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IL RITRATTO – Nelle 740 pagine di relazione, Giovanni Mazzacurati viene descritto da amici e imprenditori come «monarca assoluto» della laguna. Il pm lo definisce il «grande burattinaio».

LA REPLICA  –   Il sindaco Giorgio Orsoni risponde che «non esiste alcun illecito finanziamento», e che si tratta di «notizie denigratorie e prive di qualunque supporto».

IL DOSSIER –  Il rapporto della Guardia di Finanza parla di «scarsi controlli sul Consorzio Venezia Nuova»: del tutto assenti le verifiche interne, perchè non era previsto il collegio dei sindaci.

I RAPPORTI – La Gdf definisce «opachi» i rapporti tra Cvn e Magistrato alle Acque. Quanto al Comune di Venezia sarebbe «riverente» verso il Cvn per le elargizioni ricevute.

La relazione della Finanza parla di rapporti poco chiari con Ministero, Magistrato alle Acque e Comune

GLI APPALTI a Venezia

LE INTERCETTAZIONI – Alcuni imprenditori: «Il ” vecchio” pensa d’essere onnipotente»

ATTO D’ACCUSA – Il Pm indica il ruolo di Grande Burattinaio dell’ingegnere del Cvn

Un imprenditore: «Per le prossime cinque generazioni Savioli è sistemato»

Le “strane” richieste del dirigente del Ministero. Tra i collaudatori anche Balducci e Fortunato

«Spartizione per garantire un monopolio di imprese»

L’INCHIESTA – Mazzacurati definito “monarca assoluto”. La replica di Orsoni: mai finanziamenti illeciti, altri si preoccupino

Re, Monarca assoluto, Imperatore, Doge. Così viene definito da collaboratori, amici, imprenditori Giovanni Mazzacurati, il presidente del Consorzio Venezia Nuova, dimessosi dall’incarico, per motivi di salute, all’età di 82 anni pochi giorni prima dell’esecuzione della misura cautelare con la quale il gip Alberto Scaramuzza gli ha imposto gli arresti domiciliari in relazione ad un presunto appalto “pilotato” per lavori portuali. Al telefono, intercettati tra il 2010 e il 2011 dalle microspie della Finanza, tutti riconoscono il suo ruolo di Comandante Supremo. Chi con deferenza, come il consigliere del Consorzio, il trevigiano Pio Savioli: «Tu comandi, sai che io obbedisco». Chi polemico: «Il vecchio pensa di essere onnipotente… il peggio è che gli altri sotto di lui credono di essere coperti da lui per cui possono fare tutto… è come se uno è Gesù Cristo tanto c’è Dio sopra di me che mi protegge…», sbotta Franco Morbiolo, il responsabile del Coveco che decise di sfidare Mazzacurati violando gli accordi e presentando un’offerta per l’appalto “riservato” ad alcune piccole imprese.
BURATTINAIO – Per il pm Paola Tonini, l’ex presidente del Venezia Nuova, è più semplicemente il «grande burattinaio». Così lo definisce nella richiesta con la quale, lo scorso 17 giugno, ha sollecitato la misura cautelare per turbativa d’asta e per le false fatture milionarie emesse ed utilizzate dalla cooperativa San Martino di Chioggia. La Procura voleva il carcere per i principali indagati: per Savioli e per l’altro trevigiano, Federico Sutto, uomo di fiducia di Mazzacurati; per gli imprenditori chioggiotti Roberto Boscolo Anzoletti, Mario e Stefano Boscolo Bacheto (tutti ai domiciliari) nonché per l’ex presidente della Mantovani, Piergiorgio Baita, per il quale il gip ha rigettato la richiesta facendo riferimento alla collaborazione avviata dall’ingegnere nell’inchiesta parallela del pm Stefano Ancilotto. Per Mazzacurati lo stesso pm Tonini ha sollecitato i domiciliari, ma solo in considerazione dell’età avanzata.
POTERE UNIVERSALE – Sul suo ruolo e responsabilità il rappresentante dell’accusa ha pochi dubbi: l’allora presidente del Consorzio avrebbe “pilotato” l’appalto per accontentare alcune piccole imprese escluse dai lavori e Savioli avrebbe «ottemperato agli ordini senza sindacarne la natura lecita o illecita», nell’ambito di una consolidato rapporto di sinergia che Morbiolo così riassume discutendo con un altro imprenditore: «È nato da quando c’è Tangentopoli perché Savioli si è coperto il c… così si spiega tutto…»
«Gravissima è la condotta posta in essere da Mazzacurati», scrive il pm Tonini evidenziando come oltre a «gestire un potere “universale” all’interno di uno “Stato” (il Consorzio Venezia Nuova, ndr) organizzato in gruppi clientelari secondo la “norma” del “profitto personale” e della sopraffazione dei gruppi economici minori… si ritiene legittimato, probabilmente anche a seguito di contaminazioni corruttive all’interno dell’organo amministrativo, a predeterminare la spartizione anche delle gare bandite dall’autorità portuale allo scopo di garantire il monopolio di alcune imprese sul territorio veneto, di “tacitare” i gruppi economici minori con il “danaro pubblico” proveniente da altre pubbliche amministrazioni e quindi di conservare a favore della Imprese “maggiori” il fiume di danaro pubblico destinato al Consorzio Venezia Nuova».
RITORSIONE – Il potere esercitato da Mazzacurati sarebbe confermato anche da un’eloquente intercettazione: a seguito delle critiche mosse sulla stampa al Consorzio da parte dell’assessore provinciale Massimo Malaspina (il quale denunciò l’esistenza di un monopolio a scapito delle piccole imprese, in particolare di alcune aziende di Chioggia, estromesse dai lavori), Mazzacurati, parlando con l’addetta stampa Flavia Faccioli dispone: «Bisogna fare in modo che quelli che si sono associati con lui non pigliono neanche un lavoro neanche morti… che non sembri che noi…proprio una ritorsione… una mancanza di considerazione…»
ASSETATO DI DENARO – Il pm Tonini è particolarmente dura anche nei confronti di Savioli: «È assetato di denaro e per circostanze e modalità in corso di accertamento, ne chiede a numerosi imprenditori…». Sete di denaro che sarebbe risaputa nell’ambiente, come emerge da una frase pronunciata da un altro imprenditore che sul consigliere del Consorzio dice al suo interlocutore: «le prossime 5 generazioni, ha la famiglia sistemata…».
Per finire Sutto, di cui oggi è previsto l’interrogatorio davanti al pm Tonini: «Esegue incondizionatamente gli ordini di Mazzacurati, senza discuterli…» scrive il magistrato.

