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Gazzettino – Inchiesta Mose. Baita, la commissione fantasma

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

16

lug

2013

TERREMOTO SUL MOSE

VENEZIA – C’era chi chiedeva di allargare l’inchiesta del Comune alla vicenda Mazzacurati, ma si è scoperto che è tutto fermo

Istituita a fine aprile, è ancora in attesa di convocazione

Istituita a fine aprile dal Consiglio dopo il caso Mantovani, si è riunita solo per eleggere il presidente

IL CASO MAZZACURATI – Molina (Pd): «Si faccia luce su Mantovani e Consorzio»

IL PRESIDENTE Rizzi: «I gruppi non hanno ancora risposto ai miei inviti»

 

L’INCHIESTA – Mazzaccurati giovedì dal gip per l’interrogatorio di garanzia

È fissato per giovedì pomeriggio l’interrogatorio dell’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati (dimessosi per motivi di salute una ventina di giorni fa), agli arresti domiciliari a Venezia per un presunto appalto “pilotato”. Il suo difensore, l’avvocato Giovanni Battista Muscari Tomaioli sta studiando l’ordinanza di custodia cautelare per decidere se farlo rispondere alle domande del gip o attendere di poter conoscere meglio le carte in mano alla procura. Sempre giovedì, davanti al gip Alberto Scaramuzza, saranno ascoltati anche Roberto Boscolo Anzoletti (della società Lavori marittimi e dragaggi spa), Gianfranco Boscolo Contadin, detto Flavio (procuratore generale della Nuova Coedmar srl), Mario e Stefano Boscolo Bacheto (della cooperativa San Martino di Chioggia).
Questa mattina a Treviso, per rogatoria, si svolgeranno invece gli interrogatori dei trevigiani Pio Savioli e Federico Sutto, consigliere e dipendente del Consorzio Venezia Nuova, entrambi ai domiciliari nelle rispettive abitzioni di Vilorba e Zerobranco.
Nel frattempo l’avvocato Marco Vassallo ha già presentato ricorso al Tribunale del riesame per ottenere la revoca dell’obbligo di dimora imposto a Juri Barbugian (Natulis).

 

ORSONI «La cabina di regia del Mose resterà in mano al pubblico»

Il Comune vuole “indagare” ma la commissione su Baita finora non si è mai riunita

Fino a due o tre mesi fa non si parlava d’altro che di far luce sul “ruolo” che l’impresa Mantovani e il Consorzio Venezia Nuova avrebbero avuto sulla vita amministrativa del Comune. Poi, dopo la prima convocazione, la cosa è finita in un cassetto che nessuno – almeno pubblicamente – non ha più aperto. Risultato: la commissione d’inchiesta istituita dal consiglio comunale a fine aprile si è riunita solo una volta per eleggere il presidente.
Ieri, in Consiglio comunale, il consigliere del Pd Jacopo Molina, ha suonato l’adunata: «Non sarebbe ora di riunire questa commissione, specie dopo le notizie degli ultimi giorni? Se non c’è tempo sono disponibile a venire a che sabato o la domenica, ma riuniamoci».
Questa uscita non è stata per nulla gradita al presidente della commissione, Luca Rizzi (Pdl), che ha risposto per le rime, rispedendo le accuse al mittente e al suo partito.
«Attendo da oltre un mese la risposta dai capigruppo – risponde Rizzi – ad una lettera che avevo inviato a tutti pregandoli di farmi avere una lista degli argomenti sui quali avrebbero voluto discutere, in modo da organizzare una scaletta degli argomenti ed evitare riunioni che peraltro costano. L’unico che mi ha risposto è Gianluigi Placella (Movimento 5 Stelle), gli altri hanno ignorato la mia richiesta. Che Molina si consulti con il suo capogruppo o mi faccia una telefonata prima di fare certe dichiarazioni».
Rizzi ha comunque intenzione di procedere alla convocazione di sua iniziativa: «Mercoledì 24 – conclude – si discuterà dei recenti sviluppo giudiziari».
In aula, un attacco frontale all’amministrazione e alla maggioranza è arrivato poi da Renato Boraso e Stefano Zecchi (lista Impegno).
«Ci chiediamo – hanno dichiarato dopo aver letto i commenti sulla stampa dei giorni scorsi – ma con che coraggio chi è stato al vertice della politica cittadina o lo è attualmente oppure lo è stato in Procura, si è lanciato in commenti quasi d’incredulità, con sorprendente analisi, di forte critica sul mondo politico! Qualcuno – hanno aggiunto – ha detto che è mancato il controllo politico, ma ci chiediamo come loro signori, sindaci, consiglieri, ex magistrati ma dove sono stati in questi ultimi 20 anni? Con questi imprenditori o presidenti qualcuno andava a cena, qualcuno si incontrava sistematicamente, qualcuno ne decantava i pregi e l’alta professionalità».
Infine, il sindaco Giorgio Orsoni puntualizza la questione della gestione del sistema Mose dopo che questo sarà stato ultimato e collaudato.
Qualche giorno fa, il nuovo presidente del Consorzio, Mauro Fabris, aveva escluso una gestione diretta da parte del Consorzio a partire dal 2016, dopo il completamento e il periodo di gestione transitoria.
«Non mi pare che il presidente Fabris abbia detto niente di eversivo – esordisce scherzando il sindaco Giorgio Orsoni – le sue dichiarazioni sono opportune perché hanno tolto di mezzo equivoci dettato dal fatto che qualcuno forse si era fatto delle aspettative non conformi alla legge».
Orsoni, infatti, spiega che è proprio la legge a prevedere che la gestione del Mose sia affidata ad un soggetto pubblico o riferibile ad enti pubblici.
«Questo soggetto – prosegue – potrà essere un ente esistente o più probabilmente un soggetto terzo a partecipazione pubblica. Mi auguro che questo non coinvolga solamente il Comune, che ci dovrà per forza essere, ma anche il Magistrato alle Acque che è l’organo che ha giurisdizione sulla laguna dal punto di vista idraulico e anche dell’Autorità portuale, dal momento che le navi dovranno poter entrare e uscire a prescindere dal Mose».
A valle di questo soggetto pubblico potrebbe anche esserci un soggetto privato.
«Non è rilevante – puntualizza il sindaco – che a premere i “bottoni” del Mose sia un soggetto pubblico o privato. Potrebbe essere anche un privato, ma la legge prevede che ci sia una gara europea. In ogni caso, la cabina di regia in mano pubblica è indispensabile».

