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COMMERCIO

Auchan, Carrefour, Mercatone, Feltrinelli: mille contratti di solidarietà. Ma le espansioni non si fermano: «Presto una drastica selezione naturale»

VENEZIA – Uno dopo l’altro, fino ad arrivare a più di un migliaio solo negli ultimi sei mesi. La grande distribuzione veneta «cede» ai contratti di solidarietà. Gli scaglioni delle firme si distanziano di poche settimane. E i numeri dei dipendenti coinvolti pure. Quasi 300 su 350 partiranno dal primo agosto all’Auchan di Mestre, 200 su 235 sono già partiti il 1 giugno al Carrefour di Marcon (dopo una cassa integrazione in deroga a rotazione di 34 mesi), 105 due giorni fa in tutta la Feltrinelli del Veneto, solo per citare alcuni casi. Con una cessione di parte dello stipendio per non lasciare a casa nessuno, che va dal 12% della Feltrinelli al 30% dell’Auchan di Padova. Sono numeri importanti, quelli che fotografano il via alle misure anti licenziamento, (seppur in alcuni casi temporanee) da parte dei colossi del commercio veneto. Si è a lungo parlato delle difficoltà dei piccoli negozi cittadini di fronte all’apertura dei grandi centri commerciali. Della battaglia persa di Davide contro Golia. Eppure ora anche Golia non sembra stare benissimo.

«La crisi è generale. La sentono tutti, dalla grande distribuzione al piccolo commercio – spiega il presidente regionale di Confcommercio Massimo Zanon – il problema, per i grandi centri commerciali è che ce ne sono troppi. Non sono più state fatte da tempo delle valutazioni territoriali per bilanciare la domanda e l’offerta in maniera adeguata. Si è continuato a procedere come se nulla fosse e intanto il mercato è fortemente cambiato per la crisi».

La situazione di difficoltà, però, non è la stessa in tutte le sedi venete, a prescindere dal «marchio». Se a Verona 172 dipendenti su 210 dell’Auchan sono in contratto di solidarietà (al 12,75%) già dal primo gennaio 2013 e lo saranno per altri 12 mesi, quelli dell’Auchan di Vicenza non sono ancora stati toccati dalla problematica. Lo stesso avviene per il Mercatone uno, che chiuderà a fine agosto i tre punti vendita di Badia Polesine, Mogliano Veneto e delle Valli di Chioggia mentre gli altri otto (sempre veneti) rimarranno aperti o per il Carrefour di Portogruaro, in cui 199 dipendenti su 220 sono in contratto di solidarietà dal primo gennaio 2013 mentre il «vicino» Carrefour di Thiene regge benissimo.

«Non tutte le zone hanno la stessa offerta e quindi non tutte le zone hanno la stessa problematica in termini di surplus – spiega Zanon – non è affatto detto, però, che in quei luoghi si possa inneggiare allo scampato pericolo.

Alla fine di questo periodo di crisi molte aziende avranno le serrande abbassate, ci sarà una sorta di selezione naturale che salverà solo quelle più forti con il rischio, però, a quel punto che rimangano delle zone non servite». Intanto, le espansioni, quanto a metri quadri in Veneto continuano. In alcuni casi si raddoppiano le metrature, in altri invece nascono proprio centri commerciali ex novo (come nel caso del Blo di Marghera con 30mila metri quadri previsti di superficie commerciale).

«Si tratta di incongruenze – dice Maurizio Franceschi direttore Confesercenti regionale – di miopia degli amministratori che decidono di dare il via libera a nuovi insediamenti quando tra un po’ dovremo chiederci che utilizzo fare di questi contenitori che rimarranno vuoti. La prima parte della crisi non aveva quasi toccato la grande distribuzione e ora, invece, è arrivata. La ragione? I consumi che continuano a diminuire, con punte nel mese di marzo di una riduzione anche del 30% sull’abbigliamento e pure nel settore dell’alimentare, fatto nuovo rispetto al passato».

Secondo i sindacati, che proprio ieri hanno presentato la nuova piattaforma unitaria per il rinnovo del contratto nazionale, una parte di responsabilità va alle aperture domenicali.

«Non è la soluzione alla crisi dei consumi, anzi – dice Adriano Felice della Filcams Cgil – le aperture costano e i costi si ripercuotono poi sui lavoratori».

«Non siamo contro il lavoro domenicale tout court – aggiunge Massimo Marchetti segretario della Uiltucs Uil – ma devono essere regolamentate nei contratti».

Dal canto suo, intanto, la grande distribuzione corre ai ripari. Rinnovando l’offerta, scegliendo i contratti di solidarietà come misure per mantenere la continuità occupazionale, e testando nuove soluzioni economiche per gli acquirenti. «Per noi il contratto di solidarietà va nella direzione del rinnovamento – spiegano dagli uffici di Feltrinelli Italia – è un modo per raccogliere le forze anche economiche e superare la crisi». Il rinnovamento è scritto nel dna di Feltrinelli. E, nella pratica in Veneto sembra si tradurrà in un adeguamento dei punti vendita (ovviamente non tutti) ad una tipologia, diciamo così, più easy, le cosiddette Feltrinelli RED, acronimo di read, eat, dream. Spazi per i libri, per la musica ma anche per un brunch veloce o per un aperitivo. Auchan invece, a fronte della crisi dei consumi generalizzata prova a ridare slancio ai consumi «bloccando» i prezzi. Fino a fine settembre con «Prezzi Blok» mille prodotti alimentari non varieranno per aiutare le famiglie durante il periodo estivo.

Alice D’Este

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