 

IL RAPPORTO DELLA FINANZA  «Scarsi controlli sul Consorzio». E a Venezia «Comune riverente»

Assenti le verifiche interne. «Opaco» il rapporto con il Magistrato alle Acque. E Ca’ Farsetti “condizionata” dalle «diverse elargizioni concesse dal Cvn»

VENEZIA – (gla) Le indagini hanno evidenziato una «forte carenza di controlli» sull’operato del Consorzio Venezia Nuova. Lo scrivono i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Venezia nelle 740 pagine di cui è composta la relazione conclusiva dell’inchiesta scaturita, due settimane fa, con l’arresto di Giovanni Mazzacurati e altre persone per turbativa d’asta.
CONTROLLO INTERNO – La Finanza rileva che è la stessa forma giuridica del CVN che non prevede «il controllo interno assunto dalla generalità delle società di capitali, qual è il collegio dei sindaci». Ma non solo: il Consiglio direttivo del Consorzio, secondo le Fiamme Gialle, è poco propenso a controllare determinati aspetti, affidati alla discrezionalità del presidente. «È proprio la figura del Mazzacurati che predomina incontrastata sul CVN», si legge nella relazione che fa riferimento alla circostanza che l’allora presidente si sarebbe fatto «rimborsare dall’Ente rimborsi spese non spettanti (alcuni addirittura per personali contributi previdenziali ed assistenziali) nonché bonus per diversi milioni di euro».
MAGISTRATO ALLE ACQUE – Il rapporto «appare più opaco ancora», scrivono i finanzieri. «L’Ente ministeriale appare da un lato approfittare della potenza economica del Consorzio che dovrebbe controllare, dall’altro appare ad esso succube».
Eloquente di questi rapporti di sottomissione è una lettera, citata dalle Fiamme Gialle, che fu inviata a Mazzacurati nel 2005 da un dirigente del Ministero dei trasporti, Amedeo Liverani, nominato collaudatore di alcuni stralci del Mose (i collaudatori sono scelti dal Magistrato alle acque, ma pagati dal Consorzio). Nella missiva il collaudatore, che dovrebbe controllare la buona esecuzione e il funzionamento dell’opera, ringrazia il presidente del Venezia Nuova «per il Suo autorevole interessamento e per la discrezione con cui ha accompagnato ogni suo passo istituzionale» e lo assicura che lo «terrà informato di ogni novità significativa che dovesse emergere», augurandosi che «i nostri sforzi congiunti siano premiati e che, alla fine di un percorso tanto accidentato, si possano raccogliere i migliori frutti. La lettera del dirigente pubblico, dal tono quasi sottomesso, si conclude con una richiesta di interessamento di Mazzacurati alla sua personale posizione: «Mi consenta, infine, di ricordarLe, con l’occasione, la mia necessità di un buon collaudo (in neretto nella missiva, ndr) con Enti pubblici (Anas, Regione, Ferrovie, Società Concessionarie ecc.) dal momento che questo filone tende ad inaridirsi».
Tra i collaudatori del Mose figurano personaggi di rilevanza nazionale: Lorenzo Quinzi e Vincenzo Fortunato, oggi rispettivamente capo ed ex di gabinetto del Ministero dell’Economia, nonché l’ex presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, Angelo Balducci, coinvolto in altre inchieste.
IL COMUNE – Un breve passaggio la relazione della Finanza lo dedica anche a Ca’ Farsetti, definito «Ente riverente con il CNV in quanto beneficiario di diverse elargizioni concesse dal CNV, prima fra tutte il finanziamento al suo attuale amministratore, Orsoni Giorgio». Nel capitolo sulla carenza di controlli viene citata, infine, «la Regione Veneto, nonché il portavoce dell’ex Governatore, Miracco Franco» che, secondo gli investigatori, avrebbe ricevuto contributi dal Consorzio (di cui è stato capo ufficio stampa fino al 2001).
Non risulta che, in relazione alle circostanze evidenziate nel filone dei mancati controlli, siano state formulate imputazioni.

