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L’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova per tre ore davanti al pm «Non pensavo fosse illegale, lo feci per accontentare tutte le imprese»

VENEZIA – Giovanni Mazzacurati, l’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, ha parlato per quasi tre ore. Ammettendo, davanti al pm Paola Tonini, le proprie responsabilità relative alla turbativa d’asta nella gara d’appalto indetta dall’Autorità portuale di Venezia per la quale l’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova è agli arresti domiciliari. I legali di Mazzacurati, Giovanni Battista Muscari Tomaioli e Alfredo Biagini, al termine dell’interrogatorio, hanno riferito che l’ingegnere al pm ha confermato quanto ascrittogli nell’ordinanza del gip Alberto Scaramuzza secondo la quale l’ex presidente del Consorzio si sarebbe attivato per far vincere una gara d’appalto esterna a delle imprese che si erano lamentate di lavorare troppo poco per il Consorzio e quindi di essere penalizzate in termini di ricavi. Mazzacurati ha spiegato di non essersi reso conto dell’eventualità di un illecito facendo partecipare delle imprese del Consorzio a una gara d’appalto dell’Autorità portuale di Venezia per delle opere a mare, in quanto preoccupato di far in modo che nell’ambito delle attività costruttive in laguna potessero essere soddisfatte tutte le imprese del settore. Mazzacurati ha anche assicurato che si è trattato dell’unica sua ingerenza in vicende del genere. Dopo quasi tre ore, l’ingegnere, agli arresti domiciliari, ha dovuto smettere. Le sue condizioni di salute, infatti, non gli permetterebbero lunghi sforzi. Probabilmente è stato fissato un nuovo appuntamento. Gli inquirenti, che hanno interrogato l’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova negli uffici della Guardia di finanza di Mestre, hanno fatto in modo di depistare tv e giornalisti. Proprio questo bisogno di tranquillità, di tenere lontana l’attenzione dei media da un lato e le dichiarazioni dei difensori prima del colloquio dall’altro, fanno ritenere che l’anziano ingegnere abbia deciso di collaborare. La Guardia di finanza fino ad ora ha soprattutto ricostruito in quale modo i vertici del Consorzio e le imprese più importanti costituivano i fondi neri e lo hanno fatto sia con l’indagine coordinata dal pubblico ministero Stefano Ancilotto su Piergiorgio Baita e la Mantovani, sia con quella del pm Tonini che ha riguarda Mazzacurati e il Consorzio.

Adesso si è aperta la seconda fase delle indagini, quelle che devono chiarire a chi venivano pagate le tangenti prelevate dai conti all’estero, in Svizzera per la Mantovani, in Austria per la Cooperativa San Martino. Oggi, intanto, primo vaglio del Tribunale del riesame per quanto riguarda le posizione di alcuni degli indagati. Mentre solo l’1 agosto il Tribunale discuterà le posizioni di Mazzacurati e di altri. (g.c)

 

Savioli, mister 8 per cento e la “cresta” alle mazzette

Gli investigatori: era il collettore dei soldi che alimentavano il “fondo tangenti” ma incassava la sua quota. Fotografato con una borsa: «Dentro 100 mila euro»

