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Gazzettino – Venezia. Nuovo piano per le crociere a Marghera

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

12

lug

2013

LA LAGUNA L’ECONOMIA

COSTI – 230 milioni di euro più altri 182 per sviluppare il terninal attuale

GRANDI NAVI – A fianco di Fincantieri su 31 ettari. Non intralcerebbe il porto commerciale né la zona industriale

LA GESTIONE – Per Vianello la gestione andrebbe alla Vtp che avrebbe Marghera per le grandi navi e Venezia per gli yacht, più residenze con garage e darsene

«Ecco la nuova Marittima a Marghera»

A disposizione del sindaco il piano dell’avvocato Alessio Vianello e di un pool di studi internazionali

Non è vero che la Marittima non si può spostare a Marghera. Si può farlo creando più ricchezza e occupazione di quella garantita dalla Marittima attuale e, soprattutto, non andando ad interferire con le attività del porto commerciale né con la possibile reindustrializzazione di Marghera. Questione che tra l’altro preoccupa non poco i sindacati i quali nei giorni scorsi hanno detto chiaramente al sindaco che un’eventuale Marittima in piena isola portuale, ad esempio nelle banchine del terminal Tiv (di Aponte e Marin Hili), li vede nettamente contrari perché «potrebbe causare danni di notevole portata al sistema portuale locale, favorendo pure lo spostamento dei crocieristi a Trieste o a Capodistria».
Alessio Vianello, ex assessore comunale alle Attività produttive, ex presidente del Consorzio della logistica e avvocato dello studio Mda che si occupa di aziende, ha pronto un progetto realizzato assieme ad un pool di studi di livello internazionale.
L’investimento è di 230 milioni di euro più altri 182 per sviluppare la Marittima attuale; verrebbe realizzato in project financing e dovrebbe essere gestito da Vtp, Venezia terminal passeggeri che già gestisce le crociere a Venezia, assieme ai proprietari delle aree che potrebbero fare da sviluppatori immobiliari.
Chi sono i progettisti?
«Al momento preferiscono rimanere anonimi ma se la cosa si concretizzerà non avranno problemi ad uscire allo scoperto» spiega Vianello.
Lei che ruolo ha?
«Nessuno incarico, nessun ruolo se non quello di cittadino che ha messo insieme energie e potenzialità enormi che altrimenti rischiano di andare disperse. Io, diciamo, sono il proponente e offro questo progetto al sindaco Giorgio Orsoni sperando che voglia farlo suo e che, assieme a Regione, Autorità portuale veneziana e Vtp, voglia portarlo al Comitatone per renderlo realizzabile».
Per lei la questione delle Grandi Navi va inserita in una visione più ampia che permetterà di riorganizzare alcune funzioni della città e per rilanciare davvero Porto Marghera. Come?
«Voglio creare la nuova Marittima nel luogo più naturale che esiste, nel canale industriale Nord, vicino a Fincantieri, in un’area perlopiù già dismessa, che è la cerniera tra il porto commerciale, il Vega e il resto della città, e che non invade nessuna delle tre. In tal modo la crocieristica può diventare il piano di riconversione della vecchia prima zona industriale, e la logistica il piano di riconversione della seconda vecchia zona industriale».
Sulla logistica Vianello è convinto che Paolo Costa, presidente dell’Autorità portuale, si stia muovendo con molta lungimiranza e determinazione. Costa, però, è anche il proponente dello scavo del canale Sant’Angelo-Contorta e del mantenimento della Marittima a Venezia.
«Così purtroppo rischia di far saltare per sempre la riqualificazione della prima zona industriale. L’area identificata è potenzialmente di 50 ettari, e già disponibili, senza contare la Pilkington fabbrica in attività, ci sono 315 mila metri quadrati, più dei 280 mila della Marittima attuale».
Il no di Capitaneria e Autorità portuale a qualsiasi ipotesi di portare il traffico crocieristico a Marghera deriva da due ordini di motivi, la sovrapposizione con il traffico commerciale che rischierebbe di bloccare il porto, e la sicurezza che non sarebbe garantita.
«Siamo coscienti che il traffico passeggeri, che per legge ha priorità su quello commerciale, potrebbe portare dei problemi e, secondo le autorità, soprattutto nel tratto del canal dei Petroli dove si affacciano il petrolchimico e il porto commerciale. E proprio per questo 70 dei 230 milioni preventivati servirebbero per scavare un piccolo canale parallelo a quello dei Petroli ma subito al di là dell’isola delle Tresse, canale stretto perché a senso unico dedicato alle navi da crociera che, così, raggiungerebbero la nuova Marittima non incrociando le navi commerciali. Sarebbe un canale molto più corto del Contorta Sant’Angelo e molto meno impattante ambientalmente perché non metterebbe in comunicazione le acque della Giudecca con quelle del canale dei Petroli, infine sarebbe molto meno costoso».
Resta il problema della sicurezza, ossia della vicinanza con i depositi costieri di carburanti e con la raffineria.
«L’ultimo aggiornamento del Piano regolatore comunale del 4 febbraio scorso, relativamente alle aree soggette a rischio di incidente rilevante esclude gli spazi in questione da qualsiasi ipotesi di pericolo. Senza contare che il Vega ospita più di duemila persone e si trova a qualche centinaio di metri dalla nuova Marittima».
I tempi? Quanto ci vuole per realizzare l’opera?
«Alcune aree sono già disponibili, altre vanno bonificate. Però il progetto è modulare, si potrebbe partire praticamente subito con lo spazio per tre o quattro grandi navi e poi crescere, magari anche sulla sponda Ovest, dove ci sono altre attività chiuse come la Beltrame».
E la Marittima attuale la buttate alle ortiche?
«Anzi: diventerà il terminal per le navi sotto le 40 mila tonnellate che, secondo il progetto Clini-Passera, possono passare in bacino San Marco, e il terminal per gli yacht di lusso. Buona parte delle strutture esistenti possono essere utilizzate per attività fieristiche e per creare un grande polo per la manutenzione di questi yacht. Tutte attività capaci di generare flussi finanziari diretti e indiretti per sostenere gli investimenti fatti da Vtp. Poi rimangono vaste aree da valorizzare con residenze basse e di qualità su 130 mila metri quadrati, secondo modelli europei tipo Rotterdam dove sono state costruite case con il garage per l’auto e la darsena per la barca. Case del genere, anche con la crisi imperante, verrebbero vendute subito».