 

Cvn: contributi elettorali? In tutto 58mila euro. Ecco chi li ha presi

(m.f.) Nessun contributo elettorale nel 2010 è stato elargito dal Consorzio Venezia Nuova. È proprio il concessionario unico dei lavori per la salvaguardia della laguna a puntualizzare la questione, fornendo anche l’elenco dei finanziamenti regolarmente effettuati tra il 2000 e il 2013. In realtà, però, l’elenco si ferma al 2008, ultima data in cui il Consorzio in quanto tale ha deliberato un’uscita da fondi nel proprio bilancio per sostenere una campagna elettorale.
«Da verifiche interne – fanno sapere dalla direzione del Consorzio – sono stati versati secondo la normativa vigente in materia contributi per complessivi 58mila 98euro e 74 centesimi».
Ecco i beneficiari: 14 novembre 2000, Comitato elettorale Democratici di sinistra (3mila 98 euro, 74), 10 dicembre 2004, Comitato elettorale Forza Italia (10mila euro); 16 marzo 2006, Comitato elettorale Altero Matteoli (20mila euro), 29 marzo 2006, Comitato elettorale Vincenzo Minici (20mila euro), 8 febbraio 2008, Comitato elettorale Radicali Italiani (5mila).

 

LE REAZIONI – Il sindaco di Venezia: tutto documentato, altri devono preoccuparsi. Zaia: «Il Consorzio dica chi ha ricevuto i soldi e chi no»

Orsoni: «Nessun finanziamento illecito»

VENEZIA – «Non esiste alcun illecito finanziamento, su questa vicenda c’è qualcuno che vuole seminare fumo». Non poteva che essere secca la replica del sindaco Giorgio Orsoni in merito agli sviluppi dell’inchiesta sul Consorzio Venezia Nuova. Ieri il Gazzettino aveva riportato una frase contenuta nel rapporto della Gdf consegnato ai magistrati in cui si leggeva che Mazzacurati era stato «il promotore dell’illecito finanziamento al politico Orsoni a lui legato da vecchia amicizia».
«Sono notizie denigratorie e prive di qualunque supporto – attacca Orsoni – c’è una campagna denigratoria casualmente concomitante con la mia esposizione su questioni di rilievo per la città. E’ evidente che io non posso essere ritenuto responsabile della eventuale illecita provenienza delle somme a sostegno della campagna elettorale che è costata 287 mila euro. La somma è stata regolarmente contabilizzata dal mio mandatario che ha rendicontato quanto donato attraverso un conto corrente appositamente acceso sul quale sono transitate tutte le donazioni ed i pagamenti fatti a sostegno della campagna elettorale per dar prova della trasparenza delle operazioni. Non ho ricevuto altre somme diverse da quelle transitate in conto. Sicchè, non esistono finanziamenti illeciti, né illecite utilizzazioni delle somme donate».
Ieri era intervenuto anche il presidente della Regione, Luca Zaia. «Piuttosto che vedere uscire un nome al giorno è meglio che il Consorzio faccia una lista di chi ha avuto soldi attraverso la delibera del Cda. Invito il presidente Fabris a guardare tutte le scartoffie. Non sarebbe male fare anche una lista di chi non ha ricevuto un euro. In questo elenco figurerei anch’io visto che la mia campagna elettorale è stata autofinanziata: voglio poter girare a testa alta».