VENEZIA – I finanzieri lo considerano la longa manus del presidente del Consorzio Venezia Nuova e l’uomo che faceva da collettore dei soldi destinati ad alimentare quel fondo nero di cui l’indagine coordinata dal pm Paola Tonini dovrà accertare i destinatari. Ma Pio Savioli, secondo le indagini del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Mestre, aveva anche l’abitudine di tenere per sé una parte di quei soldi, per una percentuale stimata tra il 5% e l’8% di quello 0,5% del valore dell’appalto che le aziende mediamente versavano per avere la sicurezza di lavorare nei cantieri su cui vigilavano il Consorzio e il suo presidente, Mazzacurati. I finanzieri sono in possesso di filmati e foto che testimoniano una ventina di presunti scambi di denaro che vedono come protagonisti Savioli, Stefano Tomarelli, pure lui consigliere del Consorzio dal 2002, che però non è stato raggiunto da alcun provvedimento, e alcuni imprenditori disposti a pagare per garantirsi le quote degli appalti per i lavori in laguna. In particolare c’è un incontro, che risale al 2011, in cui Savioli accompagnato da un’altra persona – che i finanzieri sospettano essere proprio Tomarelli, episodio sul quale sono in corso ulteriori verifiche – incontra un imprenditore, in un luogo appartato all’uscita di un casello della Bologna-Firenze, dal quale si fa consegnare una busta con 100 mila euro in contanti, passaggio di denaro documentato dai finanzieri, che ritengono questa una prova fondamentale. Che Pio Savioli fosse il referente delle aziende e il primo destinatario dei soldi “fuori busta” era ben spiegato già nell’ordinanza di custodia cautelare con la quale il consigliere del Consorzio Venezia Nuova è finito agli arresti domiciliari. Secondo l’indagine dei finanzieri, nel solo biennio 2005 e 2006, sarebbe stato destinatario di 600 mila euro da parte della società cooperativa San Martino di Chioggia che, proprio per evitare controlli, utilizzava una contabilità parallela, di cui è stata trovata traccia solo in una memoria Usb nella disponibilità di una dipendente, Nicla Boscolo “Bacheto” dopo che, preoccupati dalla visita dei finanzieri per una normale verifica fiscale, i titolari della San Martino avevano deciso di eliminare tutta la documentazione cartacea relativa alle elargizioni a Savioli e a Tomarelli. Quest’ultimo, sempre secondo i riscontri della Finanza sulla contabilità ritenuta parallela, avrebbe ricevuto dalla San Martino almeno la somma di “20.000 + 20.000”.

Francesco Furlan

 

finanziamenti ai politici: IL CONSORZIO SI SCUSA

L’ex ministro Matteoli: «Ho restituito quei 20 mila euro»

VENEZIA «Il contributo regolarmente elargito nel 2006 dal Consorzio a sostegno della mia campagna elettorale, quale candidato alle elezioni per il Senato della Repubblica è stato interamente restituito non appena ricevuto a cura del mio mandatario». Lo precisa il senatore del Pdl Altero Matteoli in relazione all’inchiesta della Guardia di finanza sul Consorzio. «Quanto affermo è facilmente verificabile» sottolinea l’ex ministro «ed è stato riportato nelle dichiarazioni che i candidati devono depositare, a norma di legge, presso le Corti di Appello competenti (nella fattispecie quella di Firenze) e il Parlamento». L’intervento di Matteoli arriva dopo che nei giorni scorsi il Consorzio aveva reso pubblici i contributi versati a sostegno di campagne elettorali locali o nazionali. Tra i beneficiari risultava esserci anche Matteoli, per una somma pari a 20 mila euro. Matteoli nel 2006 era esponente di Alleanza nazionale, e sarebbe poi diventato ministro dei Lavori pubblici. Ieri sera il Consorzio dopo aver verificato che i soldi sono stati effettivamente restituiti, si è ufficialmente scusato con Matteoli. Sul tema dei finanziamenti ai politici interviene anche il Movimento 5 Stelle: «Pur non essendo prevista da alcuna disposizione legislativa si chiede al sindaco e alla maggioranza di pubblicare l’elenco di tutti i finanziatori privati della campagna elettorale». (f.fur.)

