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PAESE – «Siamo e restiamo convinti che la Provincia non darà mai il proprio via libera all’arrivo di nuovo amianto nelle discariche di Paese». Ostenta sicurezza il sindaco, Francesco Pietrobon, sulla richiesta del gruppo Mosole di poter seppellire altri 460 mila metri cubi di rifiuti contenenti amianto nella discarica Terra che da un paio di mesi è all’esame del Sant’Artemio. Non lo scalfiscono nemmeno i continui rinvii. L’ultimo quello della commissione ambiente di mercoledì, che dopo aver ascoltato le ragioni della ditta, dell’Arpav e della stessa amministrazione, senza contare il sopralluogo fatto dai consiglieri un paio di settimane fa, ha rinviato ogni decisione a dopo le vacanze. Senza arrivare neppure a esprimere un parere. Cosa fondamentale prima che il piano passi sulle scrivanie della commissione regionale per la valutazione dell’impatto ambientale. «Finché non c’è l’okay alla richiesta va bene anche così – fa il diplomatico Pietrobon – certo ci aspettiamo che dalla Provincia arrivi una chiara bocciatura». Anche perché, se così non sarà, il primo cittadino è pronto a fare ricorso alla giustizia amministrativa. In municipio, però, tutti sperano di non dover dare davvero avvio alla battaglia legale. E per questo sono impegnati in una sorta di “moral suasion” sia nei confronti dell’assessore regionale all’ambiente, Maurizio Conte, che dei capigruppo di Lega e Pdl in Provincia, cioè Fabio Ceccato e Roberto Fava. Questi ultimi, in particolare, hanno già verbalmente assicurato all’assessore all’ambiente di Paese, Vigilio Piccolotto, l’intenzione di affossare la richiesta del gruppo Mosole con un voto contrario nel consiglio di settembre. Fatto sta che a Paese, senza certezze, attendono con il fiato sospeso. A partire dagli oltre 7 mila residenti che hanno siglato la petizione per bloccare l’amianto già consegnata nella mani di Muraro e di Zaia.

M.F.

 

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