Gianpaolo Bonzio

 

LA NUOVA BUFERA

L’INCHIESTA – La relazione della Gdf: Ca’ Farsetti «riverente col Consorzio perchè beneficiaria di diverse elargizioni»

LA DIFESA – Non vuole sentir parlare di irregolarità sulla sua campagna elettorale per la corsa a Ca’Farsetti. E così ieri il sindaco Giorgio Orsoni ha ribattuto alle accuse che emergono dall’inchiesta della Guardia di finanza sul Consorzio Venezia Nuova. «È tutto documentato, non c’è nessun finanziamento illecito» ha attaccato Giorgio Orsoni.

L’INDAGINE – Nella relazione delle Fiamme Gialle c’è però un altro passaggio dedicato proprio al Comune di Venezia definito «un ente riverente con il Consorzio Venezia Nuova in quanto beneficiario di diverse elargizioni concesse dallo stesso Consorzio, prima fra tutte il finanziamento al suo attuale amministratore, Giorgio Orsoni».

L’IRA DEL SINDACO «Finanziamenti tutti documentati, nulla di illecito. Mi hanno messo nel mirino, ma altri si devono preoccupare»

Mose, ombre sul Comune

J’ACCUSE   «Mi sono esposto su questioni di rilievo, questo è il risultato»

 

E spunta Miracco: anche a lui contributi

C’è anche la Regione Veneto e il nome di Franco Miracco, portavoce dell’allora Governatore, Giancarlo Galan, nel capitolo che la Guardia di Finanza dedica alla carenza di controlli sull’attività del Consorzio Venezia Nuova. Un passaggio sintetico, senza alcuna contestazione specifica.
A Miracco, attualmente assessore della Cultura a Trieste, le Fiamme Gialle dedicano poi un’altra citazione: nella parte in cui vengono elencate le ingenti somme di denaro elargite dal Consorzio Venezia Nuova a dirigenti e collaboratori, si fa riferimento a non meglio precisati compensi a lui riconosciuti.
Miracco in passato ha ricoperto l’incarico di responsabile dell’Ufficio stampa del Venezia Nuova fino al 2001, anno in cui passò in Regione. L’indagine della Finanza si concentra sull’attività del Consorzio dal 2005-2006 in poi: sarà interessante capire a quale titolo venivano erogati quei presunti contributi a Miracco.

Orsoni: «Fondi illeciti? Falso»

La Gdf: «Comune riverente»

Il sindaco contrattacca: «Tutto documentato, altri si devono preoccupare». Ma la Finanza parla di Ca’ Farsetti come ente “succube” al Cvn in quanto «destinatario di diverse elargizioni»

La Gdf: Mazzacurati avrebbe promosso finanziamenti irregolari per il primo cittadino

PER LA CAMPAGNA – Avrebbe ricevuto finanziamenti illeciti

Non vuole assolutamente sentir parlare di irregolarità sulla sua campagna elettorale per la corsa a Ca’Farsetti. E così ieri, ancora una volta, il sindaco Giorgio Orsoni ha ribattuto alle accuse che emergono dall’inchiesta della Guardia di finanza sul Consorzio Venezia Nuova.
Il rapporto stilato dalla Finanza, è bene precisarlo, non fa mai riferimento a mazzette ma a sospetti finanziamenti illeciti erogati per la campagna elettorale del sindaco. Gli uomini della Gdf, come ha scritto ieri il Gazzettino, riferendosi al Consorzio, avevano parlato di una sorta di associazione per delinquere in laguna che avrebbe avuto come fulcro proprio l’ex presidente Giovanni Mazzacurati oltre ad altri amministratori di società. E Mazzacurati in un passaggio della relazione della GdF viene definito «promotore dell’illecito finanziamento a Giorgio Orsoni, a lui legato da amicizia di vecchia data».
Il sindaco di Venezia, come è nel suo stile, ha risposto punto su punto alle accuse. In mattinata, incalzato dai cronisti, si è detto quasi sereno, ed è decisamente passato al contrattacco. «Non sono io a dovermi preoccupare – ha spiegato – ma altri: quelli che vogliono mantenere nascoste le cose. Perchè mi sembra che, in questa vicenda, ci sia qualcuno che vuole seminare del fumo». Nel pomeriggio poi il sindaco, probabilmente per evitare altre polemiche ed eventuali malintesi, è stato ancora più netto, elencando con precisione somme e modalità tecniche della sua campagna elettorale. «È tutto documentato, non c’è nessun finanziamento illecito, alcune argomentazioni diffuse in questi giorni sono prive di qualunque supporto – ha attaccato Orsoni – Le notizie diffuse sulla stampa sono sostanzialmente tendenziose e prive di qualunque supporto». Poi uno spunto polemico. «Esiste evidentemente – prosegue il sindaco – una campagna denigratoria casualmente concomitante con la mia esposizione su questioni di rilievo per la città. Si parla di “illeciti finanziamenti”. E’ evidente che io non posso essere ritenuto responsabile della eventuale illecita provenienza delle somme a sostegno della campagna elettorale. La campagna è costata 287 mila euro, come è stato reso pubblico e già ho avuto modo di dichiarare. Tale somma è stata regolarmente contabilizzata dal mio mandatario. Egli ha rendicontato quanto donato attraverso un conto corrente appositamente acceso sul quale sono transitate tutte le donazioni ed i pagamenti fatti a sostegno della campagna elettorale per dar prova della trasparenza delle operazioni. Non ho ricevuto altre somme diverse da quelle transitate in conto – conclude Giorgio Orsoni – sicchè non esistono finanziamenti illeciti, né illecite utilizzazioni delle somme donate». Va ricordato che il procuratore Luigi Delpino ha specificato che il sindaco non risulta indagato.
Ma dalla carte emerge intanto un’altra significativa novità. Nella relazione delle Fiamme Gialle c’è anche un passaggio dedicato proprio al Comune di Venezia definito «un ente riverente con il Consorzio Venezia Nuova in quanto beneficiario di diverse elargizioni concesse dallo stesso Consorzio, prima fa tutte il finanziamento al suo attuale amministratore, Giorgio Orsoni». Un elemento, questo, che non mancherà di suscitare nuove polemiche.