Michele Fullin  (Ha collaborato Raffaele Rosa)

 

L’INCHIESTA – Li versava la Coop S.Martino di Chioggia a Pio Savioli

Mose, al consigliere “paghetta” da 25mila euro al mese in nero

L’inchiesta sui lavori per il Mose continua a riservare sorprese. Ora emerge che Pio Savioli, consigliere del Consorzio Venezia Nuova, avrebbe ricevuto in media 25mila euro al mese per circa due anni, per un totale di 600mila euro, dalla Coop San Martino di Chioggia. Le dazioni sono documentate dalla contabilità “parallela” scoperta dalla Finanza. Oggi, intanto, via agli interrogatori di garanzia. Dal gip Savioli e Sutto.

 

«Salvare i 90 posti alla coop S. Martino»

«La preoccupazione principale in questo momento è di salvaguardare 90 posti di lavoro e un’attività produttiva fondamentale per la città di Chioggia». Lo dice il professor Loris Tosi, difensore di Mario e Stefano Boscolo Bacheto, amministratori di fatto della Cooperativa San Martino, l’azienda da cui è partita l’inchiesta che ha portato all’ìarresto di sette persone. «Lo sforzo – aggoiunge è quello di conciliare le esigenze defensionali con questo obiettivo che trascende l’interesse dei singoli».

 

L’inchiesta sui lavori del Mose. Ogni mese per due anni una media di 25mila euro a Pio Savioli, pagava la San Martino di Chioggia

VENEZIA – Convocati dal gip per le audizioni di garanzia. Si inizia con Savioli e Sutto

I primi indagati oggi dal giudice

Al via oggi i primi interrogatori degli indagati finiti agli arresti domiciliari per l’appalto “pilotato”. I trevigiani Pio Savioli e Federico Sutto, del Consorzio Venezia Nuova, sono stati convocati dal gip di Treviso, Umberto Donà, per ascoltarli su delega del collega veneziano Alberto Scaramuzza. Per gli altri l’appuntamento è fissato, invece, per il pomeriggio di giovedì alla Cittadella della giustizia di Venezia. Il principale indagato è l’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati (dimessosi per motivi di salute una ventina di giorni fa). Il suo difensore, l’avvocato Giovanni Battista Muscari Tomaioli sta studiando l’ordinanza di custodia cautelare per decidere se farlo rispondere alle domande del gip o attendere di poter conoscere meglio le carte in mano alla procura. Davanti al giudice saranno interrogati anche Roberto Boscolo Anzoletti (della società Lavori marittimi e dragaggi spa), Gianfranco Boscolo Contadin, detto Flavio (procuratore generale della Nuova Coedmar srl), Mario e Stefano Boscolo Bacheto (della cooperativa San Martino di Chioggia). L’avvocato Marco Vassallo ha già presentato ricorso al Tribunale del riesame per ottenere la revoca dell’obbligo di dimora imposto a Juri Barbugian (Natulis).

