazione tra Marghera e Malcontenta. Dall’estate del 2008 – quando tra istituzioni, Porto, Magistrato alle Acque, consorzi di Bonifica e aziende (Eni e San Marco Petroli) è stato firmato l’Accordo di Programma per lo stoccaggio nel Vallone Moranzani a Malcontenta, dei fanghi più contaminati scavati dai canali portuali – ad oggi, sono stati scavati gran parte dei canali portuali e industriali (portando i fanghi nell’isola delle Trezze, nella cassa di colmata del Molo dei Sali e nella discarica provvisoria dei 23 ettari) e sono stati avviati i cantieri per le prime opere idrauliche anti-alluvione e di separazione del traffico stradale, mentre quelli per l’interramento degli elettrodotti e la predisposizione della mega-discarica – che ha ottenuto il Via pochi mesi fa – su cui nascerà il nuovo parco urbano di Malcontenta di 200 ettari e alto fino a 12 metri rispetto al mare, erano appena cominciato quando è arrivata la sentenza del Consiglio di Stato che blocca proprio l’interramento dell’elettrodotto e, di conseguenza la realizzazione della discarica nel Vallone Moranzani.

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