 


VERIFICHE – I lavori alle ditte legate al Cvn sempre pagati profumatamente

Marchese sapeva dell’appalto pilotato

Morbiolo, intercettato, spiega l’operazione al consigliere regionale ed ex segretario organizzativo del Pd

Sapeva tutto sull’appalto “pilotato” e avrebbe ricevuto finanziamenti illeciti erogati al mandatario elettorale. La Guardia di Finanza ne è certa. A inchiodare Giampietro Marchese alle proprie responsabilità, sicuramente morali, sono le intercettazioni ambientali trascritte dai militari delle Fiamme Gialle, integranti l’informativa redatta sullo “scandalo Cvn”.
È la tarda mattinata dell’otto giugno del 2011 quando Marchese, presidente di Ames, ex segretario organizzativo del Pd e consigliere regionale (era stato bocciato nel 2010 alle elezioni ma è rientrato recentemente al Ferro Fini come primo dei non eletti) entra nell’ufficio di Franco Morbiolo, presidente di Coveco, situato a Marghera: non immaginano né possono immaginarlo che ad ascoltare e trascrivere quello che si dicono c’è un finanziere autorizzato dal pm Paola Tonini. Èil giorno dell’apertura delle buste della gara articolata in tre stralci concernente il primo lotto di lavori del bando indetto dall’Autorità portuale dell’importo complessivo di circa 12 milioni e mezzo di milioni di euro. Quello che Giovanni Mazzacurati, all’epoca presidente del Consorzio Venezia Nuova, ha deciso di far vincere alle ditte minori che si erano lamentate perché a loro toccava solo le briciole del faraonico business rappresentato dal Mose. Un ordine di scuderia, come si è visto, al quale Morbiato disubbidisce decidendo di presentare quattro minuti prima della scadenza dei termini un’offerta per il secondo stralcio, scatenando le ire del “capo supremo” ovvero Mazzacurati. Quasi a giustificarsi Morbiolo spiega a Marchese che “queste gare in media andavano via con il 50% di ribasso e partecipavano tutti”, mentre stavolta “Mazzacurati ha fatto fare un’unica cordata formata da tutti i piccoli imprenditori per accontentarli e non rompersi i coglioni e ha tenuto fuori gli altri compreso Baita”. E continua sottolineando “che ha ritenuto la cosa pericolosa e ha partecipato a una delle tre gare, considerando che a lui mai nessuno ha detto di non partecipare e che quelli del Cvn hanno parlato solo con Pio (ndr Savioli) che non rappresenta il Coveco”. Marchese ascolta. E concorda sul fatto che “Mazzacurati pensa di essere onnipotente e pensa di fare tutto”.

Monica Andolfatto

 

L’INCHIESTA – Un faro della Finanza anche sui lavori effettuati all’Arsenale.

