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La società Margherita srl, riconducibile al parlamentare del Pdl e a sua moglie possedeva il 10% di una spa detentrice di quote nelle imprese sotto inchiesta

PADOVA – C’è un filo che lega il parlamentare del Pdl, ex governatore del Veneto ed ex ministro Giancarlo Galan a Adria Infrastrutture Spa e Mantovani. Le due società finite nel mirino della procura veneziana, la stessa che in queste ultime settimane ha acceso i riflettori sul Consorzio Venezia Nuova e che ha ottenuto l’arresto (tra gli altri) dell’ex presidente Giovanni Mazzacurati. Effetti di due inchieste distinte, ma che hanno alcuni punti in comune. Primo fra tutti l’obiettivo di far luce su un comparto in cui il finanziamento pubblico è una delle voci più consistenti. Un filo, si diceva. Un filo che parte da Margherita srl, società padovana riconducibile a Galan e alla moglie Sandra Persegato e che ha come oggetto sociale anche l’assunzione di partecipazioni di altre società sia in Italia che all’estero. Un legame quasi invisibile, perché intessuto nella stoffa di decine società, il cui insieme è di difficile visualizzazione. Tuttavia, una volta svelato, è la rappresentazione stessa del sistema veneto: un intreccio di interessi economici sotto forma di partecipazioni societarie che racchiude e raggruppa politici, imprenditori, finanzieri, sacerdoti, commercialisti e professionisti di ogni genere. Grovigli che, proprio perché tali, consentono a volte a società minuscole di condizionare imprese molto più grandi, inserite in contesti di potere che muovono decine di milioni di euro a favore di una o dell’altra parte a seconda della convenienza. Ma torniamo a Margherita srl. Seguendo il filo di quote e azioni si arriva direttamente in Adria Infrastrutture Spa, passando attraverso Arianna Spa (società specializzata nella produzione di led per l’illuminazione pubblica e di cui Margherita srl ha posseduto il 10%) e arrivando a Pvp srl (società che ha domicilio fiscale in Passaggio Corner Piscopia 10 a Padova, stesso indirizzo di Margherita Srl e dello Studio Penso-Venuti e associati) e quindi in Adria Infrastrutture, controllata anche da Mantovani. Un intreccio decisamente scomodo, se non altro perché Claudia Minutillo (ex segretaria di Galan e consigliere delegato di Adria Infrastrutture) e Piergiorgio Baita (ex presidente di Mantovani Spa e vice presidente di Adria Infrastrutture) nella primavera scorsa sono stati arrestati con l’accusa di aver creato un sistema di fatture false per milioni di euro, grazie alla sanmarinese Bmc Consulting del faccendiere bergamasco William Ambrogio Colombelli nonché ex consigliere della Nuova Garelli, società partecipata da Paolo Berlusconi, fratello dell’ex premier Silvio (come ha scritto Gianfranco Turano nell’Espresso nel marzo scorso). A legare le società non solo quote ma anche persone: come Paolo Venuti, commercialista padovano, socio e amministratore di Pvp e presidente del collegio sindacale di Adria Infrastrutture. Ma facciamo un passo indietro seguendo il filo che porta da Margherita srl a Adria Infrastrutture. Sfogliando la Margherita. La società è stata fondata nel 2008 da due persone fisiche e due giuridiche: la società Frasseneto (azienda agricola) di Sandra Persegato e la Comunità Incontro Onlus di don Pietro Gelmini. Il sodalizio ha un capitale sociale di 20 mila euro interamente versato. L’amministratore unico è Sandra Persegato che nel 2011 ha ricevuto le quote del marito in dono (nel 2013 Galan ha riacquistato una piccola partecipazione), mentre tra il 2009 e il 2010 sono entrati in società sia la sorella di Galan, Valentina (dipendente della Regione Veneto e che ha lavorato anche nell’ufficio stampa dell’Azienda ospedaliera di Padova), sia Guido Penso, titolare dell’omonimo studio insieme al commercialista Venuti. Ma ciò che conta è che Margherita srl fino al 2011 è stata socia di Arianna Spa. Il filo di Arianna. La società è nata nel 2009 per interesse di Pvp srl. Al suo interno, oltre alla società dei coniugi Galan troviamo anche tra gli altri la Carel di Brugine (di proprietà di Luigi Rossi Luciani, ex presidente Confindustria Veneto, ora presidente del Parco Scientifico Galileo), la Finpiave (riconducibile a Bepi Stefanel), la Pvp e l’ingegner Alberto Giovanni Gerli un trentenne di Albignasego inventore di un sistema di illuminazione a led innovativo che riveste il ruolo di ad. Tra i consiglieri della spa troviamo sia Paolo Venuti che Christian Penso entrambi soci di Pvp. Particolare numero uno: Arianna, partecipata da Pvp, a sua volta detiene una quota azionaria della società presieduta dai commercialisti padovani. Il che rende ancora più diretto il rapporto tra la Margherita srl e Adria Infrastrutture spa. Quindi tra l’ex Governatore e un’azienda che ha lavorato e prosperato anche grazie agli investimenti pubblici. Affari come molti altri, si dirà. Come quelli che hanno consentito a Galan di incassare una plusvalenza di 373 mila euro vendendo la propria partecipazione (del 10%) di Arianna nell’ottobre del 2011 (articolo del Mondo.it del 2012). Particolare numero due: Arianna fornisce in esclusiva i propri prodotti a Metalco spa. Il cui titolare, il trevigiano Claudio Bertino si è sposato a Jesolo nel 2009 scegliendo come testimoni di nozze Giancarlo Galan e la moglie.

