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Consorzio Venezia Nuova: stanziati 58 mila euro di contributi elettorali in 13 anni

Destinatari dei fondi Ds, Forza Italia, comitati di Matteoli e Minnici (An), radicali

VENEZIA – Domani, giovedì 25 luglio, il pubblico ministero Paola Tonini interrogherà Giovanni Mazzacurati. È stato l’anziano ingegnere ex presidente del Consorzio Venezia Nuova a chiedere di essere sentito e sembra evidente che i suoi difensori, gli esperti avvocati Giovanni Battista Muscari Tomaioli e Alfredo Biagini, non lo vogliano far presentare perché si limiti a dire che è innocente. Dunque, Mazzacurati ammetterà e, forse, aggiungerà particolari inediti, soltanto così potrà contare sul fatto che la rappresentante dell’accusa non si opponga alla sua liberazione. La prossima settimana toccherà, invece, al trevigiano Pio Savioli (difeso dall’avvocato Paolo De Girolami), un’altra pedina importante non solo per l’appalto «truccato» dell’Autorità portuale di Venezia a causa del quale sono scattate le manette, ma anche perché sarebbe proprio lui uno di quelli incaricati di raccogliere presso le varie imprese quello 0,5 per cento dei lavori da distribuire poi a politici e pubblici funzionari (almeno stando al maxi rapporto della Guardia di finanza che ipotizza anche i reati di associazione a delinquere e corruzione). Anche Savioli vuole parlare con il pm, come del resto i titolari della Cooperativa San Martino di Chioggia, Mario e Stefano Boscolo Bacheto (difesi dagli avvocati Antonio Franchini e Loris Tosi). Mazzacurati, Savioli e i Bacheto hanno presentato ricorso al Tribunale del riesame e, a differenza dei primi per i quali è stata fissata l’udienza per venerdì 26 luglio, dovranno comparire davanti ai giudici giovedì 1 agosto. Saranno sentiti prima dell’udienza davanti al Tribunale e questo permetterà ai loro difensori di sostenere davanti ai giudici del riesame che la loro collaborazione rende inutile la misura degli arresti domiciliari. I vertici del Consorzio, presieduto ora da Mauro Fabris, intanto hanno accolto l’invito del presidente della Regione Luca Zaia, il quale aveva chiesto loro di rendere pubblici i nomi dei politici che hanno ricevuto contributi economici per le loro campagne elettorali. Stando al comunicato, prima del 2000, non avrebbero sborsato una lira e così dal 2008 in poi. La cifra totale sarebbe di 58 mila e 98 euro così suddivisa: tremila 98 euro il 14 novembre 2000 al Comitato elettorale Democratici di sinistra; 10 mila il 10 dicembre 2004 al Comitato elettorale Forza Italia; il 16 marzo 2006 20 mila euro al Comitato elettorale Altero Matteoli, allora esponente di Alleanza nazionale e poi diventato un ministro importante per il Mose, quello dei Lavori pubblici; altri 20 mila euro tredici giorni dopo per un altro esponente toscano di An, Vincenzo Minici; infine cinquemila euro l’8 febbraio 2008 al Comitato elettorale Radicali Italiani. I soldi per il sindaco di Venezia e per il consigliere regionale del Pd Giampietro Marchese non sono citati, ma una spiegazione può esserci: quel denaro proveniva dalle casse delle imprese del Consorzio e non direttamente da quest’ultimo. Intanto il sindaco Giorgio Orsoni ha voluto precisare ulteriormente la sua posizione per quanto riguarda i fondi: «Si parla di “illeciti finanziamenti”. E’ evidente che io non posso essere ritenuto responsabile della eventuale illecita provenienza delle somme a sostegno della campagna elettorale. La campagna è costata 287 mila euro, come è stato reso pubblico e già ho avuto modo di dichiarare. Tale somma è stata regolarmente contabilizzata dal mio mandatario. Egli ha rendicontato quanto donato attraverso un conto corrente appositamente acceso sul quale sono transitate tutte le donazioni ed i pagamenti fatti a sostegno della campagna elettorale per dar prova della trasparenza delle operazioni. Non ho ricevuto altre somme diverse da quelle transitate in conto». Dalle imprese legate al Consorzio avrebbe ricevuto poco meno di 30 mila euro. Il lavoro degli inquirenti prosegue, anche per stabilire il ruolo e le responsabilità di chi doveva controllare lavori e costi del Mose, i funzionari del Magistrato alle acque, «succube» del Consorzio secondo le fiamme gialle.

