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INCHIESTA MOSE. LA NUOVA BUFERA

INCHIESTA MOSE – Assunti a Thetis anche le figlie di ex dirigenti di punta del Magistrato alle acque

Nelle società collegate al Cvn molti congiunti di Mazzacurati, ma anche parenti di manager e di chi doveva controllare

Emergono nuovi intrecci tra gli ex vertici del Magistrato alle Acque e il Consorzio Venezia Nuova, passando attraverso Thetis, partecipata del Consorzio, definita in un’intercettazione “un baraccone spaventoso”. E dal rapporto della Gdf spunta un elenco di persone beneficiate dal Consorzio o assunte in aziende legate al Cvn e legate da vincoli di parentela all’ex presidente Mazzacurati, a manager e professionisti del Consorzio stesso. Del resto la Gdf parla, a proposito del Cvn, “di gestione quasi di famiglia dell’impresa da parte di Mazzacurati”

 

IL COMUNE   «Reverenti? Noi ci siamo sempre opposti»

Ieri prima riunione della Commissione comunale d’indagine su Mantovani e del Consorzio Venezia Nuova. Le reazioni all’accusa di reverenza

Le rivelazioni della segretaria della S.Martino

Da una normale verifica fiscale alla Cooperativa San Martino di Chioggia nel 2010 la chiave di volta dell’inchiesta della Finanza

LA FRASE – E Savioli disse: «Thetis è un baraccone spaventoso»

A LIBRO PAGA – Anche la figlia dell’ex capo dell’ufficio tecnico del Magistrato

 

Una parentopoli targata Consorzio Venezia Nuova

La relazione della Guardia di Finanza evidenzia una incredibile rete di legami familiari

La figlia dell’allora Magistrato alle acque assunta a Thetis, società controllata da Cvn

 

L’ANOMALIA – Chi doveva controllare il Mose finiva per essere debitore di molti favori a Mazzacurati

La Guardia di Finanza ha rilevato un’opacità di rapporti tra Magistrato alle Acque – che aveva una funzione di controllo – e il Consorzio Venezia Nuova concessionario unico per la realizzazione del Mose. Con un atteggiamento di sottomissione da parte dell’organo decentrato del Ministero dei Lavori pubblici rispetto alla cordata di imprenditori privati. Nel rapporto delle Fiamme Gialle si dice che «grazie alle ingenti somme a disposizione riconosciute dallo Stato a titolo di “oneri accessori” il Consorzio Venezia Nuova elargiva ingenti compensi in denaro o in altra natura a propri dirigenti e collaboratori nonchè a parenti e affini di questi ultimi, secondo una gestione quasi “familiare” dell’impresa ad opera di Mazzacurati». Dubbi anche sull’utilità di alcune consulenze. E qui viene citata la frase proferita da Pio Savioli in una conversazione con l’allora amministratore delegato di Thetis Antonio Paruzzolo: «una consulenza non si nega a nessuno». In effetti per il 2008 si evidenziano i saldi delle “consulenze tecniche” per circa un milione e mezzo di euro, oltre ad “altre consulenze e prestazioni professionali” che superano i 6 milioni e 600 mila euro.
L’attenzione delle Fiamme Gialle si accentra anche su Thetis, definita da Savioli in un’intercettazione “un baraccone spaventoso”. Thetis è società di ingegneria con oltre un centinaio di dipendenti presieduta da Giovanni Mazzacurati fino al 28 giugno scorso, sviluppatrice di progetti e applicazioni tecnologiche per l’ambiente e il territorio, nata a capitale pubblico come partecipata del Comune e della Regione. Nel tempo è diventata per la maggioranza delle azioni controllata dal Consorzio Venezia Nuova.
«Senza entrare nel merito delle attività eseguite – scrive la GdF – suscitano non poche perplessità i vincoli familiari che legano soggetti tutti collegati direttamente o indirettamente al Consorzio Venezia Nuova». E segue un elenco di persone, tra cui Daniele Rinaldo, marito dell’attuale amministratore delegato di Thetis Maria Teresa Brotto, ingegnere idraulico al cui studio si appoggia il Consorzio Venezia Nuova.
Viene citata anche Flavia Cuccioletta, laureata in ingegneria e assunta prima al Consorzio Venezia Nuova e poi a Thetis, dove è assistente alla direzione. È la figlia di Patrizio Cuccioletta, presidente del Magistrato alle Acque nel 2011, data a cui si riferisce l’informativa della Finanza.
Ci sono poi altri nomi che figurano nella lista, tutti legati da parentele più o meno strette tra dipendenti a diversi livelli all’interno del Consorzio Venezia Nuova e alle ditte collegate. E altri che non compaiono. Ma la trasmissione Report “I mercanti di Venezia” aveva fatto l’esempio di Eleonora Mayerle, figlia dell’ex capo dell’Ufficio tecnico del Magistrato alle Acque, assunta a Spazio Thetis dove fa l’assistente per la realizzazione di eventi culturali e mostre legate all’arte contemporanea.