Elisio Trevisan

 

IL MAGISTRATO ALLE ACQUE

«I progetti? Nessuna scelta. Finora sono ipotesi alla pari»

L’ingegner Fabio Riva è il nuovo dirigente dell’Ufficio tecnico: «Al Ministero chiediamo fondi per approfondire»

L’ing. Fabio Riva, da cinque mesi responsabile dell’Ufficio salvaguardia del Magistrato alle Acque e capo ufficio tecnico: «Progetti non ancora analizzati approfonditamente»

«I progetti alternativi sul passaggio delle grandi navi da presentare al Ministro il 25 luglio? Per il momento si tratta solo di un ventaglio di ipotesi. Però abbiamo scritto una lettera al Ministero in cui chiediamo dei fondi per gli approfondimenti».
Parla l’ingegner Fabio Riva, 56 anni, romano, da cinque mesi nuovo dirigente dell’Ufficio tecnico del Magistrato alle Acque e responsabile dell’Ufficio Salvaguardia di Venezia. A tutt’oggi il Magistrato alle Acque è senza presidente, dopo il pensionamento dell’architetto Ciriaco D’Alessio che ha retto le sorti di Palazzo X Savi per un anno e mezzo e fino al 30 aprile scorso. Ma sia per la spending review, sia per la coincidenza con le tormentate vicissitudini politiche del nuovo governo (la nomina avviene da parte del Capo dello Stato sentito il consiglio dei ministri, ndr) l’avvicendamento non è ancora avvenuto. In un momento cruciale per Venezia, che ha in ballo il completamento dell’opera di salvaguardia più importante mai realizzata, il Mose, costo quasi 5 milioni di euro, e che di recente ha deciso di decidere il futuro della portualità lagunare entro la fine di questo mese.
Partiamo dall’ipotesi caldeggiata dal Porto, con lo scavo del canale Sant’Angelo Contorta, il più impattante a livello ambientale, che richiederebbe una manutenzione continua per portare quello che è attualmente un canale profondo al massimo in alcuni punti 4 metri a -11 e a una larghezza di un centinaio per permettere il transito ai giganti del mare. Il presidente di autorità portuale Paolo Costa lo dava per promosso dal Magistrato alle Acque. «C’è il progetto – replica Riva – c’è allegata un’analisi di costi, ma non sono state fatte le simulazioni delle conseguenze idrogeologiche. Come pure per gli altri. Sono progetti che conosciamo perché ce li hanno presentati, ma per valutarli ed esprimere un giudizio è necessario un approfondimento tecnico che non è ancora stato fatto».
Ancora “indefinita” e in aggiornamento l’ipotesi-Orsoni su Marghera, più conosciuto il progetto più datato, firmato Cesare De Piccoli, che richiede una maggior valutazione dell’impatto a mare. E su questo pesa l’assenza del presidente del Magistrato alle Acque. «Il presidente è il trait-d’union con il Ministro, l’interfaccia con il quale il ministero si raffronta dal punto di vista politico-amministrativo – risponde Riva – Nel caso del Mose siamo al 75% dei lavori e il controllo è soprattutto tecnico, sulla qualità dell’esecuzione delle opere. Nel caso delle grandi navi la questione è più complessa, la riunione del 25 luglio servirà soprattutto per capire quali sono le possibilità sul tappeto, poi si faranno le valutazioni. Per il momento non abbiamo una posizione ufficiale».
Il Mose è quasi completato, il Consorzio Venezia Nuova ha da poco un nuovo presidente. «Giovanni Mazzacurati era un simbolo, ci mancherà la sua professionalità. Ma Mauro Fabris è un segno di discontinuità di livello sicuro, mi aspetto un salto in positivo. Come del resto anche il direttore, Hermes Redi, è uno che la storia del Mose la conosce a memoria. Neanche l’arresto di Piergiorgio Baita ha inciso sull’attività del cantiere». Insomma, tutto fila liscio. Manca solo il presidente.

 

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