Giorgio Cecchetti

 

Orsoni: «Campagna denigratoria contro di me»

VENEZIA. «Se c’è qualcuno che si deve preoccupare dell’inchiesta sono gli altri e quelli che vogliono montare delle cose che non esistono». Ha risposto con queste parole il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, sul caso Consorzio Venezia Nuova. «Evidentemente c’è qualcuno che vuole fare un po’ di fumo tirando in ballo cose che non c’entrano con il Consorzio». Il sindaco ha inoltre dichiarato che non crede di aver ricevuto direttamente finanziamenti dal Consorzio «anche se di queste cose si è occupato il mio mandatario elettorale». Nel pomeriggio è giunto un comunicato dove Orsoni ribadisce che le notizie diffuse dalla stampa sono «prive di qualunque supporto» aggiungendo che «esiste una campagna denigratoria casualmente concomitante con la mia esposizione su questioni di rilievo per la città». (v.m.)

 

Zaia: chiedo trasparenza sui soldi versati ai politici

«Per la mia campagna elettorale non ho ricevuto neppure un euro dalle imprese

Ora non lancio accuse né sospetti ma i veneti hanno diritto di conoscere la verità»

VENEZIA – A mezzogiorno, parlando in piazza San Marco, Luca Zaia ha sollecitato un gesto di trasparenza al neo presidente di Venezia Nuova, Mauro Fabris: «Credo che i cittadini veneti abbiano il diritto di sapere se i loro amministratori sono puliti oppure no, io voglio continuare a camminare a testa alta, perciò chiedo al Consorzio una lista completa degli esponenti politici ai quali è stato versato denaro per le campagne elettorali e anche di quelli che non hanno ricevuto nulla, a cominciare da me». Poche ore dopo, nel tardo pomeriggio, è stato accontentato (almeno formalmente) attraverso la divulgazione dei beneficiari “trasversali” di complessivi 58 mila euro nell’arco di tredici anni: «Prendo atto della comunicazione del dottor Fabris, non ho motivo di dubitare della sua attendibilità né intendo lanciare accuse a vanvera», dichiara il governatore del Veneto «presumo che, trattandosi di stanziamenti decisi dal consiglio d’amministrazione, tutti coloro che hanno avuto soldi da Venezia Nuova lo abbiano fatto legalmente. Ho reagito allo stillicidio di indiscrezioni e verità parziali perché non accetto di amministrare la Regione in un clima generalizzato di sospetto. Io non ho mai percepito un euro dalle imprese, la mia campagna elettorale alle regionali è stato pagata per metà dalla Lega e per il resto autofinanziata dal sottoscritto». Oltre ai comitati elettorali delle forze politiche, hanno ammesso di aver ricevuto contributi dalle imprese, peraltro regolarmente dichiarati, il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, il capogruppo del Pdl alla Camera Renato Brunetta, il consigliere regionale del Pd Giampietro Marchese. Ma perché un cartello di costruttori ha avvertito l’opportunità di finanziare politici e amministratori? «Non conosco a fondo la questione e quindi non posso commentarla, sui fatti di rilevanza penale è in corso l’indagine della magistratura, per il resto anch’io leggo i giornali e ho pensato che piuttosto di far filtrare un nome al giorno sia meglio garantire la chiarezza completa su quanto è accaduto, soprattutto per rispetto ai cittadini che pagano le tasse». Resta il nodo irrisolto dei costi della politica e dei quattrini necessari a finanziarla. Dopo decenni di sprechi, ruberie e privilegi, l’ulteriore stanziamento di risorse pubbliche è considerato inaccettabile dall’opinione pubblica. Tuttavia, il ricorso al sostegno dei privati espone i partiti al rischio di pressioni e ricatti: «I fondi pubblici vanno tagliati, punto e basta, il finanziamento statale deve sparire, non deve più esistere», taglia corto Luca Zaia, «i partiti devono contare esclusivamente sul contributo di iscritti e simpatizzanti, però serve una nuova legge sui finanziamenti privati, chiara e trasparente, che entri in vigore il più presto possibile».

