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Gazzettino – Venezia. Mose, il silenzio di Mazzacurati.

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

19

lug

2013

TERREMOTO SUL MOSE

L’INCHIESTA L’ex presidente del Consorzio sceglie di non parlare

Nel mirino la “rete” di Palladio

Giovanni Mazzacurati, ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, ieri è comparso davanti al gip ma si è avvalso della facoltà di non rispondere. Sul fronte delle indagini, nel mirino della Finanza c’è la rete di rapporti e relazioni di Palladio Finanziaria i cui uffici di Vicenza e Milano sono stati perquisiti venerdì, insieme alle residenze dell’ad Roberto Meneguzzo (non è indagato), a Vicenza e all’Excelsior al Lido.

 

SOTTO ACCUSA – L’ex amministratore della società Mantovani Giorgio Baita, arrestato e ora rilasciato

Al vaglio degli inquirenti la notevole mole di materiale cartaceo e informatico acquisita negli uffici della Finanziaria e nelle case del suo leader Meneguzzo

VENEZIA – Si sono quasi tutti avvalsi della facoltà di non rispondere gli indagati dell’inchiesta sulla turbativa d’asta sugli appalti al Consorzio Venezia Nuova. L’ex presidente Giovanni Mazzacurati, principale indagato attualmente ai domiciliari, è entrato negli uffici del gip di Venezia qualche minuto prima delle 17. «Speriamo che il Mose venga ultimato» avrebbe detto visibilmente affaticato prima che gli avvocati Giovan Battista Muscari Tomaioli e Alfredo Biagini, che contestano le accuse della Procura, lo accompagnassero nell’aula dove si è avvalso della facoltà di non rispondere. La sua scelta era stata seguita, in mattinata, anche da altri come Luciano Boscolo Cucco (avvocato Grasso), Antonio Scuttari (avvocato Bortoluzzi), Carlo Tiozzo Brasiola (avvocato Rizzardi). Marco Vassallo, che difendeva Juri Barbugian ha consegnato una memoria spiegando che il suo assistito si era limitato a partecipare ad un consorzio di imprese e che non sapeva nulla della turbativa d’asta. Chi invece ha parlato è stato Dimitri Tiozzo. «Il nostro assistito – hanno detto gli avvocati Codato e Nichetti – ha spiegato che nel raggruppamento di imprese aveva appena il 2,7 per cento. Non solo è estraneo alle vicende del Consorzio, ma non ha mai conosciuto Mazzacurati. Questa storia sta procurando danni all’azienda, puntiamo alla revoca dell’obbligo di dimora». Nel pomeriggio, davanti al gip, gli interrogatori sono ripresi con i titolari della Cooperativa San Martino dove la Finanza ipotizza anche la frode fiscale. Mario Boscolo Bacheto non si è presentato mentre Stefano Boscolo Bacheto, difeso dagli avvocati Tosi e Bianchini, si è avvalso della facoltà di non rispondere così come ha fatto anche Roberto Boscolo Anzoletti che era difeso dall’avvocato Caterina Rossato.

G.P.B.

 

L’INCHIESTA Il Gip ha sentito alcuni indagati, quasi tutti hanno taciuto. Solo una battuta di Mazzacurati, ex Presidente del Consorzio

«Speriamo che i lavori vengano ultimati»

