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Sit-in dei volontari in consiglio comunale, braccio di ferro tra maggioranza e opposizione ma il sindaco non cede e va avanti

CASTELFRANCO. Braccio di ferro in consiglio comunale sull’ecomostro. La questione dell’area tra via Lovara e via Sile è stata discussa venerdì sera in municipio durante la seduta dell’assemblea cittadina. Botta e risposta tra maggioranza e opposizione sulla scelta di destinare il lotto a area industriale. La seduta si è aperta con un colpo di scena. Presenti all’appello solamente 23 consiglieri su 30. Quelli di opposizione – il gruppo Pd-lista Sartor, l’indipendente Elena Magoga e Loris Stocco di Vivere – decidono così di lasciare l’aula. A questo punto manca il numero legale (presenti 15 consiglieri su 30) e la seduta viene sospesa. A salvare la maggioranza l’arrivo del consigliere Pietro Pellizzari, che ristabilisce il numero legale. A questo punto inizia la discussione. Si inizia con il dibattito sull’ecomostro. Si tratta della valutazione delle osservazioni presentate dai cittadini in merito alla variante urbanistica con cui l’area viene trasformata da area mista servizi e produttivo a zona industriale. Qui la discussione s’infiamma. «Con questa scelta si regredisce di 20 anni», ha attaccato Sebastiano Sartoretto, del capogruppo Pd-lista Sartor, «si è finora tentato di smobilitare le zone industriali a ridosso del centro. Qui invece si vuole rendere area industriale la zona libera più vicina al centro. Si autorizza un insediamento industriale nell’area più vicina al cuore cittadino. C’è un’altra area di 500 mila metri quadri libera sulla circonvallazione su cui si poteva intervenire. Non sono tutti di proprietà del Comune, ma credo che i privati sarebbero contenti di vendere l’area. Questa variante per via Lovara è una decisione presa contro la volontà di 3mila cittadini che hanno firmato la petizione contro il progetto. La maggioranza vuole fare un braccio di ferro che non serve a nulla alla città e crea un danno irreversibile. Si va a compromettere definitivamente un’area al momento verde». «Lo scorso anno quando avete presentato in fretta e furia in commissione la variante urbanistica», ha detto Loris Stocco di Vivere, «avevate detto che la motivazione era quella di recuperare i soldi necessari a non sforare il patto di stabilità. Invece l’asta è andata deserta e il patto di stabilità non è stato comunque sforato. Quest’anno ci avete già detto che non ci sono problemi di bilancio per il patto di stabilità. Quindi perché si vuole continuare? Credo siano le amministrazioni comunali a dover dettare le scelte politiche e non i privati». Dussin ha tirato dritto: «Ho il polso della città e garantisco che quasi tutti si stano interrogando sui perché qualcuno lavori per disincentivare la volontà espressa da un imprenditore di investire in città. Le azioni di disturbo contribuiscono a loro volta a disincentivare le volontà dei pochi eroi che credono sia ancora possibile creare lavoro in questo Paese fallito». Presente in aula una delegazione del comitato «No Ecomostro» che sta valutando l’ipotesi di raccogliere firme per un referendum consultivo sul tema. Servono mille firme per dare vita alla consultazione popolare che consente ai cittadini di esprimersi sull’operazione.

Daniele Quarello

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