In un’intercettazione Nicola Falconi, della Sitmar Sub, dice a Savioli  «Ci siamo umiliati…Sono uscito pulito come un pollo spennato»

Anche i lavori effettuati all’Arsenale di Venezia sono finiti sotto inchiesta, oggetto degli accertamenti della Guardia di Finanza. Nella relazione conclusiva relativa alle indagini sul presunto appalto “pilotato” al Porto, le Fiamme Gialle dedicano un capitolo ai prezzi eccessivamente onerosi che sarebbero stati praticati dalle imprese che effettuano lavori per conto del Consorzio Venezia Nuova per «importo decisamente superiore a quello ritenuto congruo dal Magistrato alle acque di Venezia».
A portare gli investigatori su questa pista è stato un colloquio intercettato tra il titolare della Sitmar Sub, Nicola Falconi (attuale presidente dell’Ente gondola) e il consigliere del Venezia Nuova, Pio Savioli, avvenuto nel dicembre del 2010, prima dell’apertura delle buste per una gara poi vinta dalla Sitmar. «Ci siamo.. giustamente fatto volentieri umiliati come se fossimo una ditta calabrese che veniva a cercare lavoro… – spiega Falconi – Sono dovuto andare lì me li sono dovuti subire e chiedere e questo.. voglio questo… voglio quell’altro cioè nel senso sono uscito pulito come sai un pollo spennato…»
A cosa fa riferimento l’imprenditore? L’intercettazione (così come l’intero capitolo) è piena di omissis, in quanto evidentemente le Fiamme Gialle hanno preferito “nascondere” gli elementi da approfondire. Più chiaro il riferimento ai prezzi: «Io lavoro a 0,31 (euro a metro quadro)…. sai a quanto lavorano loro?… le imprese extra Consorzio eh? A un euro e cinquanta il metro quadro!»
Savioli non pare sorpreso: «Capito, ma che novità. Lo so io… sennò non sarebbero scheletri, Nicola… Nelle pieghe del Consorzio si imparano sempre cose nuove… Tu hai fatto il liceo classico o sbaglio? ecco allora dovresti ricordarti la fine dell’impero Romano… le solite robe tutte le pieghe la gente di infila…»
La Guardia di Finanza conclude: «qualora i fatti fossero effettivamente accertati ne conseguirebbero responsabilità penalmente rilevanti attesa la natura “pubblica” dei fondi utilizzati per effettuare tali lavori». E le perquisizioni effettuate contestualmente agli arresti, due settimane fa, sono finalizzate a raccogliere materiale utile alle indagini.

 
MOVIMENTO CINQUE STELLE

«Non bastano le risposte del sindaco, il Comune diventi una casa di vetro»

(m.f.) Ca’ Farsetti sia una casa di vetro. A chiederlo è il Movimento Cinquestelle, i cui attivisti vedono la trasparenza come l’unico mezzo in grado di fugare i dubbi sorti leggendo in questi giorni le cronache dell’inchiesta sui presunti appalti truccati.
«Pur non essendo prevista da alcuna disposizione legislativa – dicono i “Grillini” – si chiede al sindaco e alla sua maggioranza di pubblicare, come buona prassi anche per il futuro, l’elenco di tutti i finanziatori privati della passata campagna elettorale. Ciò al fine di dissipare qualsivoglia dubbio circa la correttezza dell’operato dell’amministrazione».
La nota del sindaco in cui smentisce ogni illazione non è considerata sufficiente.
«Non può certo ritenersi sufficiente – proseguono – la semplice dichiarazione del sindaco di essersi “posto spesso in maniera conflittuale” con lo stesso concessionario unico del Mose visto che in Giunta fino a qualche mese fa vi era pure Antonio Paruzzolo, assessore tecnico alle Partecipate in quota Orsoni, già amministratore delegato di Thetis Spa nella cui compagine societaria spiccano: il Consorzio medesimo (51,1%), la Ing. Mazzacurati (5%), la Mantovani Spa (8,3%), la Coveco (5%), la Adria Infrastrutture Spa (6%). Potrebbe sorgere così il dubbio che la sua nomina rispondesse anche a criteri di conservazione e difesa del sistema di potere messo a nudo ora dalle indagini della magistratura».
In definitiva, la richiesta è di lasciar decidere ai cittadini se i finanziamenti a sostegno dell’attuale amministrazione, in campagna elettorale, sono da ritenersi o meno opportuni.
«Non va dimenticato – puntualizzano dal M5S – tra le altre cose, che una parte dell’attuale coalizione di centrosinistra (la lista In Comune, ndr) si è spesa in più occasioni, contro il Mose e il concessionario unico. Occorre infine ricordare per quanto riguarda le società private, i contributi devono essere deliberati dall’organo sociale competente ed iscritti regolarmente a bilancio. Attendiamo di conoscere anche questi dati».

