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L’INCHIESTA – Ricostruita la “gestione” della gara da 12,5 milioni per i lavori di scavo dei canali portuali

Microspie e gps hanno registrato tutto, compresi gli estenuanti viaggi di Savioli, consigliere del Consorzio

Colloqui, incontri, promesse, pressioni più o meno velate, furbizie per ottenere qualche contropartita. La vicenda della presunta gara “pilotata” per lavori di scavo dei canali portuali è uno spaccato eloquente di come funziona il mondo degli appalti. La Guardia di Finanza l’ha ricostruita ora per ora, in una sorta di film, attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, ma anche grazie a rilevatori gps che hanno fornito conferma della presenza degli indagati agli appuntamenti nei corso dei quali si sarebbe discusso dell’accordo illecito.
L’appalto finito sotto accusa – tre stralci per complessivi 12,5 milioni di euro – fu aggiudicato nel 2011 (con un’offerta al ribasso di circa l’11 per cento) all’Assoziazione temporanea di imprese (Ati) capeggiata dalla “Lavori marittimi e dragaggi spa” di Roberto Boscolo Anzoletti, a cui aderivano le società “Zeta srl” di Valentina Boscolo Zemello, “Clodiense opere marittime” di Antonio Scuttari, “Somit srl” di Carlo Tiozzo Brasiola, “Dragaggi srl” di Luciano Boscolo Cucco, “Gianfranco Tiozzo srl” di Dimitri Tiozzo, “Nautilus srl” di Juri Barbugian e “Boscolo Sergio Menela e figli srl” di Erminio Moscolo Menela, tutti indagati.
IL CAPO SUPREMO – 17 maggio 2011: manca una settimana alla scadenza del termine per la presentazione delle offerte e, alle 11 del mattino, Pio Savioli (consigliere del Consorzio Venezia Nuova e collaboratore del Coveco) incontra Franco Morbiolo, presidente del Coveco, e gli spiega che c’è un accordo per lasciare l’appalto alle piccole imprese, le quali avevano in precedenza protestato con il presidente del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati perché sempre escluse. «Il capo supremo ha dato l’ordine…», spiega Savioli aggiungendo che Mantovani e Nuova Coedmar hanno già accettato di non partecipare, mentre a lui spetta il compito di convincere la cooperativa San Martino di Chioggia. Nel pomeriggio Savioli telefona a Federico Sutto, uomo di fiducia di Mazzacurati per discutere del fatto che i tre stralci dell’appalto saranno gestiti come «una cosa unica».
LA CONTROPARTITA – Poi Savioli si mette in auto e alle 16 è a Chioggia, come risulta dal rilevatore gps. Alle 17.45 Sutto lo contatta per avere notizie: «Hai il disco verde per tutte le rogne», lo tranquillizza Savioli, comunicandogli che la San Martino accetta di ritirarsi in cambio di una contropartita. Savioli annuncia di avere già fissato un appuntamento con Mazzacurati due giorni più tardi, ma la sua lunga giornata non è ancora finita: alle 18.47 è nuovamente al Coveco e le microspie registrano un altro colloquio con Morbiolo, il quale gli comunica che parteciperà ugualmente alla gara. I due, prevedendo tensioni, concordano la versione che Savioli dovrà dare al Consorzio Venezia Nuova. Più tardi, attorno alle 20, Stefano Boscolo Bacheto della San Martino viene informato delle intenzioni di Morbiolo e l’imprenditore di Chioggia si dice contrario, sostenendo che bisogna ubbidire a Mazzacurati. Con Savioli concordano la contropartita per il ritiro della San Martino, ovvero lavori per il cosiddetto refluimento dei terreni, le opere per la ricostituzione delle barene in laguna. «Dobbiamo essere sicuri di essere nel gruppo anche noi…», dice Stefano Boscolo Bacheto e Savioli lo rassicura. «Adesso lo sentirò e ti dico…se c’è la parola dell’uomo credo che basti…»
ACCORDO APPROVATO – Il 19 maggio Savioli incontra Mazzacurati e, subito dopo, alle 11.17 chiama Boscolo Bacheto per dirgli che l’accordo è stato approvato dal presidente del Venezia Nuova con la contropartita richiesta. Il 24 maggio vengono registrate due telefonate tra Savioli e Morbiolo. Il secondo rivela di aver incontrato Mario Boscolo Bacheto e di avergli prospettato perplessità sull’accordo, definito «un inciucio». «Qui si va in galera», sbotta. Da Boscolo aggiunge di aver saputo che il ribasso concordato per vincere è tra l’8 e il 10 per cento, mentre normalmente gli appalti del Porto vengono aggiudicati con ribassi dal 48 al 57 per cento.
LE OFFERTE – Il 26 maggio, pochi minuti prima della scadenza, Morbiolo presenta un’offerta con ribasso del 16,26 per il secondo stralcio. Sutto viene informato da Roberto Boscolo Anzoletti e poi telefona a Savioli. «Anzoletti aveva una persona all’interno del’autorità portuale che lo informava tempestivamente delle domande in arrivo», scrive il gip Alberto Scaramuzza nell’ordinanza di custodia cautelare.
L’IRA DEL PRESIDENTE – Il 27 maggio alle 8.17 Mazzacurati telefona arrabbiatissimo a Savioli: «Pio è successo un casino… il Coveco ha fatto l’offerta su quella gara… Hai fatto un trucco e mi vuoi anche far passare per scemo! – gli contesta il presidente del Consorzio Venezia Nuova – La trovo una cosa inaudita… mi crei un problema gigantesco per niente… che razza di truffanti ci sono…».
Da questo momento iniziano le pressioni su Morbiolo: Savioli gli propone subito di subappaltare ad imprese minori. Poi, alle 10.17, Luciano Boscolo Cucco gli chiede di ritirare l’offerta prima dell’apertura buste, facendo riferimento ad un accordo definito nel corso di una riunione tenutasi alla San Martino, alla presenza di tutte le aziende coinvolte. Le pressioni proseguono frenetiche il 6 giugno, giorno di apertura delle prime buste. L’8 giugno un dirigente del Venezia Nuova, Giorgio Mainoldi, si reca alle 8.47 nell’ufficio di Morbiolo, il quale un’ora più tardi comunica a Savioli di aver accettato di rinunciare all’appalto in cambio di 150mila euro e una parte di altri lavori. Successivamente il Coveco non presenterà la documentazione richiesta e sarà escluso. Il gip Scaramuzza scrive che, in un secondo momento, Mantovani, Nuova Dragomar (in rappresentanza Nuova Coedmar) e San Martino hanno ricevuto lavori di refluimento in barena per 560mila, 235mila e 140mila euro.

