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Nuovo interrogatorio, è indicato come la «longa manus» del Consorzio nella raccolta di fondi neri

VENEZIA – È la settimana di Pio Savioli. L’uomo del Consorzio veneto cooperativo nel consiglio del Consorzio Venezia Nuova sarà interrogato dal pubblico ministero Paola Tonini che cercherà di mettere ulteriormente a fuoco i meccanismi, non solo dell’appalto pilotato per i lavori al Porto, ma soprattutto dei fondi neri utilizzati, secondo l’accusa, per oliare il sistema. Savioli infatti è considerato dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Venezia la longa manus dell’ex presidente del Consorzio Giovanni Mazzacurati. Colui che raccoglieva i soldi tra le imprese disposte a pagare per poter avere una fetta della torta degli appalti cucinata dal Consorzio. Passaggi di denari documentati con foto e video a corredo della lunga relazione redatta dalla Finanza e in gran parte ancora coperta da omissis dietro i quali potrebbero nascondersi i nomi che i finanzieri sospettano essere i destinatari ultimi dei finanziamenti. In particolare ci sono delle immagini che testimoniano, nella primavera del 2011, il passaggio di denaro in buste, in auto, all’uscita di un casello autostradale, tra lo stesso Savioli e un imprenditore che voleva la sua fetta di appalti. Imprenditori che sarebbero pronti a raccontare quel che sanno pur di stare a margine dell’inchiesta che sta facendo tremare il Veneto e che sta sempre più disegnando i contorni di un sistema consociativo di gestione degli appalti, per accontentare destra e sinistra. Se le cose stanno davvero così, come sospettano i finanzieri, lo potrà spiegare proprio Savioli. Sempre questa settimana, tra giovedì e venerdì, l’inchiesta sul presunto appalto pilotato passerà al vaglio del Tribunale del riesame dove saranno valutate le posizioni dei principali indagati: Giovanni Mazzacurati e Pio Savioli. Ma anche quelle di Mario e Stefano Boscolo Bacheto della cooperativa San Martino di Chioggia, la società dalla quale, dopo una semplice verifica fiscale che ha portato alla scoperta di una contabilità parallela rispetto a quella ufficiale, è partita l’inchiesta. In calendario anche i ricorsi presentati da un gruppo di imprenditori delle società di Chioggia coinvolte nell’inchiesta. (f.fur.)

 

Dossier di Zaia al pm «La verità sul nuovo ospedale di Padova»

L’iniziativa del governatore dopo le indiscrezioni sulla cena che riunì Mazzacurati, Savioli, Zanonato, Zaccaria e Ruscitti