Lo snodo Pvp. La società fa capo a noti professionisti padovani: Guido Penso, il figlio Christian (che detengono quote paritarie) e Paolo Venuti. Pvp ha in portafoglio, tra le altre, anche quote di Adria Infrastrutture (300 mila euro circa su un capitale sociale di 4,5 milioni di euro), di Arianna spa (circa il 30%). I tre, Guido e Christian Penso e Paolo Venuti sono anche amministratori allo stesso tempo. Venuti è un commercialista molto attivo in Veneto. Socio della Trust Company Delta Erre, ha ruoli in Maap di Padova (sindaco), in Padovafiere Spa (presidente del collegio sindacale), in Bh4 spa (sindaco), in Save spa (sindaco), in Adria Infrastrtutture spa (presidente del collegio sindacale), in Concessioni Autostradali Venete (sindaco), ed è stato in Aps spa (sindaco), in Fiera di Padova Immobiliare Spa (presidente dei revisori di conti e del collegio sindacale), in Telerete Nordest srl (sindaco supplente), in Ater Padova (revisore dei conti, ruolo assunto per decreto regionale), in Acegas-Aps service (sindaco supplente)in Aps Holding spa (sindaco), in Veneto Logistica (presidente del collegio sindacale), nella spa partecipata dalla Regione Veneto e da otto istituti di credito Veneto Sviluppo (sindaco), in Metropolitana del Veneto srl (sindaco) in Venezia Terminal Passeggeri spa (consigliere) e in Veneto Strade spa (sindaco e revisore dei conti).

Paolo Baron

 

Pio Savioli pronto a collaborare

Ieri sentito di nuovo dal pm Tonini l’ex presidente Mazzacurati. Oggi tocca al consigliere

