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Savioli ammette gli illeciti ma agli ordini di Mazzacurati

«Mazzacurati fu il regista dell’appalto per il Porto»

Risentito l’ingegnere, e si fa avanti anche Sutto

Il consigliere: «Raccoglievo il denaro dalle aziende e lo consegnavo al Consorzio»

VENEZIA NUOVA – Pio Savioli ha deciso di collaborare e per cinque ore ha confermato parte delle accuse

«Quei soldi non erano per me»

Pio Savioli ha deciso di parlare. Il consigliere del Consorzio Venezia Nuova è rimasto cinque ore davanti al sostituto procuratore Paola Tonini per difendersi, per chiarire la sua posizione, ma anche per ammettere (difficile non farlo di fronte alle intercettazioni e alla gran mole di elementi raccolti dalla Guardia di Finanza), per limitare la sua responsabilità e chiamare in causa quella di altri. Come nel caso delle presunte tangenti che, secondo le Fiamme Gialle, avrebbe imposto e incassato da alcune imprese a titolo di “ringraziamento” per averle fatte lavorare per il Consorzio. Savioli, assistito dall’avvocato Paolo De Girolami, ha smentito di averle intascate, negando di essere «assetato di denaro», come lo ha definito la Procura, che per lui aveva sollecitato la misura cautelare del carcere (il gip Alberto Scaramussa gli ha imposto, invece, gli arresti domiciliari). Quei soldi Savioli ha spiegato di averli raccolti per conto del Consorzio Venezia Nuova e di averli poi versati al Consorzio. A chi? Quasi sicuramente lo ha spiegato al magistrato, che ora dovrà effettuare verifiche e riscontri. Non avrebbe saputo indicare, invece, a cosa sia servito quel denaro: non era lui ad occuparsene e, dunque, ha detto di non saperlo. Anche se qualche idea su possibili destinazioni ad esponenti politici se l’è fatta. Congetture, nulla più, ha assicurato. Chissà se gli inquirenti gli hanno creduto.
Per quanto riguarda l’appalto “pilotato” per lavori commissionati dal Porto di Venezia – episodio per il quale è stata emessa la misura cautelare nei suoi confronti e di altre sei persone, tra cui Mazzacurati – Savioli ha ammesso di aver avuto un ruolo nell’accordo per far vincere alcune piccole imprese fino a quel momento escluse dalle opere di Salvaguardia in laguna. Ma ha spiegato di essersi limitato a trasmettere alla cooperativa San Martino di Chioggia un messaggio da parte del presidente del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati, che sarebbe stato il vero “regista” dell’operazione. Ruolo che lo stesso Mazzacurati ha riconosciuto, seppure motivandolo a fin di bene, ovvero per cercare di “riequilibrare” l’assegnazione dei lavori tra le imprese più deboli.
L’interrogatorio di Savioli si è svolto nella sede della Polizia Tributaria di Mestre, in Corso del Popolo, ed è proseguito dalle 9.30 alle 14.30. E, con molte probabilità, avrà un seguito nei prossimi giorni con approfondimenti e ulteriori specifici chiarimenti.
Savioli, insomma, sembra deciso a collaborare. L’avvocato De Girolami ha precisato, però, che il suo cliente non si riconosce nell’immagine di «faccendiere dell’illecito» con cui è stato dipinto, aggiungendo che alcune delle circostanze che gli vengono contestate nella relazione conclusiva delle Fiamme Gialle avrebbero «spiegazioni innocenti», dovute anche al carattere espansivo del suo cliente.
Nel frattempo è stato riascoltato Mazzacurati: per circa un’ora, alla presenza del suo difensore, l’avvocato Giovanni Battista Muscari Tomaioli, ha risposto ad una serie di domande a chiarimento di specifici aspetti emersi anche attraverso deposizioni raccolte dalla Finanza nei giorni successivi agli arresti.
Con molte probabilità anche Federico Sutto, fedele collaboratore del presidente del Consorzio Venezia Nuova sarà riascoltato dagli investigatori. Nell’interrogatorio sostenuto la scorsa settimana ha ammesso di aver avuto un ruolo nell’appalto “pilotato”, limitandosi però a comunicare gli ordini del “capo”, Mazzacurati, che dalle intercettazioni telefoniche risulta essere stato rispettato, onorato e temuto come un “monarca assoluto”, di fronte al quale l’unica possibilità era quella di ubbidire.

Gianluca Amadori

 

IN TRIBUNALE – Domani l’esame dei ricorsi contro arresti e obblighi

L’appuntamento davanti al Tribunale del riesame inizia domani. In programma la discussione dei ricorsi presentati dalla difesa per ottenere la revoca delle misure cautelari o, quantomeno, una loro attenuazione. La scorsa settimana il collegio presieduto da Daniela Defazio ha confermato i domiciliari per due imprenditori, revocando l’obbligo di dimora per altri due, la cui posizione è più marginale. Ora, davanti ad un nuovo collegio, presieduto da Angelo Risi, compariranno Mazzacurati, Savioli e i principali imprenditori finiti sotto accusa per turbativa d’asta.

 

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