Raffaella Vittadello
L’INTERROGATORIO DELLA DONNA CHIAVE

Da Chioggia all’Austria gli “ordini” sulle false fatture

Nicla Boscolo Bacheto: «Più volte feci presente le mie perplessità, mi fu detto di non impicciarmi». Un “buco” di 750mila euro interrompe il rapporto

«Le mie perplessità sono state più volte esposte ai responsabili Mario e Stefano Boscolo, i quali mi intimavano di procedere in quanto, a loro dire, era tutto regolare. Anzi in diverse occasioni mi hanno intimato di non impicciarmi in loro affari».
Dalle 14.30 alle 20.45 del 20 maggio del 2010. Tanto è durato l’interrogatorio di Nicla Boscolo “Bacheto”, segretaria della cooperativa amministrata da Mario e Stefano Boscolo “Bacheto”, consorziata Cvn, e finiti entrambi ai domiciliari Con lei nella caserma delle Fiamme Gialle in Corso del Popolo a Mestre c’è l’avvocato di fiducia, Giorgio Zecchin del foro di Padova. Suo malgrado è la chiave di volta dell’inchiesta con cui la Procura lagunare ha “affondato” Cvn e Mose nata da una normale verifica fiscale alla Cooperativa San Martino di Chioggia. E proprio la “chiavetta usb” che le hanno affidato i suoi datori di lavoro a mettere i finanzieri sulla strada dei fondi neri targati Cvn e creati nell’azienda clodiense attraverso due società cartiera, la Istra Impex di Villach e la Corina di Mestre: un giro vorticoso di fatture false con cui si è fatto lievitare anche del 200% il prezzo dei “sassi” per la realizzazione della bocca di porto di Chioggia, costata alla collettività qualcosa come 104 milioni di euro. Domande precise e circostanziate quelle a cui Nicla risponde, scritte in undici pagine di verbale. Sotto la lente di ingrandimento 22 milioni di euro, ovvero l’ammontare dei costi relativi ai rapporti intercorsi fra Istra e San Martino per la forniture di palancole, sassi da annegamento e noleggio della motonave battente bandiera del Belize Sunrise III. Forniture che prima erano in carico alla società croata Kamen Pazin e che dal 2004, anno della sua costituzione, passano alle ditta austriaca.
L’ipotesi di reato formulata nei suoi confronti dell’impiegata in qualità di amministratrice di fatto della Istra è di aver emesso dal 2004 al 2006 fatture relative ad operazioni inesistenti nei confronti della San Martino e di non aver presentato la dichiarazione dei redditi rispetto allo stesso periodo. Il “denaro fantasma” calcolato dalla Finanza toccherebbe gli oltre sei milioni: fra i destinatari finali Pio Savioli e Stefano Tomarelli, entrambi consiglieri di Cvn.
A insospettire gli investigatori il ritrovamento negli uffici della San Martino di moduli in bianco di fatture intestate alla Istra: e Nicla ammette che era lei a redigere le fatture della Istra su precise direttive dei due Boscolo, che fissavano anche il totale da riportare. E conferma che erano sempre loro ad aver fondato la Istra supportati da un altro dipendente della San Martino, Giancarlo Cadamuro. Il che significa che Istra nella realtà delle cose era gestita a Chioggia e la sua figura era di mero «passacarte»: erano i due Boscolo a fare da registi arrivando persino a stipulare un contratto di intermediazione (con Istra) otto mesi dopo la redazione del contratto di fornitura (con Kamen). Ma è solo una delle tante anomalie riscontrate. Come i conti esteri e la strana contabilità della Istra con bonifici San Martino-Istra con l’annotazione “per noi”: 150mila euro il 4/8/2004 e 200mila euro il 16/9/2004. «Le annotazioni ritengo si riferiscano a disponibilità finanziarie che i Boscolo portavano in Italia dall’Austria. Presumo che fossero contanti. I contanti venivano portati a casa di Mario e di Stefano, che avevano idonee cassaforti». È un “buco” di 750mila euro, a quanto si evince, a interrompere la collaborazione fra San Martino e Istra. Ammanco che viene imputato da un tale Massimiliano Mompiani, referente di Istra a Villach, a una impiegata della ditta austriaca. Versione che forse non convince i Boscolo.