VENEZIA – Secondo interrogatorio ieri per Giovanni Mazzacurati davanti al pubblico ministero Paola Tonini e primo colloquio, invece, per Pio Savioli questa mattina negli uffici della Guardia di finanza di Mestre. L’anziano ingegnere era già stato sentito il 25 luglio scorso, quando il colloquio era stato interrotto per i seri problemi di salute e la sua età piuttosto avanzata (81 anni). In quel primo round Giovanni Mazzacurati, ex presidente del Consorzio Venezia Nuova (CVN) concessionario unico per le opere di salvaguardia di Venezia, avrebbe ammesso, le proprie responsabilità relative alla turbativa d’asta del bando per lo scavo dei canali navigabili dell’Autorità portuale che lo hanno portato agli arresti domiciliari. I legali di Mazzacurati, gli avvocati Giovanni Battista Muscari Tomaioli e Alfredo Biagini, al termine dell’ interrogatorio, avevano riferito che l’ingegnere aveva confermato quanto ascrittogli nell’ordinanza, secondo la quale l’ex presidente del CVN si sarebbe attivato per far vincere la gara d’appalto, esterna al consorzio a delle imprese che si erano lamentate di lavorare troppo poco per il Mose. In questo secondo colloquio potrebbe aver cominciato a raccontare a chi finivano i fondi neri raccolti dal Consorzio attraverso le imprese, che consegnavano lo 0,5 per cento degli introiti percepiti per i lavori svolti. Sicuramente collaborerà con gli inquirenti anche Savioli, il rappresentante del Consorzio Veneto Cooperativo nel Consiglio direttivo del Consorzio Venezia Nuova. È quello che gli investigatori della Guardia di finanza hanno intercettato e filmato mentre ritirava i soldi in nero da alcuni imprenditori. Stando ai conti della Guardia di finanza soltanto dalla Cooperativa San Martino di Chioggia, in due anni, avrebbe ottenuto ben 600 mila euro. Intanto, in attesa di conoscere le motivazioni che hanno spinto il Tribunale del riesame a revocare le ordinanze di obbligo di dimora per Juri Barbugian e Carlo Tiozzo Brasiola e confermare, invece, quella per Roberto Boscolo Anzoletti, sono attende le decisione per l’udienza di giovedì e di venerdì. quando, i giudici veneziani prenderanno in esame la posizione di Savioli e di altri, mentre il giorno successivo saranno valutate quelle di Mazzacurati e dei titolari della Coop San Martino.

Giorgio Cecchetti

 

Bottacin: «Filippin mi attacca ma tace sul consociativismo del Pd»

Scambio di battute polemiche tra Diego Bottacin, ex democratico e ore consigliere regionale di Verso Nord, e Rosanna Filippin, senatrice e segretario veneto del Pd. A Bottacin, che aveva lamentato l’isolamento subito nel Pd quando aveva sollevato il tema della trasparenza in materia di appalti tanto da indurlo a uscire dal partito, Filippin ha replicato attribuendo la sua scelta a ragioni «molto meno nobili», di carattere elettorale. Controreplica di Bottacin: «È singolare e non certo privo di fantasia il tentativo del Pd regionale di spostare il piano della discussione. Nel momento in cui esponenti e tesserati del partito risultano coinvolti in un’inchiesta giudiziaria, la dirigenza si scaglia pubblicamente contro il sottoscritto, descrivendomi come “opportunista” per aver lasciato il Pd in un momento di “debolezza”. A parte il fatto che non ho ancora visto il Pd in un momento di “forza”, la riprova sono le ultime elezioni politiche – perse contro ogni pronostico, ribadisco la mia posizione attuale: il Pd veneto non si è affrancato dal collateralismo, mantenendo rapporti privilegiati con alcuni operatori economici e in una logica consociativa ha sempre negoziato la propria quota rappresentanza nelle società pubbliche di gestione (Ulss, Autostrade, etc). Questo, non solo ha limitato la capacità di rappresentare un’opposizione credibile a livello regionale, ma ha soprattutto impedito la modernizzazione e l’apertura del Pd verso la società» Conclusione: «Ho lasciato il Pd non per strani calcoli o arzigogolate alchimie partitiche, ma solo per aver preso coscienza della sostanziale irriformabilità di una formazione politica, ostinata a voler cambiare gli italiani anziché impegnata a cambiare l’Italia».

 

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