L’INCHIESTA – Nel mirino gli intrecci con Estcapital e Mantovani

RELAZIONI D’AFFARI – Diverse aziende del Cvn “legate” alla holding vicentina

IN PROCURA – L’ex presidente del Consorzio Mazzacurati con l’avv. Biagini

Mose, sotto la lente la “rete” della Palladio

Contratti, pc anche portatili, materiale documentale cartaceo e informatico. Ci vorranno parecchie settimane ai militari delle Fiamme Gialle per passare al setaccio quanto acquisito negli uffici della Palladio Finanziaria Spa, salotto buono della finanza non solo veneta ma dell’intero Nordest, protagonista di partite finanziarie importanti come quella di Fonsai o di Generali. A disporre il decreto di perquisizione nella sede “madre” a Vicenza e in quella staccata a Milano, è stato il sostituto procuratore lagunare, Paola Tonini, titolare dell’inchiesta che ha travolto il Consorzio Venezia Nuova con l’arresto, fra gli altri, del suo creatore, l’ingegnere Giovanni Mazzacurati, dimessosi dalla carica di presidente appena una decina di giorni prima dell’esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare nei confronti anche di altre 13 persone, sei ai domiciliari come il “capo supremo” e 7 con obbligo di dimora.
Cosa c’entra la holding amministrata dal fondatore, il vicentino Roberto Meneguzzo, e da Giorgio Drago, con Cvn, concessionario unico per le opere di salvaguardia della laguna, in primis del Mose, il progetto di dighe mobili contro l’acqua alta, del costo, a regime, di sei miliardi e mezzo di euro?
Da quanto emerso la pm Tonini, che contesta il reato di turbativa d’asta in merito a un appalto da 12 milioni e mezzo di euro indetto dall’Autorità portuale, vuole scandagliare le consulenze, i finanziamenti, i contributi assegnati da Cvn a società o persone fisiche.
E su questo sfondo si può presumere che Palladio Finanziaria abbia più volte incrociato i propri interessi o quelli di soci e partecipate, con Cvn il moloch veneziano in grado di drenare e gestire, con una grossa percentuale di discrezionalità, i miliardi stanziati dallo Stato attraverso la Legge speciale per Venezia. Gli intrecci, del resto, sono molto fitti e contigui. Perché Palladio Finanziaria che, attraverso Ferak e poi Effeti è anche azionista di peso di Generali con il 2,2%, nella città della Serenissima ha legami molto forti con Est Capital, ovvero la sgr che ha importanti progetti al Lido di Venezia, dalla riqualificazione degli hotel Excelsior e Des Bains all’ Ospedale al Mare, un’operazione, quest’ultima, da 55 milioni di euro con l’obiettivo di costruire una darsena con posti barca e per la quale ha già versato nelle casse di Ca’ Farsetti rate per 32 milioni. Ebbene Est Capital, che non è direttamente coinvolta nelle indagini, ha tra i suoi principali azionisti con il 20%, Eta Finance Spa che fa capo a Palladio Finanziaria per il 70% e a Veneto Banca per il restante 30%. Non solo: a Est Capital fa capo Real Venice II uno dei fondi immobiliari impegnati nei progetti al Lido le cui quote sono state sottoscritte in maggioranza da tre aziende consorziate in Cvn per la costruzione del Mose: Grandi Lavori Fincosit, Condotte e quella Mantovani finita nell’occhio del ciclone lo scorso marzo, sempre nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Venezia stavolta coordinata dal pm Stefano Ancilotto, con l’arresto del patron Piergiorgio Baita accusato di associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale. Mantovani peraltro e’ stata spesso al fianco di Palladio in importanti operazioni immobiliari, per esempio nella Summano sanità, la società che guidato la costruzione dell’ospedale di Thiene. A condurre le indagini tanto su Cvn che su Baita, sono gli stessi finanzieri, guidati dal colonnello Renzo Nisi, che hanno perquisito anche l’abitazione in Contrà Zanella a Vicenza di Meneguzzo – che non è indagato – e il suo domicilio all’Excelsior, prestigioso hotel del Lido, che fa parte della galassia Est Capital.

Monica Andolfatto

 

SPONSOR – Dal Consorzio 50mila euro al pensatoio di Enrico Letta

Ammonta a 50mila euro la sponsorizzazione che il Consorzio Venezia Nuova ha concesso tra il 2011 e il 2013 all’associazione veDrò, il pensatoio fondato da Enrico Letta. Il Consorzio è stato in particolare uno dei partner istituzionali del meeting che l’associazione tiene da alcuni anni a Dro, nel Trentino (l’edizione di quest’anno è stata sospesa). Proprio per raccogliere documentazione sui rapporti tra Cvn e veDrò venerdì scorso la Guardia di Finanza aveva perquisito l’abitazione di Riccardo Capecchi il tesoriere del pensatoio, uomo da sempre molto vicino al presidente del Consiglio Enrico Letta

 

IL PRECEDENTE – L’azienda era già finita nel ciclone Tangentopoli

APPALTI & FONDI NERI – È lunga la lista delle ditte coinvolte nell’inchiesta nata dal filone dei lavori in laguna

Rapporti col Consorzio: perquisiti. I finanziari hanno visitato la sede della Cantieri Costruzioni Cemento di Musile di Piave

