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INCHIESTA MOSE – Numerosi imprenditori hanno chiesto alla Finanza e alla Procura di essere ascoltati

«Se mi beccano buttano la chiave»

Savioli e Morbiolo intercettati al telefono: «Scrivilo su carta che si possa inghiottire, non scherzo»

I TIMORI – Alcuni indagati sospettavano di essere indagati e intercettati. Tra questi Pio Savioli che al telefono dice al suo interlocutore: «Se mi beccano buttano la chiave». E Morbiolo a un suo collaboratore: «Scrivi su carta che si possa mangiare».

IN CODA – Sul fronte delle indagini, ora molti imprenditori hanno chiesto alla Finanza e alla Procura di essere sentiti. La prossima settimana l’inchiesta passerà al vaglio del tribunale del riesame.

EX LEADER – Piergiorgio Baita, ex “capo” della Mantovani, avrebbe fornito molte informazioni agli inquirenti

Indagini sull’appalto “pilotato”. Anche se non indagati, molti chiedono alla Procura di incontrare i pm per allontanare il rischio del carcere

VERSIONI DA VERIFICARE  A ogni deposizione seguono molti controlli e riscontri

INIZIATIVE AUTONOME – Anche chi non è nel mirino vorrebbe “vuotare il sacco”

CANTIERI – Per anni la laguna è stata interessata da decine di cantieri. Molte anche le proteste di ambientalisti e residenti perché le opere avrebbero modificato di molto l’ambiente.

Imprenditori in “coda” per parlare con la Guardia di Finanza e con i magistrati della procura che coordinano le indagini. A poco più di due settimane dall’esecuzione delle misure cautelari relative al presunto appalto “pilotato” per lavori commissionati dal Porto di Venezia, sono numerose le persone che hanno chiesto di essere ascoltate. Tra loro vi sarebbero anche imprenditori che per ora non risultano indagati (o comunque non sono oggetto delle misure restrittive) e che potrebbero aver deciso di “vuotare il sacco” per evitare il rischio di finire in carcere. Dalla prossima settimana, insomma, la Guardia di Finanza avrà parecchio da lavorare, anche perché dopo ogni interrogatorio e deposizione è necessaria un’articolata attività di riscontro e di verifica delle versioni fornite.
Gli elementi che stanno emergendo nel filone relativo all’appalto “pilotato” e alle false fatture della cooperativa San Martino, su cui indaga la pm Paola Tonini, si intrecciano con quelli già agli atti nelle indagini sulle false fatture della società Mantovani spa, nel quale finì in carcere lo scorso inverno Piergiorgio Baita, il quale ha iniziato dalla primavera a collaborare con il pm Stefano Ancilotto. L’esito delle due indagini si preannuncia “esplosivo” per gli equilibri economico-finanziari della regione, ma anche per quelli politici, considerato che sono molte le ombre di tangenti e di finanziamenti illeciti ai partiti che spuntano dalle carte acquisite dalle Fiamme Gialle. Un elemento accomuna le due inchieste: entrambe sono iniziate da un accertamento fiscale che ha portato alla scoperta di false fatture, grazie alle quali le società realizzavano “provviste” in nero, parti delle quali sarebbero poi finite per finanziare esponenti politici.
Finora sono comparsi davanti agli investigatori il presidente del consorzio Coveco, Franco Morbiolo (indagato a piede libero), il quale è parlato per circa sei ore con il pm Paola Tonini. Morbiolo è l’imprenditore che decise di sfidare il presidente del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati, rifiutando di sottostare all’accordo per far vincere l’appalto alle piccole imprese: il Coveco presentò domanda ugualmente e si aggiudicò uno stralcio dei lavori, per poi fare un passo indietro in cambio di un’adeguata contropartita. Anche il segretario di Mazzacurati, Federico Sutto (ai domiciliari), ha confessato, spiegando di aver eseguito gli ordini del “capo”. E lo stesso presidente del Consorzio Venezia Nuova (anche lui ai domiciliari) ha ammesso di aver pilotato l’appalto, seppure assicurando di averlo fatto a fin di bene, per riequilibrare le assegnazioni di lavori a favore delle piccole imprese, troppo spesso escluse.
Nei primi giorni della prossima settimana sarà la volta di Pio Savioli, il consigliere del Consorzio Venezia Nuova definito «il grande protagonista dell’attività investigativa» e non è escluso che il trevigiano possa decidere di collaborare con gli inquirenti nel tentativo di uscire da una posizione che appare fortemente compromessa.

Gianluca Amadori

INTERCETTAZIONI – Alcuni indagati sospettavano di essere intercettati. Morbiolo: «Scrivilo su carta che si possa mangiare»

Savioli: «Se mi beccano buttano via la chiave»

VENEZIA – (gla) Alcuni degli indagati sospettavano di essere sotto inchiesta e temevano di poter essere intercettati. È quanto emerge dagli atti della Guardia di Finanza.
Franco Morbiolo, responsabile del consorzio Coveco di Marghera, è molto cauto e nel 2011 suggerisce ad un collaboratore di prendere tutte le precauzioni necessarie per non essere trovato il possesso di documenti scomodi: «Scrivilo su una carta diversa… su carta mangiabile… se arriva qualcuno un giorno è deglutibile… non sto scherzando…», gli dice in un colloquio registrato dalle Fiamme Gialle.
Anche Pio Savioli, il consigliere del Consorzio Venezia Nuova, secondo i finanzieri era a conoscenza delle indagini in corso. Al telefono spiega al suo interlocutore di essere stato più volte avvisato che potrebbero scattare perquisizioni e arresti, ma ostenta sicurezza: «Sono venuti anche a casa mia alla sera dicendo … domani… arrestano tutti… come vedi non è successo nulla… c’è qualche mallevolenza, un po’ di lettere anonime – dichiara, per poi aggiungere – Se mi beccano buttan via la chiave…»
Stefano Tomarelli, altro amministratore del Consorzio Venezia Nuova (nonché della cooperativa Clodia e della società romana Condotte spa) viene descritto come «particolarmente diffidente e guardingo», tanto da spegnere spesso il telefonino e da pagare l’autostrada soltanto in contanti per non lasciare tracce. «Unitamente al Savioli, entrambi consapevoli dell’attività di polizia giudiziaria in corso e ipotizzando di essere intercettati, durante le conversazioni telefoniche hanno tentato in tutti i modi di celare le date, i luoghi e i motivi degli incontri», nel corso dei quali si sarebbero verificati i pagamenti illeciti di tangenti, scrivono i finanzieri.

 

L’INCHIESTA – Sarà la settimana dedicata al riesame

Tra giovedì e venerdì prossimi l’inchiesta sul presunto appalto “pilotato” passerà al vaglio del Tribunale del riesame. Davanti al collegio presieduto da Angelo Risi saranno discusse le posizioni dei principali indagati: quelle di Giovanni Mazzacurati e Pio Savioli, innanzitutto. Poi quelle di Mario e Stefano Boscolo Bacheto, della cooperativa San Martino e di Gianfranco Boscolo Contadin della Nuova Coedmar (tutti algi arresti domiciliari). Sono in calendario, infine, i ricorsi presentati da Ermimio Boscolo Menela dell’omonima impresa, Dimitri Tiozzo della “Tiozzo Gianfranco”, Antonio Scuttari della Clodiense opere marittime e Valentina Boscolo Zemello della società Zeta, tutte di Chioggia.

 

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