 

MOGNATO  «I finanziamenti dei privati sono previsti dalla normativa»

Parola d’ordine: fiducia a Orsoni

ZACCARIOTTO   «È necessario attendere la fine dell’inchiesta»

LE REAZIONI – Cautela dalle segreterie

Danesin (Pdl): «Non mi piacciono le dietrologie»

Scibelli (Udc): «Prudenza»

Sono improntati alla massima prudenza i commenti di buona parte dei segretari politici della maggioranza e dell’opposizione in Consiglio comunale. Nei verbali della Guardia di finanza, gli scarni riferimenti ai finanziamenti elettorali da parte di alcune aziende partecipanti al Consorzio Venezia Nuova alla campagna elettorale del sindaco Giorgio Orsoni non offrono l’occasione di una discussione a largo spettro. C’è però quella frase che per tutti va verificata quanto prima dalla magistratura per evitare di fare processi prima del tempo: “promotore (riferito a Giovanni Mazzacurati, ndr) dell’illecito finanziamento al politico Giorgio Orsoni, a lui legato da amicizia di vecchia data”. Che significa illecito? Il sindaco ha detto che è tutto alla luce del sole e i segretari politici ritengono sia giusto attendere.
«Per me conta solo una cosa – commenta il coordinatore del Pdl, Alessandro Danesin – se i contributi sono stati tutti regolari e registrati con pagamenti tracciabili non c’è problema. Al contrario, se si sono fatte cose non regolari è male ed è giusto che la giustizia agisca. Il resto è opinabile e le dietrologie non mi piacciono. Però, mettiamoci in testa una cosa: o c’è il finanziamento pubblico ai partiti o c’è il finanziamento privato. Di qui non si scappa».
Incredulo e nello stesso tempo fiducioso sul lieto fine della vicenda è il segretario provinciale del Pd, Michele Mognato. «Mi auguro – commenta da Roma – che si arrivi al più presto alla chiarezza sull’intera vicenda. I finanziamenti elettorali da privati sono previsti dalla legge e sono registrati. Avviene dappertutto e non c’è nulla di male se questi sono alla luce del sole, come nel caso del sindaco».
Michele Scibelli, segretario dell’Udc, invita alla prudenza. «La Guardia di Finanza – spiega per metafore – fa una fotografia, quello che vede lo riferisce alle autorità, ma non è che quello che vede sia automaticamente un atto d’accusa. Assoluta prudenza, quindi, nel trattare un argomento del genere. Se fossi a conoscenza di irregolarità sarei il primo a denunciare. Piena fiducia nel sindaco – conclude – e anche nelle istituzioni affinché proseguano i controlli e un invito a non strumentalizzare questa vicenda».
Luigi Giordani, segretario provinciale del Psi, è solidale col sindaco: «Sono certo che non ha ricevuto nessun contributo fuori norma. Non ritengo tuttavia che sia in atto una campagna denigratoria nei suoi confronti. Tutto questo fa parte di un accertamento generale da parte della finanza».
Per concludere, non è diverso dagli altri il punto di vista della presidente della Provincia Francesca Zaccariotto.
«È presto per fare qualsiasi commento su questa indagine – dice Zaccariotto, che è un esponente di spicco della Lega sul territorio veneziano – Preferisco attendere che la magistratura finisca il suo lavoro».

 

GOTTARDELLO «Quanto regole complicate favoriscono un sistema simile?»

REAZIONI CONTRASTANTI DAL MONDO DEL LAVORO

«Tritacarne mediatico»   «No, il sistema è marcio»

Bortolussi (Cgia): «C’erano imprese invitate a rinunciare all’appalto e poi sotto elezioni solo alcuni ricevevano i soldi per fare la campagna»

