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Il progetto della cittadella tra Padova e Venezia cerca di rendersi più ecocompatibile, ma le perplessità rimangono
Chi si è cimentato almeno una volta in vita sua nell’impresa di ritinteggiare le pareti di casa lo sa bene: per un lavoro fatto come si deve servono almeno due mani di pittura. Vale per camera e salotto. Vale, pare di capire, anche per i grandi progetti architettonici. In queste settimane è arrivata infatti la seconda mano di verde per Veneto City. O meglio, pardon, per Veneto Green City, come già da qualche anno è stato ribattezzato il futuristico progetto della nuova cittadella del terziario nel cuore della Patreve, territorialmente a cavallo tra i comuni di Dolo e Pianiga.

Il progetto

Se già con il cambio di denominazione si era voltato pagina rispetto al polo fieristico inizialmente ipotizzato, con una netta virata in senso ambientale, ora arriva il masterplan elaborato da Mario Cucinella e Andreas Kipar, guru dell’architettura verde, e Adileno Boeche, massimo esperto di efficienza energetica. Un progetto obiettivamente affascinante: 715 mila metri quadrati con filari di piante e corsi d’acqua che puntano a ricreare il paesaggio tipico della pianura padana, all’interno del quale sorgono gli edifici, mimetizzati da grandi archi di legno o lignite che danno l’idea di un succedersi sinuoso di colline. Spariti dunque gli edifici in vetro e cemento delle prime ipotesi, spazio agli alberi (che saranno piantati prima dell’inizio dei lavori, in modo che siano cresciuti al punto giusto una volta completata l’opera) e a laghi e canali, parte superiore delle vasche di laminazione per il contenimento delle acque piovane. Non bastassero le immagini del masterplan, ci pensa il testo di presentazione a dare spazio all’anima verde della “nuova” Veneto City. “Si parte dal riuso di un territorio altrimenti votato all’edilizia industriale-produttiva per costruire un format urbanistico-architettonico “green”. La realizzazione di questa “smart city green” è stata concepita prevedendo un sistema di progettazione e costruzione che tiene conto di elevati standard qualitativi e ambientali”. E ancora “rigenerazione, geotermia e fotovoltaico sono le parole chiave attorno alle quali Veneto City raccoglie la sfida energetica per garantire un approvvigionamento conveniente e a basso impatto”.

Voci contrarie

Tutto bello, tutto luccicante. Non abbastanza però, per convincere chi da sempre si oppone alla realizzazione del progetto, contro cui pendono ben sette ricorsi al Tar. Il masterplan, infatti, incassa l’apprezzamento solo dei sindaci di Dolo e Pianiga, che a giugno 2011 hanno sottoscritto un criticatissimo accordo di programma con la Veneto City spa. Tutti gli altri giudizi sono negativi, come a dire che, gratta gratta, sotto al verde rimangono irrisolti tutti i nodi principali. È contraria l’Amministrazione comunale di Mirano, titolare di uno dei ricorsi al Tar, il cui territorio confina con l’area di Veneto City e subirà le inevitabili conseguenze in termini di traffico: circa 70 mila veicoli giornalieri sulla fragile rete del Graticolato romano, nonostante lo spostamento all’interno della nuova cittadella della stazione ferroviaria di Dolo, attualmente collocata nella frazione miranese di Ballò. A questo proposito qualcuno ha fatto notare la contraddizione tra un progetto orgogliosamente “green” anche sul piano della mobilità e i ben 280 mila metri quadri destinati nel progetto a parcheggio.
Sul fronte del no restano ancorate anche le associazioni di categoria dei commercianti, preoccupate per l’inevitabile ricaduta di una nuova area commerciale sui piccoli e medi esercizi che, con grande fatica, stanno resistendo all’interno dei centri storici. E contrari, ovviamente, sono anche i comitati locali, impegnati in una lotta senza quartiere contro quello che definiscono senza mezzi termini “un sogno nella mente perversa dei signori del cemento”. Uno dei comitati più attivi su questo fronte, Opzione Zero, cerca di smorzare le preoccupazioni.

“L’unica cosa che esiste ad oggi è l’accordo di programma, ossia un documento di una trentina di pagine nel quale si è sottoscritto un impegno reciproco tra proponenti ed enti locali, una specie di cambiale. Questo accordo ha funzionato come una variante urbanistica che ha reso edificabili suoli prima in massima parte agricoli. Punto. Non esiste un progetto. Quei suggestivi e ridicoli disegni che circolano sono una simulazione grafica immaginifica di che cosa “potrebbe essere” Veneto City, l’equivalente di un cartone animato partorito dalle cosiddette archistar. Ma che cosa sarà veramente la nuova città, come sarà nella realtà e cosa conterrà lo diranno i progetti veri e propri che ancora non sono stati prodotti”.

Destinazione e costi

In effetti uno dei grandi misteri che da sempre accompagna Veneto City è cosa ci finirà dentro. I progettisti parlano genericamente di “spazi direzionali, una promenade commerciale, una grande vetrina per le aziende del territorio, formazione, svago e tempo libero”. Ma di concreto ancora nulla, a conferma dell’ipotesi di un progetto calato dall’alto senza alcun tipo di indirizzo da parte dell’attore pubblico.

Percorso a ostacoli

“Da oltre 10 anni – sottolinea Opzione Zero – nell’area produttiva che dovrebbe ospitare Veneto City non si è più costruito un solo capannone, nonostante i Prg li prevedessero e il territorio veneto è cementificato oltre l’11% e cosparso di edifici sfitti, in vendita o abbandonati: non vi è alcuna necessità né alcuna domanda di nuovo edificato”.

L’altro grande punto interrogativo riguarda i finanziatori. In passato si era stimata una spesa sui due miliardi di euro, ma sul nuovo progetto non circolano cifre ufficiali. Non a caso il masterplan è già stato presentato in varie sedi a livello internazionale, per cercare di vendere, per ora su carta, l’intero progetto.
Intanto l’iter prevede, proprio in questi giorni, la presentazione del Piano urbanistico attuativo, in pratica il piano di lottizzazione riguardante i primi stralci dell’opera. Per approvare il Pua, i Comuni di Dolo e Pianiga dovranno ottenere il via libera di una ridda di enti, dalle Soprintendenze per i beni artistici fino a Veritas passando per Arpav, autostrade, ferrovie, Provincia, Regione, consorzi di bonifica, genio civile. Senza contare i ricorsi pendenti al Tar e una spada di Damocle non da poco: uno degli azionsti di punta di Veneto City spa è la Mantovani di Piergiorgio Baita, società epicentro del terremoto giudiziario che fa tremare i polsi a mezzo Veneto. Insomma, un percorso ancora ad ostacoli.

Giovanni Costantini

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