VENEZIA – Procura della Repubblica di Venezia. Una decisione suggerita dalle notizie filtrate nell’ambito dell’inchiesta sul Consorzio Venezia Nuova che sta evidenziando un ventaglio di illegalità decennali, con abusi e distorsioni nelle dinamiche di mercato legate alla costruzione del Mose (il sistema di dighe mobili in laguna il cui costo finale è stimato in 6 miliardi di euro) nonché intrecci tra affari e politica culminati in fondi neri e finanziamenti illeciti. Ma che c’entra in tutto questo il nuovo polo ospedaliero in programma a Padova? Il riferimento, contenuto nelle carte all’esame degli investigatori, corre a una cena alle Calandre, rinomato ristorante di Sarmeola, che l’8 giugno 2011 raccolse intorno a un tavolo l’anfitrione Giovanni Mazzacurati e Pio Savioli – all’epoca presidente e consigliere di Venezia Nuova, ora detenuti con accuse pesanti – e in qualità di ospiti il sindaco di Padova Flavio Zanonato, il rettore del Bo Giuseppe Zaccaria e l’allora segretario generale della sanità veneta Giancarlo Ruscitti. Una riunione, spiegano i commensali, dedicata a discutere il futuro del progetto ospedaliero. «Avendo ricevuto un preciso mandato dal Senato Accademico e dalla Facoltà di Medicina di portare avanti la linea dell’imprescindibile necessità di dare a Padova una nuova struttura ospedaliera degna delle tradizioni della Scuola Medica e funzionale alle esigenze della città e della Regione, non mi sono sottratto in alcuna occasione ad incontri con chiunque si mostrasse favorevole alla costruzione di un nuovo Policlinico», la motivazione addotta in una nota da Zaccaria, lesto a precisare che «Né l’Ateneo né il Rettore hanno mai preso posizione sulle modalità tecniche e finanziarie di un’eventuale appalto, tutte queste ultime di competenza esclusiva della Regione». Più irritata la reazione di Zanonato. Il ministro dello Sviluppo economico, che aveva commentato la pubblicazione della notizia annunciando una querela via Twitter («L’informazione non è diffamazione, sono stato inserito in un contesto estraneo»), ieri ha motivato sul piano istituzionale la sua partecipazione alla cena, ribadendo la polemica verso i media: «Mi sono battuto da anni per il nuovo ospedale di Padova e ho cercato di capire se realisticamente si poteva fare accompagnandomi ad un altro grande soggetto che è l’Università. Perciò mi ha dato molto fastidio essere inserito in un ambiente indicato come torbido in cui solo l’accostamento a certe persone crea un problema. Si tratta di comportamenti scorretti, non legali fino in fondo, di certi giornali che ho smesso di leggere». Ma perché l’ingegnere Mazzacurati, a capo del pool concessionario unico della faraonica opera idraulica a Venezia, avvertì il bisogno di affrontare il tema ospedale? Da quale interesse muoveva la sua iniziativa? Il sospetto di finalità trasversali è forte, acuito dalla presenza di Savioli, definito dalla Procura un collettore di fondi neri. E ancora, i dubbi circa pressioni sulla Regione per accelerare o condizionare il progetto che nella versione iniziale, sottoscritta anche dal rettore Zaccaria, prevedeva mille posti letto “estendibili” e un campus universitario sull’area dall’attuale complesso Giustiniani con costi intorno a 1,2 miliardi. Tant’è. Un mese e mezzo dopo la fatidica cena, Luca Zaia comunicò la decisione di Palazzo Balbi: via libera a un nuovo «ospedale europeo», snellito a mille posti “fissi” e senza più campus per 650 milioni di spesa, da realizzarsi entro il 2016 a Padova Ovest, anziché in centro, con l’Azienda ospedaliera stazione appaltante dell’accordo di programma. Ora il governatore, che della trasparenza fa il suo biglietto da visita («Io di appalti non mi occupo né mi occuperò») ricostruisce nel dettaglio il processo decisionale che culminò nell’approvazione del progetto. L’obiettivo del dossier trasmesso ai magistrati è rimarcare l’autonomia e la correttezza che ispirarono la scelta, affidata a un pool di tecnici coordinati dal top manager Domenico Mantoan. Carta canta etc etc, il teorema di partenza.

Filippo Tosatto

 

inchiesta MOSE – Le dimissioni del sindaco chieste dal Gruppo misto 

Il Gruppo Misto del consiglio comunale prende posizione in merito all’inchiesta sul Consorzio Venezia Nuova per i lavori del Mose, chiedendo, tra le righe, le dimissioni di Orsoni, Marchese e Falconi. «Le indagini», si legge in una nota, «avrebbero riscontrato anche il finanziamento alla campagna elettorale del sindaco Giorgio Orsoni, il finanziamento al Pd attraverso una “dazione” al presidente di Ames Giampietro Marchese, i rapporti professionali dell’impresa dell’attuale presidente dell’istituzione Gondola Nicola Falconi. Pur nella convinzione che le persone coinvolte abbiano diritto alla presunzione di innocenza e auspicando che quanto evidenziatosi in questi giorni non abbia a tradursi in comportamenti illegittimi, si evidenzia la necessità che i ruoli istituzionali e gli incarichi debbano essere tenuti al riparo da ogni coinvolgimento attraverso la immediata separazione delle responsabilità personali dagli incarichi e dalla rappresentanza istituzionale attualmente ricoperti. Ciò consentirà agli stessi di tutelarsi con migliore efficacia in ogni sede. A rendere oltremodo grave quanto ipotizzato dalle notizie di stampa relative alle indagini della Guardia di Finanza sta la consapevolezza che quanto emerso si sarebbe svolto ai danni della città di Venezia attraverso un uso distorto delle risorse destinate alla sua salvezza e salvaguardia».

 

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