Pochi si sbilanciano nelle reazioni ai nuovi sviluppi dell’inchiesta della Guardia di Finanza sul Consorzio Venezia Nuova. Qualcuno, però, va oltre e arriva a dire che «era ora, ben venga un po’ di pulizia» come sostiene lo storico segretario degli artigiani di Mestre, Cgia, Giuseppe Bortolussi: «Dire abbiamo dato soldi ai politici vuol dire e non vuol dire, anche a me come cittadino piacerebbe sapere chi sono, altrimenti si rischia di fare di tutta l’erba un fascio. Detto questo, però, se invece c’è chi li ha presi questi soldi allora è giusto che paghi il conto, e se è ancora in politica che paghi pure quello politico. C’è qualcuno che ha mandato giù bocconi amari in questi anni perché in campagna elettorale vedeva che altri avevano i soldi per i manifesti e lui no, o penso anche a quelle ditte che speravano in un appalto e alle quali dicevano è meglio che rinunci. E non è solo una questione di invidia ma di civiltà, anche perché alla fine è la collettività che ci rimette dato che i lavori invece di costar 100 costavano 300».
C’è chi cade sarcasticamente dalle nuvole, come il presidente di Ascom-Confcommercio di Mestre, Vittorio “Doriano” Calzavara: «Io sarò stato più ingenuo di tutti ma mi pare impossibile. Ho sempre considerato Mazzacurati una gran brava persona. Non avevo la più pallida idea che potesse funzionare un sistema come quello descritto sui giornali. Devo dire, alla veneziana, che mi sento un po’ mona».
Decisamente più istituzionale il nuovo presidente di Confindustria Venezia, Matteo Zoppas, che parla a nome dell’Associazione: «Abbiamo letto sui giornali della vicenda riguardante l’indagine condotta dalla Guardia di Finanza, ma non ritengo opportuno entrare nel merito per rispetto del lavoro degli inquirenti e certi che la Magistratura farà chiarezza sulla questione».
Sulla stessa linea, anche se un po’ più loquace, il commento del presidente della Camera di Commercio di Venezia, Giuseppe Fedalto: «In merito al presunto “Sistema Venezia” e al fatto che tutti avrebbero ricevuto soldi dal Consorzio Venezia Nuova non ho nessun commento da rilasciare, la questione è di competenza della Magistratura. Una cosa è certa: la Camera di Commercio di Venezia non ha ricevuto nulla da nessuno».
Altri, invece, si spingono in teorie sulle cause del cosiddetto sistema Venezia: «È una riflessione delicata perché non vorrei che sembrasse una giustificazione, ma mi chiedo quanto un sistema di regole molto complicato, che rende la vita impossibile per ogni autorizzazione e che può paralizzare qualsiasi onesta iniziativa, possa favorire fenomeni come quelli sui quali stanno indagando – commenta Lino Gottardello, segretario della Cisl veneziana -. Detto questo mi pare che siamo ancora sull’onda delle interpretazioni: i candidati quando si presentano alle elezioni chiedono soldi, e nel limite del fatto che siano trasparenti e dichiarati, siamo nella normalità. Prima di esprimere giudizi, quindi, vorrei attendere nuovi elementi».
Il più garantista è Ernesto Pancin, segretario e direttore dell’Aepe, l’Associazione esercenti pubblici esercizi: «È difficile commentare notizie di questo genere, anche perché a volte parliamo di voci e fino a prova vera del contrario io credo nell’onestà delle persone. E quindi per me il sindaco Orsoni è e rimane una bava persona. Io penso che indagini di questo genere possano favorire un tritacarne mediatico dal quale tutti dovremmo sottrarci e lasciare che chi deve indagare lo faccia con la massima discrezione e determinazione, e senza buttare il mostro in prima pagina. Per ciò mi astengo da qualsiasi commento personale su chicchessia: già troppe volte sono state sbattute in prima pagina delle persone che erano innocenti, e la smentita è stata di due righe in una delle ultime pagine».
Chi, invece, si dice profondamente colpito dalle notizie uscite sui giornali è Maurizio Franceschi, direttore di Confesercenti: «Premetto che chiunque è innocente finché non viene provato senza dubbio che è colpevole, quindi anche riguardo al sindaco Orsoni bisogna attendere le verifiche prima di dire qualsiasi cosa. Detto questo, ho letto di queste vicende con molta preoccupazione, e con molta tristezza e rammarico perché se risulta vera anche solo una parte di quel che è scritto, significa che pure in questa città c’è un sistema corrotto, ed è molto più grave oggi quando ci sarebbe invece molto bisogno di comportamenti positivi ed etici. Da quanto si legge sembra ci sia un sistema molto radicato da molti anni che gestiva una parte cospicua della città, e credo che difficilmente una cosa del genere possa avvenire senza che la classe politica ne fosse a conoscenza».

Elisio Trevisan

 

RENATO BRUNETTA  «Tutti registrati i miei contributi. Ne ho ricevuti da decine di aziende»

Anche Renato Brunetta, attuale portavoce del Pdl alla Camera ha ricevuto finanziamenti privati nel corso della sua campagna elettorale per diventare sindaco di Venezia. In particolare anche da alcune aziende facenti parte del Consorzio come per il suo avversario, poi diventato primo cittadino, Giorgio Orsoni. Lui non ne fa mistero.
«Ho ricevuto contributi da decine di aziende – ha commentato ieri il parlamentare – per la campagna elettorale. Non mi ricordo esattamente da quali aziende, ma sicuramente erano contributi regolarmente iscritti, dichiarati dal mio comitato elettorale e deliberati dagli organi direttivi delle società».
Quanto al fatto che il suo nome non compaia nel dossier delle Fiamme Gialle mentre quello di Orsoni sì, Brunetta non si interroga più di tanto.
«Non ho letto nulla di questa vicenda – ha aggiunto – non ho visto gli atti, ma non sono sindaco e devo dire che la cosa non mi eccita».
Infine, un monito a chi pensa che le aziende non abbiano mai finanziato le campagne elettorali.
«Diffidare – conclude – di quelli che dicono che hanno fatto campagna senza soldi. Mentono sapendo di mentire».

 

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