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Gazzettino – Venezia. Porto offshore, un altro si’

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

3

ago

2013

Ok del Via Nazionale. Ma per vedere attiva la nuova struttura (2,8 miliardi, 7 anni di cantieri) sarà necessario molto lavoro

NUOVA RISORSA – Economica per le attività veneziane l’off-shore funzionerebbe anche con le paratie del “Mose” sollevate

Un altro, piccolo, passo avanti per l’offshore di Venezia, la piattaforma che dovrà alleggerire la Laguna dal traffico di petrolio e commerciale. Dopo l’ok della “Via regionale”, è arrivato il sì tecnico della Commissione nazionale di Valutazione Impatto ambientale (presenti quattro veneti: Mainardi, Secchieri, Gatto e Fasiol). Ma il cammino è ancora lungo: per ora si è al progetto preliminare che dovrà essere adattato, in fase di progetto definitivo, rispettando le 70 prescrizioni (modifiche) imposte dalla Via nazionale e le 30 dalla Commissione della Regione Veneto.
Quando tutte le carte saranno in ordine, con tutti i benestare del caso, ci vorranno sette anni per realizzare la piattaforma (costo previsto a oggi 2 miliardi 800 milioni) a 14,8 Km al largo di Venezia, collegarla con “pipe line” (27 Km di tubatura, di cui 16 mare e 11 in Laguna) per il trasporto di petrolio, organizzare il servizio di chiatte (previsioni: incrementare la movimentazione da 300mila a 3 milioni di container) dalla piattaforma marina a quella logistica prevista a Porto Marghera. Lo Stato garantirebbe i costi del terminal petrolifero, mentre la parte che riguarda i container è a carico dei privati che provvederanno con una gara d’appalto.
Il punto dolente è la garanzia dei fondi. La crisi potrebbe far slittare l’avvio dei lavori. Ma i due soggetti interessati all’opera, il Magistrato alle Acque (che ha come società operativa Thetis) e l’Autorità portuale di Venezia (ha come progettisti Halcrow, Lombardo, Bmt Triton, Pwc), ritengono che i soldi sono certi. Anche se, ad esempio, la ferrovia, ora inutilizzata, individuata come collegamento tra il punto di sbarco delle merci a Porto Marghera e la rete nazionale, la “linea dei Bivi”, prevede l’esborso di 400 milioni per essere riattivata e ammodernata. Mainardi che è anche commissario per l’alta velocità a Nordest: «Un grande porto merita infrastrutture adeguate. L’offshore è l’occasione per sveltire il progetto dell’alta velocità».
Si tratta, comunque «di un passo importante per l’avanzamento del progetto, ottenuto in meno di un anno dalla presentazione» dice Paolo Costa presidente del Porto di Venezia. E ricorda come «l’obiettivo ambientale fissato con la Legge Speciale per Venezia del ’74 di estromettere i traffici petroliferi dalla Laguna oggi, dopo oltre 40anni di tentativi frustrati, può essere raggiunto». Con l’aggiunta, tutt’altro che irrilevante, dell’adeguamento dello scalo di Venezia che si affianca a quelli analoghi degli altri scali del sistema Alto Adriatico, costituito dal porto di Ravenna e dai porti Napa (North Adriatic Port Association) di Venezia , Trieste, Capodistria e Fiume che stanno collaborando «per trasformare l’Alto Adriatico in “gateway” vincente nei traffici marittimi del Sud dell’Europa centrale e orientale».
Di strada aperta ad un’opera «capace di garantire il futuro sostenibile di Venezia e di rilanciare l’economia dell’intero Alto Adriatico nel suo rapporto con il Baltico e con l’intera realtà economica toccata da questo corridoio» parla il governatore del Veneto Luca Zaia. Il quale ricorda che l’intervento «permetterà di accorciare di 4-5 giorni i tempi di trasferimento delle merci che giungono via mare in questa parte d’Europa, che permetterà di collegarli al meglio con i mercati mondiali, che non inciderà sull’assetto della laguna, allontanando molti rischi».
In linea l’assessore alle infrastrutture Renato Chisso che fa intendere la necessità di stringere i tempi, ovviamente con la certezza dei fondi: «Una bella notizia per Venezia, per la conservazione dell’equilibrio della Laguna, per il suo rilancio economico. Speriamo che si possa passare ai lavori nel più breve tempo possibile».

Giorgio Gasco

 

VENEZIA – Ok da Roma al nuovo porto in mare aperto. I politici esultano

IL PROGETTO – Il terminal del porto off shore ha ottenuto il via libera anche dalla commissione Via nazionale

ORSONI   «Buona notizia che faciliterà la crocieristica a Marghera»

GRANDI PROGETTI – Superata ieri anche la valutazione d’impatto ambientale per il terminal in mare aperto

Porto offshore, avanti tutta. Politici e industriali esultano.

Il progetto del terminal in mare aperto per navi portacontainer e petroliere presentato ha passato ieri anche la valutazione d’impatto ambientale a livello nazionale, forse l’ostacolo più importante posto sulla strada della grande opera. Pensato dal presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa, il molo offshore dovrebbe consentire di attirare in Adriatico il ricchissimo traffico container proveniente dall’estremo Oriente che passa dal canale di Suez. Rispetto ai grandi porti del nord Europa, Venezia assicurerebbe una decina di giorni di navigazione in meno e con i 20 metri di profondità naturale, non ci sarebbero problemi neppure con le navi più grandi.
Tutti positivi i commenti registrati ieri.
«È una buona notizia per Venezia – commenta il sindaco Giorgio Orsoni – anche perché si dà pieno adempimento alla legge che impone l’estromissione del traffico petrolifero dalla Laguna. E poi, una volta realizzata l’infrastruttura non transiteranno più navi container di grande dimensione sul canale Malamocco-Marghera rendendo più agevole il traffico passeggeri. Il progetto del porto off-shore va dunque esattamente nella direzione che abbiamo indicato, cioè di uno sviluppo della portualità passeggeri a Porto Marghera, determinando l’inutilità del procedere con altre alternative».
Molto favorevole, il commento del presidente di Confindustria Venezia, Matteo Zoppas.
«Il porto d’altura – dice – diventerà un fiore all’occhiello del sistema logistico veneziano, il tutto nel pieno rispetto della sostenibilità ambientale della laguna. Grazie a questa nuova piattaforma, Venezia infatti potrà giocare un ruolo di crocevia dei flussi e traffici commerciali facendo rete con i principali collegamenti regionali, italiani ed europei».
Il deputato del Pd, Andrea Martella, è entusiasta anche per l’aspetto ambientale, poiché questo terminal consentirà, se andrà a buon fine, di estromettere gran parte del traffico più pericoloso dalla laguna.
«Questa approvazione – afferma – permette ora di pensare e lavorare con maggior ottimismo per rendere Venezia e tutta l’area maggiormente competitiva rispetto ai grandi hub, in primo luogo del nord Europa».
«Si taglia il traguardo – aggiunge il senatore Udc Antonio De Poli – grazie a una battaglia politica che abbiamo intrapreso mesi e mesi fa insieme ad alcuni colleghi del Pd, nonostante le barricate e gli appelli di Genova e degli altri scali d’Italia».

 

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