 

GIRO VORTICOSO – Così il prezzo dei “sassi” veniva fatto lievitare anche del 200%

CONSIGLIO COMUNALE – Boraso (lista Impegno): «Il sindaco spieghi tutto oppure si dimetta»

«Riverenza? No, siamo l’unico oppositore»

Respinte le accuse di sudditanza del Comune al Cvn: «Da noi schiena dritta e scontri durissimi»

«Ma quale riverenza! Se c’è un ente che a livello istituzionale ha contrastato lo strapotere del Consorzio Venezia Nuova e il meccanismo della concessione unica, quello è stato il Comune di Venezia, nel silenzio assordante degli altri enti».
Beppe Caccia, consigliere comunale di “In Comune” e rappresentante storico degli oppositori del Consorzio, non ci sta a vedere Ca’ Farsetti passata come “riverente”, sia pure in un’informativa della Guardia di Finanza. Proprio ieri, intanto, si è svolta la prima riunione della Commissione consiliare d’indagine per far luce sul ruolo della Mantovani e del Consorzio Venezia Nuova sulla vita sociale ed economica della città. La prima audizione, da programmare entro l’inizio della pausa estiva dei lavori, vedrà ovviamente il sindaco come primo ospite. «La storia del Comune di Venezia – aggiunge Caccia – è la storia dell’unico livello istituzionale che non solo ha contrastato il progetto del Mose ma anche l’idea di esso come unica idea di salvaguardia di Venezia e della sua laguna. Due episodi su tutti: nel 2006 la decisione di andare avanti come se niente fosse fu presa dal Comitatone con l’unico voto contrario dell’allora sindaco Cacciari – puntualizza -. Il sindaco Orsoni, archiviata la vicenda Mose, è quello che negli ultimi anni ha prodotto il più duro scontro con il Consorzio e il Magistrato alle acque mai fatto in città legato alla proprietà dell’arsenale».
Proprio Cacciari ieri ha ricordato: «La concessione unica è l’humus da cui può nascere qualsiasi comportamento non corretto e la responsabilità è tutta politica. Io lo denuncio dal 1990».
Lo stesso sostiene il capogruppo del Pd, Claudio Borghello: «Che il Consorzio fosse un interlocutore obbligato in città è assodato, ma il Comune ha sempre avuto la schiena dritta e la vicenda Arsenale la dice lunga. È vero invece che abbiamo intrattenuto dei rapporti, tanto che c’è una commissione d’inchiesta, che dubito porterà alla scoperta di qualcosa di illecito».
In Consiglio Comunale, sulla scorta delle affermazioni della Finanza su presunti contributi elettorali al sindaco Orsoni, il consigliere Renato Boraso (lista Impegno) ha chiesto spiegazioni al più presto oppure dimissioni: «Poche righe di comunicato non ci bastano».

Michele Fullin

 

I FONDI AGLI ENTI RELIGIOSI – Il giallo di 300mila euro alle Clarisse «Non abbiamo mai visto quei soldi»

L’informativa delle Fiamme Gialle parla anche di contributi ad enti e opere religiose “pur nella consapevolezza – annotano gli stessi finanzieri della polizia giudiziaria – del fine benefico delle elargizioni”. In particolare spiccano tra queste elargizioni gli 850mila euro erogati alla Fondazione Marcianum – soprattutto in riferimento agli anni in cui è stato Patriarca Angelo Scola – e i 300mila euro al convento delle Clarisse.
Queste ultime, però, appresa questa notizia dai giornali, hanno puntualizzato di non aver mai visto direttamente quei soldi. Cosa peraltro possibile, dal momento che nell’informativa delle Fiamme Gialle l’informazione è molto stringata e potrebbe essere stata riportata da qualche taccuino o registro senza che questi indicassero tutti i passaggi necessari. Appare improbabile, infatti, che un contributo così importante potesse essere elargito materialmente e direttamente ad un convento dedito esclusivamente alla preghiera e senza strutture amministrative.

LAGUNA E AFFARI – Dibattito al parco San Giuliano con Casson, Bettin e Cacciari

Gli intrighi giudiziari del Consorzio Venezia Nuova finiscono anche al Venice Sherwood Festival. Questa sera alle 20.30 in uno degli spazi occupati dalla kermesse di musica e spettacolo in corso al parco San Giuliano verrà ospitato un dibattito con ospiti illustri e il tema di discussione sarà proprio quello legato a tutto ciò che sta accadendo al concessionario unico per la realizzazione dei lavori del Mose.
«Liberare la laguna di Venezia dalla palude degli affari», questo il titolo scelto per il dibattito che avrà come ospiti illustri l’ex sindaco Massimo Cacciari che non sarà presente fisicamente ma del quale verrà trasmessa una video intervista esclusiva. Poi l’assessore all’ambiente Gianfranco Bettin, il senatore del Pd Felice Casson e il deputato di Sel Giulio Marcon. A moderare il dibattito il consigliere comunale di «In Comune» Beppe Caccia. Attesa la partecipazione di molti esponenti dei vari comitati ambientalisti veneziani. «Come riformare la Legislazione speciale per Venezia con l’obbiettivo di superare il regime delle «concessioni uniche» e restituire dignità e democrazia, sovranità e risorse alla comunità locale?» Questa una delle domande a cui cercheranno di dare risposta gli ospiti del dibattito. (r.ros.)

 

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