MESTRE – Quello della CCC è uno dei nomi che spiccano nell’elenco delle società veneziane perquisite nell’ambito dell’inchiesta che si è abbattuta come un tornado sul Consorzio Venezia Nuova. Già perché la Cantieri Costruzioni Cemento, con sede in via Verdi 21 a Musile di Piave, non è la prima volta che viene ispezionata su decreto di un magistrato. Era infatti il 1992 quando, nel pieno della Tangentopoli veneta, l’impresa fondata 46 anni prima «per partecipare all’esecuzione dei lavori di bonifica e di sistemazione idraulica che interessano nel dopoguerra il Veneto Orientale» come si legge nel profilo on line, finisce nell’occhio del ciclone. Era maggio quando l’allora giudice Felice Casson dispose, su richiesta del pm Ivano Nelson Salvarani, l’arresto dei titolari della CCC, Alessandro, Paolo e Renzo Merlo e del vicepresidente Vincenzo Janna. E nella stessa ordinanza c’è anche l’ordine di carcerazione per Franco Ferlin, capo di gabinetto di Carlo Bernini, quando il potente ministro democristiano era presidente della Regione Veneto. Fu proprio la perquisizione alla CCC, il 26 novembre del 1991, a mettere Nelson Salvarani sulla strada delle mazzette venete sullo sfondo di appalti legati a grandi opere pubbliche fra cui la Vasca della Rana a Marghera, la quarta linea del depuratore di Fusina, la bretella autostradale che collega Mestre all’areoporto di Tessera, quest’ultima costruita con la “Grassetto” di Padova (un affare da 140 miliardi di lire che costò le manette anche a Giuseppe Agostosi amministratore della società patavina controllata dal Gruppo Ligresti, i cui vertici proprio l’altro ieri sono stati arrestati per falso in bilancio nell’ambito dell’operazione Fonsai).
Tornando a oggi, i finanzieri su delega del sostituto procuratore Paola Tonini, hanno perquisito anche l’abitazione di Paolo Merlo a San Donà, che va chiarito non è indagato, bensì persona informata sui fatti, per i contatti con Cvn. D’altronde i rapporti di conoscenza e di collaborazione fra i Merlo e Cvn, in particolare con l’ex presidente Giovanni Mazzacurati, e con Piergiorgio Baita (tuttora ai domiciliari per evasione fiscale e arrestato anche nel ’92) sono di vecchissima data.
Nella lista dei perquisiti veneziani anche la Ciac di Marghera (consorziata Coveco), la Clodia di Chioggia (partecipata Condotte), la Selc di Andrea Rismondo a Marghera (che ha realizzato anche il progetto de Le tegnue dell’Alto Adriatico a Chioggia) e la Clea di Sandro Zerbin a Campolongo Maggiore.

Monica Andolfatto

 

LE REAZIONI – I costruttori: «Così la politica ha ucciso il 30% delle imprese»

«Basta con gli alibi per coprire chi ha ucciso le nostre imprese!». Il presidente dell’Ance, Ugo Cavallin, attacca i commenti politici che avrebbero ricondotto al sistema del Consorzio Venezia Nuova tutti i problemi del settore delle costruzioni.
«Lascia interdetti – ha attaccato all’assemblea annuale – l’interpretazione che di questi fatti hanno sviluppato alcuni commentatori ed esponenti politici. Per molti di loro è dietro le pur gravi imputazioni penali che si nasconderebbero le ragioni delle difficoltà e delle storture del settore edile veneziano, le cause della morte di oltre il 30% delle imprese e della perdita di migliaia di posti di lavoro».
Nel mirino di Cavallin ci sono quelle che definisce le vere storture.
«Il cieco rigorismo della politica, che ha ridotto all’osso gli investimenti tassando imprese e cittadini – specifica – i mancati pagamenti della pubblica amministrazione e dei privati, la chiusura dei canali del credito, i folli vincoli del patto di stabilità interno, i massimi ribassi nelle gare d’appalto, l’abuso dello strumento del concordato preventivo che condiziona la libera concorrenza. La burocrazia – ha proseguito – ha fatto abortire un progetto come la Torre Cardin, che avrebbe rivitalizzato tutta l’economia veneziana e solo ora – conclude – e solo per esigenze di bilancio, anche da parte del Comune, si comprenda quale straordinaria occasione di rigenerazione urbana abbiamo perduto».
Non sono affatto piaciute al consigliere comunale Beppe Caccia le decisioni del Consorzio Venezia Nuova di andare avanti come se niente fosse accaduto dopo l’arresto del suo ex presidente e dell’ex presidente della principale impresa operante nel Consorzio stesso.
«Verrebbe voglia di solidarizzare con gli ingegneri Piergiorgio Baita e Giovanni Mazzacurati – esordisce Caccia – dopo aver letto le conclusioni del direttivo del Consorzio Venezia Nuova. È semplicemente vergognoso il tentativo di scaricare su singoli individui l’esclusiva responsabilità di quanto è accaduto in questi anni. Baita e Mazzacurati ne sono i principali artefici, ma è il sistema politico-affaristico creato dal 1984 a costituire la malattia, mentre si vorrebbe continuare a fare gli affari di sempre rifilando per esempio al Comune gli onerosissimi costi di manutenzione del Mose».
Per Caccia, l’inchiesta della magistratura, confermerebbe quanto da lui denunciato in tanti anni di attività politica.

 

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