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Nuova Venezia – L’inchiesta su Piergiorgio Baita

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

20

lug

2013

Evasione fiscale, la Mantovani restituirà sei milioni allo Stato

VENEZIA – La Mantovani pagherà allo Stato oltre sei milioni di euro. Cifra che corrisponde all’ammontare dell’evasione, più gli interessi maturati negli anni e a una multa sempre calcolata in base a questo valore, scoperta durante gli accertamenti della Guardia di Finanza che hanno portato all’individuazione dei fondi neri e all’arresto dell’ex presidente Piergiorgio Baita. La cifra riguarda sia la Mantovani Costruzioni che l’Adria Infrastrutture, società sempre del gruppo di proprietà della famiglia padovana Chiarotto. La società, come si dice tecnicamente, ha aderito al verbale di fine verifica fatto dalla Guardia di Finanza. Un’altra consistente cifra si è impegnato a versarla lo stesso Baita. Proprio in questi giorni la Procura di Venezia ha accettato la proposta degli avvocati dell’ex manager, Alessandro Rampinelli ed Enrico Ambrosetti, di patteggiare un anno e dieci mesi di pena per i reati contestati e il versamento i alcuni milioni di euro messi assieme con il sistema delle fatture false. Ci sono poi i milioni che lo Stato recupererà successivamente e che Baita dice di aver pagato a partiti e a singole persone negli anni che vanno dal 2004 al 2010. Insomma i soldi finiti in tangenti. E anche questi sono parecchi milioni di euro, per il momento non ancora quantificati completamente. Anche perché, oltre a Baita, a pagare sono state anche altre società entrate nel business delle grandi opere in Veneto.

Ritornando alle verifiche nelle società del gruppo la Guardia di Finanza ha contestato 7 milioni e mezzo di fatture false e 1,7 milioni di Iva evasa alla Mantovani. Tutto ha avuto inizio con le intercettazioni sui cellulari di Baita e di Minutillo. Cinque mesi dopo i finanzieri sono entrati negli uffici amministrativi della Mantovani per un controllo di routine. Con gli accertamenti fiscali sono spuntate le prime irregolarità e sono venuti alla luce i rapporti tra il colosso nel settore delle costruzioni in Veneto e la piccola società di San Marino: la «Bmc Broker». Gli investigatori veneziani e padovani che indagavano contemporaneamente sugli stessi personaggi, si sono coordinati fino all’ottobre 2012, quando alla fine del mese il pm Stefano Ancillotto ha chiesto le ordinanze di custodia. L’indagine amministrativa era stata sospesa per consentire agli investigatori di dare impulso all’ambito penale. Quando il quadro indiziario è stato delineato nei minimi particolari, si è potuto quindi concludere il controllo sui conti. Le fatture contestate sono quelle emesse dal 2004 al 2010anche all’Adria Infrastrutture. I finanzieri del Nucleo Provinciale di Polizia Tributaria di Venezia hanno concluso la verifica con questa società due settimane fa, coordinati dal pm Stefano Ancilotto, hanno contestato 1 milione e 600mila euro di fatture false e 400mila euro di Iva evasa. La Mantovani, quindi, non contesta nulla di quanto accertato dai finanzieri di Padova e Venezia, a testimonianza del lavoro svolto correttamente dagli inquirenti. E inoltre anche per una questione d’immagine che la famiglia Chiarotto vuole ridare alla società che con questa bufera rischia di entrare in una crisi spaventosa. Di certo viene ridimensionata la sua capacità di stare sul mercato. Poi la Mantovani dovrà chiarirsi con il suo ex presidente. Domanda lecita: era tutta colpa di Baita?

Carlo Mion

 

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