Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui

Nuova Venezia – Mazzette per le opere anti-alluvione

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

3

ago

2013

Indagine della procura di Vicenza per la cassa di laminazione di Trissino.

Si ipotizzano concussione e turbativa: tre indagati

VICENZA – Bufera giudiziaria sull’appalto per la realizzazione dei lavori del bacino di laminazione di Trissino. L’opera, fra le due indicate (con l’invaso di Caldogno) dalla Regione come fondamentali per la sicurezza idraulica del Vicentino in caso di alluvione, è in queste settimane in fase di aggiudicazione: il primo stralcio dei lavori costa qualcosa come 26 milioni di euro.

Ieri mattina, con un blitz, il Corpo forestale ha fatto scattare una serie di perquisizioni: gli agenti della sezione della procura hanno bussato alle porte di casa dei tre indagati e quindi sono passati per gli uffici del Consorzio di bonifica Alta pianura Veneta (Apv), che ha sedi a Sossano e a San Bonifacio, e per quelli del Consorzio di bonifica veronese. Il procuratore capo Antonino Cappelleri e il sostituto Alessandro Severi hanno iscritto sul registro degli indagati, da quanto è emerso, i nomi di Antonio Nani, 68 anni, imprenditore agricolo di Nanto, oggi presidente del Consorzio Alta pianura dopo 15 anni al vertice del Consorzio Riviera berica; dell’ingegner Luca Pernigotto, dipendente di Apv, e infine di Roberto Bin, direttore generale del Consorzio di bonifica veronese.

Le accuse ipotizzate a loro carico sono pesanti: concussione e turbativa d’asta. In base a quanto è stato possibile ricostruire, la Regione aveva delegato la gara d’appalto per i lavori di Trissino al Consorzio Apv. La procedura per l’assegnazione dei lavori – alla gara inizialmente aveva preso parte una decina di ditte – è complessa; le prime buste con le caratteristiche delle aziende sono state aperte in marzo. Le ultime, quelle con le offerte economiche, dovevano esserlo un paio di settimane fa, ma per vari motivi, non del tutto chiari, l’operazione è stata rimandata più volte. Di fatto, potrebbe essere stato questo ritardo ad accendere l’interesse investigativo della procura, che sospetta dei tentativi di condizionamento della gara da parte degli indagati: Nani, in qualità di presidente, Pernigotto, che è responsabile del procedimento di cui la gara fa parte, e Bin, che era stato chiamato per la sua esperienza a far parte della commissione. Nelle loro vesti, sono tutti incaricati di un pubblico servizio. Di qui l’ipotesi di concussione, anche se al momento nulla trapela in merito a quale sarebbe stata l’utilità indebita percepita dai tre indagati. Ieri i forestali hanno acquisito copiosa documentazione nei vari uffici e anche nelle abitazioni perquisite. Adesso servirà del tempo per esaminare quanto è stato raccolto e per comprendere se fino ad ora la commissione avesse lavorato correttamente. Di fatto, comunque, la procedura per l’assegnazione dei lavori del bacino proseguirà regolarmente con l’apertura delle buste, e quindi la commissione decreterà la ditta vincitrice. «Il nostro obiettivo è che la gara per l’aggiudicazione dei lavori vada avanti. L’indagine non blocca il corso della gara stessa – si limita a riferire il procuratore Cappelleri -. C’è un interesse pubblico che va tutelato, ed è quello che i lavori per la realizzazione del bacino di Trissino, opera ritenuta fondamentale per la sicurezza idraulica, inizino prima possibile». Non commenta il presidente del Consorzio Alta Pianura Veneta, Antonio Nani. Roberto Bin, del consorzio di bonifica veronese, e componente della commissione di gara si limita a dire: «Non so cosa dire. È stata una sorpresa». Il suo legale Luigi Sancassani conferma: « L’unica cosa che so è che è si sono svolte una serie di perquisizioni per fare chiarezza sull’iter, non concluso, del bacino di Trissino». Silenzio anche da parte dell’ingegner Luca Pernigotto. (di.ne. e cr.gi.)

 

Esposto: turbativa d’asta sul rigassificatore

rovigo, lo presenta un’impresa esclusa

ROVIGO. Un esposto che ipotizza comportamenti illeciti nella gara che ha rinnovato l’appalto per la manutenzione degli enormi galleggianti (finders) situati sul terminale off-shore del rigassificatore di Porto Viro, in Polesine, è stato presentato alla Procura di Venezia da un’azienda locale di lavori subacquei, la Bernardinello di Ariano Polesine. L’esposto, spiega all’Ansa l’avvocato Alessandro Braga, è nei confronti della società che gestisce il rigassificatore, la Adriatic Lng, e della ‘Nautilus srl’ di Venezia, che si è aggiudicata i lavori. Nel documento si ipotizzano comportamenti di dirigenti locali della Adriatic che in qualche modo avrebbero turbato la gara d’appalto da cui Bernardinello è stato escluso, dopo aver svolto per 5 anni la manutenzione dei parabordi della piattaforma. La motivazione – sostiene l’imprenditore – sarebbe stata la mancanza di requisiti di sicurezza di un’imbarcazione. L’appalto è stato assegnato alla veneziana, Nautilus srl, finita nell’inchiesta della Procura lagunare sul Consorzio Venezia Nuova. A sostegno delle incongruenze e dei suoi sospetti sulla gara, Bernardinello evidenzia nell’esposto che l’imbarcazione che non avrebbe avuto i requisiti di sicurezza sarebbe la stessa che la sua azienda ha poi venduto alla ‘Nautilus’. La gara si era svolta nel 2012. Fonti di Adriatic Lng ne affermano l’assolutà linearità, e definiscono, all’Ansa, la gara svolta sulla base di norme e regole interne standardizzate, ispirate a etica e trasparenza.

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui