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TERREMOTO SUL MOSE

La procura ora indaga anche su tutti gli altri appalti del Porto

Al setaccio i computer sequestrati negli uffici alcuni giorni fa

Giornata fitta di interrogatori alla Cittadella della giustizia di piazzale Roma. Il gip Alberto Scaramuzza ha convocato per oggi tutti gli indagati per i quali ha disposto gli arresti domiciliari e l’obbligo di dimora. Molto probabilmente nessuno accetterà di rispondere alle sue domande, riservandosi di farlo dopo che i legali saranno riusciti a studiare gli atti dell’inchiesta e quindi a decidere la migliore strategia difensiva. Davanti al gip è stato chiamato anche l’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati: il suo avvocato, Giovanni Muscari Tomaioli, ha però chiesto al giudice, alla luce delle precarie condizioni di salute del suo assistito, di poter rinviare l’interrogatorio ad altra data per evitargli una lunga attesa nei corridoi del palazzo di giustizia.

 


lL MOSE – Ambiente Venezia denuncia: «Sperpero di denaro pubblico. Nessuno sarà chiamato a pagare»

«Se, come annunciato dal presidente Mauro Fabris, il Consorzio Venezia Nuova chiuderà i battenti poco dopo la conclusione del Mose, chi renderà conto dei danni non solo erariali in caso di inefficacia delle sue paratoie?» A chiederselo ieri sono stati Armando Danella e Cristiano Gasparetto di Ambiente Venezia, durante un incontro in cui l’associazione ha ribadito la propria contrarietà alla grande opera e la sua posizione in merito all’inchiesta della Magistratura sul concessionario unico dei lavori.

«Continueremo l’azione di denuncia e contrasto al Mose. Attraverso una vertenza tenuta aperta in Europa da una petizione di oltre 12mila firme, e da una documentazione che in tempi non sospetti segnalava incongruenze tecniche e possibili ripercussioni finanziarie»,

hanno detto Danella e Gasparetto. Aggiungendo che

«questo sistema affaristico non è in grado di autoriformarsi, e i danni che sta provocando si ripercuoteranno su noi tutti e le generazioni future, compromettendo l’intera laguna e con essa Venezia».

E contestando

«il perseverare nel proseguimento dei lavori alle bocche di porto, senza alcuna pausa di riflessione volta a bloccare prima, e riconvertire poi, il sistema Mose».

Per i rappresentanti di Ambiente Venezia,

«i fatti impongono un radicale cambiamento in corso d’opera, volto a recepire altre soluzioni pur in presenza di un costoso avanzamento dei lavori. Soluzioni ancor oggi possibili, con un parziale recupero della spesa e il risparmio di quelle miliardarie di completamento».

Nel mirino di Danella e Gasparetto, soprattutto il bando da 27 milioni di euro per 22 paratoie:

«Le prove in bianco non servono – hanno sbottato – Da diversi anni, studi come quello di Principia pongono seri dubbi proprio sulla funzionalità e l’efficacia delle paratoie in certe situazioni meteo. E se il Consorzio cesserà l’attività a opera conclusa, va chiarito chi risponderà dello sperpero di denaro pubblico se queste osservazioni e questi studi dovessero trovare conferma nei fatti».

Vettor Maria Corsetti

 

L’INCHIESTA – False fatture e gare pilotate per i lavori in laguna

LA STRATEGIA – Gli inquirenti attendono che qualcuno inizi a collaborare

Uno screening dei più recenti appalti relativi ad opere portuali per verificare la sussistenza di eventuali irregolarità o accordi come quelli emersi nel corso delle indagini sulle presunte fatture gonfiate contestate alla cooperativa San Martino e alla gara che sarebbe stata “pilotata” per far vincere un gruppo di piccole imprese di Chioggia.
È così che si spiega l’acquisizione di documentazione, anche informatica, da parte della Guardia di Finanza negli uffici dell’Autorità portuale di Venezia, committente delle opere finite sotto accusa. Le Fiamme gialle, su incarico del sostituto procuratore Paola Tonini, hanno già iniziato ad analizzare la gran mole di atti sequestrati e, molto probabilmente, ne avranno per mesi alla ricerca di elementi utili a rafforzare il quadro istruttorio o di spunti per avviare nuovi filoni d’indagine.
Il magistrato che coordina l’inchiesta sta aspettando che si concludano gli interrogatori di garanzia dei 14 indagati, per i quali sono stati disposti gli arresti domiciliari o l’obbligo di dimora, per decidere i prossimi passi. Quasi certamente la dottoressa Tonini vorrà ascoltare personalmente gli imprenditori coinvolti nella presunta frode delle fatture gonfiate relative alle forniture di sassi da affondamento, ma anche quelli che hanno avuto un ruolo nel contestato appalto “pilotato”, per il quale l’accusa è di turbativa d’asta. Sarà interessate capire se qualcuno è disposto a collaborare, a raccontare come sono andate veramente le cose. Gli investigatori sospettano che il ricorso a fatture gonfiate non sia un episodio isolato e che, al contrario possa essere stato utilizzato in altre occasioni da imprenditori senza scrupoli per aumentare i profitti. E lo stesso dicasi per le gare d’appalto “pilotate”. Ma per passare da sospetti alle certezze è necessario trovare le prove: ovvero documenti, ma anche confessioni e testimonianze. I finanzieri confidano che qualcuno degli imprenditori decida di iniziare a parlare, ora che non ha più nulla da perdere, aiutandoli a fare luce su quel mondo degli appalti che, ad ogni inchiesta, appare sempre più compromesso. Lo stesso Piergiorgio Baita, che ha iniziato a collaborare nell’inchiesta parallela coordinata dal pm Stefano Ancilotto, ha ammesso che non c’è appalto per il quale non si paghi.

