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IL FENOMENO

TREVISO – Ormai i vigneti sono praticamente dappertutto. Da quando 4 anni fa l’Europa ha decretato che il Prosecco di origine controllata si può sì produrre in 9 province del Veneto e del Friuli ma che solo nelle zone di Conegliano, Valdobbiadene e Asolo può prendere il nome di Superiore, tra le colline è partita una vera e propria corsa agli spazi e ai fazzoletti di terreno dove piantare viti. Anche abbattendo porzioni di bosco, se necessario. Dopotutto la legge impone solo che gli alberi tirati giù vengano sostituiti con altri arbusti. Anche in aree distanti rispetto a quelle dove sono stati tagliati. E qui sta l’inghippo. Perché può essere che tra due comuni, nemmeno troppo distanti, uno si ritrovi con i declivi “rasati” per far posto ai vigneti e l’altro fitto di alberi come non mai. Rischi accettabili? Pare di sì. Soprattutto in questo periodo di crisi economica.
«Nel nostro territorio prima c’era stata una corsa all’apertura di aziende e alla costruzione di capannoni – fa il punto Armando Serena, presidente del consorzio Docg Montello e colli asolani che oggi sforna 1,5 milioni di bottiglie all’anno ma che punta a raggiungere quota 5 milioni nel giro dei prossimi tre anni – adesso il settore primario si sta prendendo la rivincita anche grazie all’effetto del Prosecco, che consente di creare ricchezza e di redistribuirla tra i redditi dei lavoratori».
Resta ancora aperta, però, la questione dell’impiego di fitofarmaci. Questione finita pure al centro di uno studio dell’Usl di Pieve di Soligo che ha sollevato più di qualche polemica. «Ma ormai i produttori hanno sviluppato una grande sensibilità su questo argomento – assicura Stefano Zanette, presidente del consorzio Doc Prosecco – e da parte nostra abbiamo divulgato un vademecum per indicare a tutti i migliori trattamenti da effettuare in campagna dando anche indicazioni tecniche dettagliate».
M.F.

 

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