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Il 28 dicembre 2006 un’autocisterna di gpl si incastrò nel tunnel ferroviario, il paese fu evacuato.

Treni bloccati in tutto il Nord. Ma da allora le segnalazioni di pericolo non sono mai state attivate.

MIRANO – Un’autocisterna con 23 mila litri di gpl incastrata nel sottopasso ferroviario, il rischio di esplosione scongiurato solo dall’arrivo in forze di vigili del fuoco da tutto il Veneto. E una strage sfiorata, si scoprì poi, per soli 5 centimetri. I miranesi lo ricordano bene: è il film, purtroppo non di fantascienza, che rese Mirano famosa in tutta Italia. Era il 28 dicembre 2006. Quella sera Ballò finì su tutti i tg: 200 persone evacuate, costrette a lasciare le case e trascorrere fuori la notte, la linea ferroviaria Padova-Venezia interrotta, l’Italia del Nord spaccata in due. Un’emergenza durata 14 ore. Tutto per un tir-bomba che si infilò nel sottopasso di via Stazione, troppo basso per le sue dimensioni: la cisterna si squarciò e il gas iniziò a sfiatare ad alta pressione, rischiando di esplodere e spazzare via stazione, abitazioni, aziende.

Ora si scopre che, almeno potenzialmente, può succedere di nuovo. Vero, dal 2006 il traffico pesante in via Stazione si è ridotto, merito soprattutto della nuova viabilità a Vetrego e delle mappe aggiornate dei gps in dotazione alle ditte di trasporto. Ma i mezzi pesanti pericolosi a Ballò possono passare ancora. Nonostante l’incidente, nonostante le polemiche, nonostante i sistemi anti-tir. Quelli per cui all’epoca si sono spesi migliaia di euro e mai entrati in funzione. Fu l’allora sindaco Gianni Fardin a fare pressioni sulla Provincia per attivare un sistema di rilevatori di sagoma in grado di fermare i camion troppo alti, prima che si infilassero nel sottopasso. Nel frattempo si incastrò un altro mezzo, fortuna volle che trasportasse solo ferro. Altri, per evitare inconvenienti, furono costretti a girarsi in strada, abbattendo pilastri e cancelli in manovra. Un pasticcio in piena regola. Poi i portali arrivarono: via Stazione finalmente sicura? Neanche per sogno. I varchi, infatti, non sono mai entrati in funzione, se non per pochi mesi di prova: sono lì da sei anni e mezzo, spenti. Un camion da Scaltenigo incontra un portale con bande segnaletiche, un rilevatore di sagoma in grado di bloccare il tir fuori misura azionando un segnale luminoso e acustico alcuni metri più avanti, facendo scattare disco rosso e accendendo un messaggio di allerta su un pannello elettronico. Molto tecnologico e all’avanguardia, ma spento. Alla faccia del pericolo e dei soldi pubblici spesi. Che il rischio non sia scongiurato lo ha dimostrato, solo pochi giorni fa, un bus arrivato fino alla rampa del sottopasso e costretto a fermarsi per il rischio di toccare la spalla del manufatto. Ora la questione arriva in Provincia: un’interrogazione della consigliera Prc Elena Carradori chiede alla presidente Zaccariotto se e come la giunta sia intervenuta per mettere in sicurezza il sottopasso dopo l’incidente del 2006, perché i varchi sulla provinciale 26 non siano in funzione e quanti soldi sia costata ai cittadini la loro, per ora inutile, installazione. Ai residenti confidare nei navigatori satellitari aggiornati non può bastare.

Filippo De Gaspari

 

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