 

LE PAROLE DEL PM – I motivi delle dazioni «sono in corso di compiuto accertamento»

PAGAMENTI SOSPETTI – A favore del consigliere Tomarelli una elargizione di 40 mila euro

Dalla coop 600mila euro all’uomo del Consorzio

Circa seicentomila euro nel biennio 2005/2006. Una media mensile di 25mila euro, con tranche che hanno toccato anche punte da 60mila. Secondo i riscontri eseguiti dalla Guardia di Finanza di Venezia sarebbero i soldi intascati da Pio Savioli, uno dei consiglieri del Consorzio Venezia Nuova, da venerdì scorso ristretto nella sua casa a Carità di Villorba nel trevigiano. La “causale” di tali elargizioni come sottolinea il gip Alberto Scaramuzza nell’ordinanza con cui ha disposto i domiciliari anche per Giovanni Mazzacurati, fino allo scorso 28 giugno presidente del Cvn, sono «in corso di compiuto accertamento» riportando le parole utilizzate dal sostituto procuratore Paola Tonini, titolare dell’inchiesta che come uno tsunami si è abbattuta sulla laguna e in particolare su quel Mose che dovrebbe difendere la città dall’acqua alta.
A “pagare” Savioli è la Cooperativa San Martino di Chioggia: è proprio la verifica fiscale nell’azienda della famiglia Boscolo Bacheto – ai domiciliari anche i suoi due amministratori Mario e Stefano – a condurre all’appalto da oltre 12 milioni di euro indetto dall’Autorità portuale che gli inquirenti sono convinti essere stato pilotato dai vertici di Cvn con un patto preventivo fra le imprese consorziate più grosse per favorire, su imposizione di Mazzacurati, le “piccole”. Le ripetute dazioni a Savioli, che è anche consulente di Coveco (di cui è stato anche presidente e che del Cvn detiene una quota diretta del 2,6332) sono documentate dalla “contabilità parallela” scoperta dai finanzieri in diversi file archiviati dalla segretaria della Coop San Martino, uno dei quali chiamato “Savioli” dove sono riportate le singole uscite con data e importo: euro 25.000 in data 7/12/2005 con scritto accanto “in parte per lunedì Mario consegna a Savioli”. Le uscite complessive come detto ammonterebbero addirittura a 600mila euro. Contanti che lo stesso Savioli, stando ai riscontri investigativi, andava a ritirare di persona nella sede della San Martino a Marghera. Fondi neri che alla San Martino arrivavano tramite le società cartiere – l’austriaca Istra Impex, amministrata di fatto dai due Boscolo Bacheto, e la Carina di Mestre – create allo scopo di emettere false fatturazioni attraverso cui il prezzo pagato dalla San Martino a una ditta croata per i “sassi” e le palancole utilizzate per la costruzione della bocca diporto a Chioggia, nell’ambito del Mose, lievitavano anche del 30%. La cresta complessiva si aggirerebbe sui sei milioni mezzo di euro. Dove sono finiti? Almeno 40mila sarebbero stati versati, come riportato dal Gip, a Stefano Tomarelli, che siede tutt’ora nel consiglio direttivo di Cvn in rappresentanza di ItalVenezia.
In merito alla posizione di Savioli, il gip nell’accogliere la richiesta di custodia cautelare, profila un collegamento tra le elargizioni di denaro e le sue condotte tese ad alterare le gare d’appalto nell’ambito del ruolo ricoperto in Cvn (incaricato di pubblico servizio) e quindi tale da far ritenere la condotta accertata legata alla turbativa d’asta contestatagli, sintomo di una più grave condotta finalizzata ad alterare in modo sistematico gare pubbliche per tornaconto personale.

Monica Andolfatto

 

VENEZIA – Non si è mai riunita la commissione d’inchiesta del Comune sugli appalti

C’era una volta una Commissione d’inchiesta sugli appalti. Era stata istituita in tutta fretta all’indomani dell’arresto di Piergiorgio Baita, il patron della Mantovani, una delle aziende capofila del Consorzio Venezia Nuova.
E adesso che il presidente del Consorzio, Mazzacurati, è stato arrestato, qualcuno si è ricordato di quella Commissione istituita dal Consiglio comunale di Venezia, ma solo per scoprire che si è riunita una sola volta da aprile e solo per eleggere il presidente. Ieri, in Consiglio comunale, il consigliere del Pd, Jacopo Molina, ha suonato l’adunata: «Non sarebbe ora di riunire questa commissione, specie dopo le notizie degli ultimi giorni? Se non c’è tempo sono disponibile a venire anche di sabato e domenica».
Una uscita che non è stata per nulla gradita al presidente della commissione, Luca Rizzi (Pdl): «Attendo da oltre un mese la risposta dai capigruppo ad una lettera che avevo inviato a tutti pregandoli di farmi avere una lista degli argomenti sui quali avrebbero voluto discutere, in modo da organizzare una scaletta degli argomenti ed evitare riunioni che peraltro costano. L’unico che mi ha risposto è Gianluigi Placella (Movimento 5 Stelle), gli altri hanno ignorato la mia richiesta.»
Rizzi ha comunque intenzione di procedere alla convocazione di sua iniziativa: «Mercoledì 24 – conclude – si discuterà dei recenti sviluppi giudiziari».

Michele Fullin

 

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