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AMBIENTE – Lo stop all’elettrodotto di Terna blocca il piano di riqualificazione di Moranzani e lo scavo dei canali

L’ex commissario Casarin: «L’ente era favorevole, poi la Zaccariotto ha cambiato le carte in tavola»

IL PROBLEMA – Fanghi bloccati nelle vasche provvisorie

«Sono indignato» e come Roberto Casarin lo sono anche molti abitanti di Malcontenta e Fusina. Si sentono presi in giro perché il Vallone Moranzani, una delle più grandi operazioni di risanamento e ripristino ambientale e idrogeologico del nostro paese e probabilmente d’Europa, come l’ha definita lo stesso assessore comunale all’Ambiente Gianfranco Bettin, rischia di saltare per sempre dopo che, su ricorso di cittadini della Riviera del Brenta, il Consiglio di Stato ha annullato il decreto di approvazione del Ministero dello Sviluppo economico, per un difetto di parere del ministero dei Beni culturali.
L’ex commissario straordinario ai fanghi spiega come il blocco del Vallone metta a rischio non solo il progetto in sè ma anche, in prospettiva, la portualità veneziana.
I Comuni e vari cittadini della Riviera, però, gridano allo scandalo contro il nuovo elettrodotto aereo di Terna che rovinerebbe il paesaggio storico e artistico, e quei 30 chilometri di cavi ad alta tensione fanno parte integrante del Vallone Moranzani.
«Non può essere che in questo Paese si arrivi ad un accordo, dopo anni di confronti e discussioni cui, caso raro in Italia, partecipò l’intero quartiere e cui partecipò attivamente la stessa Provincia. E, dopo due anni dal cambio di Amministrazione, la Provincia si rimangi tutto».
Casarin si riferisce a quanto ha dichiarato la presidente Francesca Zaccariotto alla terza commissione di qualche giorno fa: «La Provincia ha da sempre espresso un parere negativo sul progetto dell’elettrodotto Dolo-Camin».
Da sempre non è vero perché l’Accordo di programma per il Vallone Moranzani è stato firmato il 31 marzo del 2008 e la Provincia era favorevole. «E allora già si conosceva sin dal 1 marzo 2007 il progetto di Terna, che prevede l’interramento dell’elettrodotto a Malcontenta, altrimenti è impossibile realizzare la discarica e il parco sotto ai cavi dell’alta tensione, e altri 30 chilometri di elettrodotto aereo tra Dolo e Camin – afferma Casarin -. E vale solo la pena ricordare che quei 30 chilometri sostituiscono ben 100 chilometri di linee aeree già esistenti, e che non potrebbero essere interrati per evidenti problemi tecnici già spiegati decine di volte».
La presidente Zaccariotto ha detto che bisogna lavorare per arrivare ad una nuova soluzione condivisa.
«La Provincia ha cambiato le carte in tavola votando contro durante la Conferenza dei servizi del 14 dicembre 2012, dopo la quale il Mise varò il decreto di approvazione, quello bocciato dal Consiglio di Stato – continua Casarin -. Francamente, però, non capisco quale possa essere una soluzione diversa condivisa. Il vero dramma è che abbiamo 170 mila metri cubi di fanghi nelle vasche di stoccaggio provvisorio che attendono di essere portati nella nuova discarica che rischia di non nascere. E poi abbiamo altri 4 milioni di metri cubi di fanghi ancora nei canali. Eravamo riusciti a portare i canali ad una profondità tale da rendere pienamente operativo il porto ma bisogna continuare a scavare per mantenere quei fondali. E invece rischia di bloccarsi tutto. I Comuni della Riviera vogliono difendere il paesaggio ma intanto continuano a buttare i loro rifiuti all’impianto di Fusina. Un po’ comodo mi pare».

IL PROGETTO – Un parco sopra gli scavi dei canali industriali

Il progetto del Vallone Moranzani è il frutto di anni di discussioni e confronti tra istituzioni locali e nazionali e i cittadini della zona i quali, in cambio di compensazioni ambientali, hanno accettato di accogliere un’altra discarica da 2 milioni e mezzo di metri cubi di fanghi inquinati dei canali industriali. La discarica sorgerà sopra ad una vecchia discarica del petrolchimico, poi tutto verrà coperto da terra e sarà realizzato un grande parco urbano; inoltre Malcontenta e Marghera hanno ottenuto la sistemazione idraulica del territorio (niente più allagamenti), una nuova viabilità per dividere quella urbana da quella industriale e commerciale, lo spostamento della fabbrica San Marco Petroli lontano dalle case. (e.t.)

 

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