 

 

SPONSORIZZAZIONI SOSPETTE

A “veDrò” finanziamenti per decine di migliaia di euro

VENEZIA – Fonti vicine alla maxi inchiesta della Procura lagunare e della guardia di Finanza hanno confermato la notizia, anticipata ieri dal Gazzettino, della perquisizione eseguita per l’acquisizione di documentazione su sponsorizzazioni del Consorzio Venezia Nuova nei confronti di “veDrò”, il think tank creato da Enrico Letta, di cui è tesoriere uno dei più stretti collaboratori del premier. Riccardo Capecchi (che non è indagato) ha ricevuto la visita dei finanzieri a casa (a Perugia) e nella sede dell’associazione politico-culturale, a Roma, in base al decreto del Pm Paola Tonini. Sono stati acquisiti documenti contabili e fatture sulle sponsorizzazioni che il Consorzio ha dato negli anni a “veDrò”, al pari di molte altre società, per l’organizzazione del meeting estivo nella cittadina trentina di Dro. Iniziativa partita nel 2005 e interrottasi quest’anno, con la nomina di Letta a presidente del Consiglio. La verifica su “veDrò” è una delle circa 100 perquisizioni eseguite dai finanzieri, al comando del colonnello Renzo Nisi. I finanziamenti ricevuti ammonterebbero a diverse decine di migliaia di euro. La Gdf sta passando al setaccio conti e fatture per vedere se vi siano o meno irregolarità.

 

Mose, svolta al Consorzio. Tutti i poteri al direttore

Ritirate tutte le deleghe ai dirigenti. D’ora in poi ogni carta dovrà passare sul tavolo del nuovo direttore generale, l’ingegnere Hermes Redi. La decisione del Consiglio direttivo del Consorzio Venezia Nuova – il primo dopo le dimissioni del presidente-direttore, Giovanni Mazzacurati, che nel frattempo è finito agli arresti domiciliari – suona come un piccolo terremoto. La parola fine sull’epoca Mazzacurati, sostituito a fine giugno dal presidente Mauro Fabris e dallo stesso Redi.
I due dovevano presentarsi al Consiglio già la settimana scorsa. Invece è scoppiato il caso giudiziario, con l’arresto, tra gli altri, anche dell’ex presidente “storico”, nonché di uno dei consiglieri, il rappresentante del Consorzio Veneto Cooperative, Pio Savioli. E così al direttivo, slittato a ieri, c’era una sedia vuota. Per il momento Savioli non ha rassegnato le dimissioni. «Spetta alla sua impresa nominare un nuovo rappresentante – spiega Redi – ci auspichiamo che lo faccia. Il Consiglio direttivo ha bisogno di lavorare in tranquillità». In questa fase è proprio il direttore generale a parlare. Il presidente Fabris rimanda al comunicato in cui il Consiglio conferma lo «stato di totale estraneità del Cvn ai fatti oggetto delle indagini in corso» e ribadisce la sua «completa disponibilità e il proprio interesse a collaborare pienamente con la magistratura». «Il Direttivo – prosegue la nota – nel valutare le possibili ricadute dalle questioni apertesi, che potrebbero investire il Consorzio a causa dei comportamenti di soggetti a vario titolo ad esso collegati, si riserva di adottare tutte le misure necessarie a propria tutela, considerandosi parte lesa in questa vicenda».
«É innegabile che siamo imbarazzati – aggiunge Redi – Vederci sbattuti in prima pagina come dei mostri, non è piacevole. É vero che in questa inchiesta sono coinvolti soci del Cvn, ma tutte le imprese che si occupano di lavori in laguna sono nostri soci. Mi auguro che non abbiano combinato nulla, ma in ogni caso l’avrebbero fatto al di fuori dei loro rapporti con il Consorzio». Redi sottolinea come il Cvn si limiti a girare i soldi alle imprese: «L’idea di possibili fondi neri può essere inquietante. Ma potrebbe essere evasione fiscale. Se si sono messi via dei soldi, penso sia più probabile che l’abbiano fatto per non pagare le tasse».
«A questo punto stiamo tutti aspettando di capire. Noi ci sentiamo parte lesa in questa vicenda – ribadisce il direttore generale – Stiamo patendo un danno d’immagine. Il Cvn ha un codice etico e se risulterà che qualcuno ha fatto qualcosa, faremo causa a questa gente. Vogliamo distinguere chiaramente le posizioni. In trent’anni, il Consorzio non ha mai avuto problemi, è passato indenne per Tangentopoli, mi pare strano che accada questo a tre anni dalla fine dei lavori».
Intanto al nuovo direttore spetta il compito di riorganizzare la macchina del Cvn. Anche per questo il ritiro delle deleghe che Mazzacurati, unendo le due figure di presidente e direttore, aveva distribuito a una mezza dozzina di dirigenti. Deleghe al personale, ai pagamenti, alla richiesta di preventivi. «Ora che ci sono un presidente e un direttore, mi occuperò di tutte le cose operative – spiega Redi -. Esercitare direttamente le deleghe è anche un modo per avere una migliore conoscenza del Consorzio e poi procedere alla riorganizzazione. L’obiettivo resta quella di procedere velocemente nella realizzazione del Mose entro il 2016 e poi di seguire l’opera solo per un breve avviamento. Sarà il Magistrato, o chi per lui, a dover trovare a chi affidarlo».

Roberta Brunetti

 

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