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LA BUFERA SUL MOSE/IL RIESAME

VENEZIA Arresti domiciliari confermati per Gianfranco Boscolo Contadin, 74 anni, di Chioggia, direttore tecnico della Nuova Co.ed.mar. Il Tribunale del riesame di Venezia presieduto da Angelo Risi ha infatti respinto la richiesta di revoca della misura cautelare presentata la settimana scorsa dai legali dell’imprenditore. È stato invece revocato l’obbligo di dimora nei confronti di Valentina Boscolo Zemello, 30 anni, di Rosolina, rappresentante legale della Zeta srl rimasta coinvolta nell’inchiesta che, il 12 luglio scorso, ha fatto piombare il Consorzio Venezia Nuova nella bufera. L’ultima posizione da definire resta quella dell’ex presidente Giovanni Mazzacurati che i giudici del riesame avrebbero dovuto esaminare ieri. I legali dell’ingegnere – ormai da tre settimane agli arresti domiciliari – hanno invece scelto di non presentare istanza di revoca della misura cautelare. Una decisione, forse, presa alla luce delle condizioni di salute e dell’età dell’ex presidente che potrebbero convincere il gip a decidere di sospendere il provvedimento restrittivo. Nonostante Mazzacurati abbia iniziato a parlare con il sostituto procuratore Paola Tonini e nonostante il pericolo di fuga e di reiterazione del reato siano praticamente inesistenti, quello di inquinamento delle prove avrebbe potuto far decidere il Tribunale del riesame di respingere la richiesta di revoca dei domiciliari. L’altra strada percorribile per ottenere la sospensione è invece quella di confidare nel gip, considerate – come si diceva – le delicate condizioni di salute di Mazzacurati e la sua età avanzata. Restano invece ai domiciliari Pio Savioli, consigliere del Consorzio Venezia Nuova per il Consorzio Veneto Cooperativo, e Mario e Stefano Boscolo Bracheto, amministratori della Cooperativa San Martino di Chioggia i cui ricorsi sono stati respinti dai giudici del riesame. L’obbligo di dimora ad altri tre indagati dell’inchiesta sul Consorzio Venezia Nuova, ovvero ad Antonio Scuttari, rappresentante legale della Clodiense Opere Marittime, a Erminio Boscolo Menela, rappresentante legale della Boscolo Sergio Menela e figli, e a Dimitri Tiozzo dell’omonima impresa, era stato invece revocato nei giorni scorsi. La settimana prossima si sapranno con ogni probabilità anche le motivazioni di questa seconda tranche di ricorsi. Molti degli indagati, nel frattempo, hanno deciso di farsi ascoltare dal sostituto procuratore Paola Tonini che ha coordinato la Guardia di finanza in questa inchiesta. L’ultimo in ordine di tempo era stato Mario Boscolo Bacheto che aveva presentato ai giudici un breve memoriale in cui ha spiegato di aver dovuto versare 600 mila euro ai vertici del Consorzio Venezia Nuova per riuscire a lavorare e poter così partecipare agli appalti del Mose. (m.pi.)

 

MAGISTRATO ALLE ACQUE IN ATTESA DEL PRESIDENTE

Mose, raddoppiati i controlli nei cantieri

L’ingener Riva, responsabile della Salvaguardia: «Nostro compito è concludere l’opera» 

I controlli sui cantieri del Mose sono raddoppiati. E pur da tre mesi senza presidente, il Magistrato alle Acque ha ripreso la sua attività istituzionale a pieno ritmo. «Il nostro obiettivo adesso è concludere il Mose, far vedere che funziona». Lo dice con soddisfazione l’ingegnere Fabio Riva, da qualche mese responsabile dell’Ufficio veneziano della Salvaguardia. Ufficio che negli ultimi decenni ha autorizzato opere e controllato lavori, in qualche caso finito nell’occhio del ciclone dopo la recente inchiesta sul Consorzio Venezia Nuova. Riva, romano, una carriera tutta interna al ministero, ci tiene a far sapere che «gli uffici dello Stato stanno facendo il loro dovere». L’incertezza regna sovrana a palazzo Dieci Savi, in attesa degli sviluppi delle inchieste sul Mose. Ma anche dell’ormai imminente nomina del successore di Ciriaco D’Alessio. L’idea che circolava al ministero era quella di inviare in laguna un facente funzioni, in attesa dell’esito del bando. Si era parlato con insistenza di Massimo Sessa, già braccio destro di Angelo Balducci e presidente di sezione del Consiglio superiore dei Lavori pubblici. Ma il ministro potrebbe adesso scegliere anche di accelerare la procedura di nomina del bando. Per effetto della legge sulla Spending review sembra allontanarsi l’ipotesi di nominare un esterno. Bloccati anche gli scatti di carriera e i concorsi interni. La rosa dei papabili è dunque ristretta a pochi dirigenti di prima fascia delle Infrastrutture. Nomina attesa, anche perché il presidente del Magistrato ricopre anche un ruolo «politico». decisivo in questa fase di inchieste e grandi opere. (a.v.)

 

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