 

FINANZIATO DAL CVN

Bettin: «Bellissimo il film su Venezia»

«Non so come siano avvenute e avvengano le scelte a sostegno di opere letterarie o artistiche nell’ambito del Consorzio Venezia Nuova, non l’ho mai frequentato limitandomi a contrastarne spesso, in modo radicale, i progetti e il ruolo in città e in laguna. Forse le importantissime e benvenute indagini in corso da parte della magistratura potranno chiarire anche tali aspetti, ma bisogna dire che certe polemiche sul film di Carlo Mazzacurati sostenuto dal Consorzio, tendono a offuscare il valore dell’opera e del suo autore». È l’assessore comunale Gianfranco Bettin, che certo non può essere sospettato di contiguità con il Consorzio a intervenire. «“Sei Venezia” di Mazzacurati è uno dei film documentari più belli, originali e interessanti sulla Venezia contemporanea. L’autore, uno dei principali registi italiani, ha lavorato a lungo, in profondità e con sincerità sulla città e sulla sua laguna, dimostrando di avere tutte le carte professionali e artistiche per affrontare al meglio questo progetto. Del resto, il Consorzio ha sostenuto, da molti anni, altre importanti opere, soprattutto letterarie, come i libri di Iosif Brodskij, di Andrè Chastel, di Acheng, Predrag Matvejevic, Harold Brodkey, Derek Walcott e altri nomi di straordinaria caratura, veri e propri classici, ma anche autori più legati al nostro tempo. È auspicabile che il Consorzio, o quello che ne sarà dopo queste indagini, in modo trasparente e lungimirante, prosegua nel sostegno di questi e altri autori invitandoli a studiare e a raccontare Venezia».

 

Perquisita la fondazione degli ex ds

Mestre, per la Finanza l’ex presidente Marchese avrebbe incassato contributi illeciti

VENEZIA – La Guardia di finanza è entrata anche nella sede del Partito Democratico, in via Cecchini 5 a Mestre: ha compiuto una perquisizione negli uffici della Fondazione «Rinascita 2007», la società che gestisce il patrimonio immobiliare dei Ds veneziani, il partito che si è sciolto nel Pd assieme alla Margherita. Presidente della Fondazione, che ha la sede allo stesso indirizzo del Pd, fino a tre mesi fa è stato il consigliere regionale Giampietro Marchese, l’esponente politico che, stando al rapporto delle «fiamme gialle», avrebbe incassato «finanziamenti illeciti» da parte del Consorzio Venezia Nuova o comunque di società che ne fanno parte. A differenza del sindaco di Venezia, per ora, Marchese non ha smentito la notizia e, più volte cercato al telefono, non ha mai risposto. A differenza dei sindaci, che stando alla legge non avevano l’obbligo di rendicontare contributi e spese elettorali ma Giorgio Orsoni lo ha fatto comunque, tutti i consiglieri regionali sono tenuti a denunciare quanto hanno speso e da chi hanno ricevuto finanziamenti, visto che la norma impone anche un tetto massimo per le spese elettorali. Nella lunga informativa della Guardia di finanza il nome di Marchese ricorre in più occasioni, anche quando i militari si ritrovano a trascrivere le intercettazioni ambientali colte grazie ad una microspia posta negli uffici della Coveco di Marghera, la società per cui lavorava uno degli arrestati, Pio Savioli. A parlare, l’8 giugno 2011, è il presidente Coveco Franco Morbioli, di fronte c’è Marchese, ex segretario organizzativo del Pd veneziano. È il giorno dell’apertura delle buste della gara d’appalto per lo scavo dei canali navigabili dell’Autorità portuale: Morbioli spiega a Marchese che per quel bando «Mazzacurati ha fatto fare un’unica cordata formata da tutti i piccoli imprenditori per accontentarli e non rompersi i coglioni e ha tenuto fuori gli altri, compreso Baita». Insomma gli racconta tutto del trucco ideato dall’ex presidente del Consorzio, trucco che è costato a lui e agli alti l’arresto per turbativa d’asta. Il senatore Felice Casson, intanto, durante un dibattito ieri sera, ha chiesto a tutti i candidati del suo partito, il Pd, di rendere pubblici i contributi elettorali, a livello comunale, provinciale e regionale, ricevuti. «Occorre trasparenza», ha ribadito il senatore, «e dunque devono essere resi pubblici, se ci sono stati, gli importi e da chi sono stati ricevuti».

Giorgio Cecchetti

 

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