Filippo Tosatto

 

IL CASO – Così l’ingegnere finanziò il film diretto dal figlio Carlo

Presentato nel 2010 alla Mostra del cinema di Venezia e poi regalato dal Consorzio come strenna natalizia

VENEZIA – Tra i centomila conflitti d’interesse del Belpaese quello dell’ingegner Giovanni Mazzacurati che con i soldi del Consorzio Venezia Nuova (denaro pubblico) sponsorizza un documentario del figlio Carlo, peraltro affermato regista, è una goccia nel mare. Non si può neanche dire che urti troppo la sensibilità dei contribuenti, anche perché non se ne conosce l’entità, persa com’è nella mole delle pubblicazioni finanziate dal Consorzio in questi anni. Di sicuro sarà un’inezia se confrontata con i miliardi versati finora dai contribuenti per la grande opera. Forse è per questo che l’ufficio stampa, benché richiesto, non riesce a rintracciare la documentazione. Eppure era solo il 2010 quando il documentario di Carlo Mazzacurati veniva presentato fuori concorso alla 67° mostra del cinema, in attesa di essere regalato dal Consorzio come strenna di Natale. La ventiduesima della serie, per la precisione. L’unica in dvd, tutti gli altri sono libri. Il regista raccontava sei storie di ordinaria quotidianità – la cameriera di un albergo di lusso, un archeologo, un pensionato, un pittore dilettante, un ladro d’appartamenti e un ragazzino che vuol diventare gondoliere – rese particolari dall’atmosfera di Venezia. Magari l’insistenza sui turisti che da un episodio all’altro continuano a camminare per Venezia con i piedi in ammollo poteva sembrare un po’ sospetta: in tutto il 2010 l’acqua alta a Venezia si è vista 21 volte su 365 giorni. Ma un po’ di pubblicità subliminale per il Mose non guastava. Chi invece si è infastidito e non poco è un altro regista padovano, Michele Francesco Schiavon, il quale chiede pubblicamente «se sia lecito produrre un film con i soldi di un consorzio pubblico e distribuirlo attraverso una società che ha lo stesso numero civico dello studio del presidente del consorzio, finanziatore del progetto con denari pubblici». In effetti gli indirizzi coincidono, anche se i due Mazzacurati fanno mestieri diversi. La storia di Schiavon dimostra che a muoverlo non è la gelosia professionale ma l’esasperazione. Il suo è un caso uguale e contrario a quello di Mazzacurati junior. Da regista Schiavon ha prodotto nel 1995 un documentario sull’Orto Botanico di Padova, nel 450° anniversario della fondazione. Alla co-produzione si era detta interessata la Regione Veneto, salvo poi smentire per bocca del dirigente il funzionario che s’era sbilanciato. Niente paura, Schiavon porta a termine da solo l’operazione: ci lavora un anno, il documentario riceve apprezzamenti lusinghieri, segnalazioni, premi. Per la cronaca si intitola Hortus Botanicus Patavinus. I tentativi successivi per rientrare nell’accordo con la Regione non hanno esito. Ognuno va per la sua strada. Nel 2003 Schiavon si riaffaccia in Regione con un’altra proposta. Mentre tratta con i funzionari del dipartimento scopre che il suo Hortus Botanicus è inserito nel catalogo della mediateca regionale. Pretende i diritti, quelli non vogliono saperne. Propone alla Regione l’acquisto di un sub-master da diffondere nelle biblioteche e scuole, per 30.000 euro. Il dipartimento cultura dice 15.000, poi 10.000, poi non sa quando pagherà.La lite va a finire in tribunale, il contenzioso tra sentenze e ricorsi non è ancora finito. Ma non è finito nemmeno l’interesse del pubblico verso l’Hortus Botanicus, a dispetto di quello che pensava Angelo Tabaro, il dirigente regionale che ne ha decretato l’ostracismo. Qualche settimana fa dall’Australia hanno scritto a Schiavon chiedendogli l’invio di una copia del documentario. È l’ennesima richiesta che gli arriva, per un prodotto che ha sicuramente valore scientifico e pubblico. Morale: il regista padovano si trova a svolgere un lavoro di supplenza dell’assessorato regionale alla cultura. Gratis. Facciamo una proposta: perché quest’anno il Consorzio Venezia Nuova non regala a Natale l’Hortus Botanicus Patavinus, visto che sarà un’annata di vacche magre?

Renzo Mazzaro

 

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