 

ASSOCIAZIONE TEMPORANEA DI IMPRESE Per gli appalti del Consorzio in barena. Sotto il consigliere Pio Savioli e a destra l’ex presidente Giovanni Mazzacurati

L’AVVISO  «Il capo supremo ha dato l’ordine…»

LA PREOCCUPAZIONE  «E’ un inciucio qui si va in galera»

COME IN UN FILM – Colloqui, incontri, promesse e pressioninulla è sfuggito alla Guardia di Finanza

I RICORSI DEGLI IMPRENDITORI – Venerdì la prima udienza del tribunale del riesame

Il Tribunale del riesame ha fissato per venerdì 26 luglio la prima udienza per discutere le richieste di revoca delle misure cautelari relative al presunto appalto “pilotato” per lavori nei canali portuali di Venezia. Il primo ad aver presentato ricorso è stato Juri Barbigian della Nautilus srl (avvocato Marco Vassallo), accusato di turbativa d’asta assieme all’ex presidente del Consorzio venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati e ai titolari delle altre società che, secondo il pm Paola Tonini, avrebbero stretto un accordo illecito per aggiudicarsi lavori. Gli indagati complessivamente sono una ventina. La Finanza ha raccolto numerosi elementi di prova, ma i titolari delle piccole società aderenti all’Ati vincitrici degli appalti sostengono che non vi è nulla contro di loro.
In attesa della decisione del Riesame, il gip Alberto Scaramuzza ha revocato parzialmente l’obbligo di dimora imposto a Dimitri Tiozzo (avvocato Loris Codato) concedendogli libertà di movimenti nella giornata di lunedì per poter lavorare.

 

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