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Parere favorevole della commissione Via del ministero dell’Ambiente con alcune prescrizioni. Zaia e Orsoni soddisfatti

Per la piattaforma off shore del Porto arriva anche la «compatibilità ambientale» nazionale. Ieri la commissione Via del ministero dell’Ambiente ha approvato all’unanimità con prescrizioni il progetto del nuovo terminal petrolifero e commerciale in Adriatico. Un passo avanti per il progetto da tre miliardi di euro voluto dall’Autorità portuale e sostenuto da Regione e Unindustria.

«Questo parere apre la strada a un’opera capace di garantire il futuro sostenibile di Venezia e di rilanciare l’economia dell’Alto Adriatico», commenta il presidente della Regione Luca Zaia. Che plaude anche alle prescrizioni imposte dalla commissione. Che riguardano in particolare l’analisi degli impatti dell’opera sulle attività di pesca e di acquacoltura.

Entusiasta anche il presidente del Porto Paolo Costa. «Apprendiamo con soddisfazione di questo voto unanime», dice, «a conferma della bontà del progetto che farà dell’Alto Adriatico una gateway vincente». Costa ricorda anche come l’innovazione tecnologica e organizzativa per il trasbordo dei contanier e il loro trasporto a Marghera «potrà aumentare la competitività del sistema portuale italiano su scala europea». La grande piattaforma dovrebbe essere costruita 8 miglia al largo di Malamocco e contenere sia il terminal petrolifero che il porto per le grandi navi portacontainer. Profondità dei fondali 20 metri, navi troppo grandi anche per la conca di navigazione che era stata voluta accanto al Mose proprio per non penalizzare la portualità. Appena finti i lavori, ci si è accorti che la conca, votata dal Consiglio comunale nel 2002 (quando Costa era sindaco) è già inadeguata.

Il progetto di off shore è stato elaborato da Mantovani e Tethis per il Consorzio Venezia Nuova. I finanziamenti saranno dello Stato per la parte dei petroli (La Legge speciale del 1973 prevedeva l’allontanamento dalla laguna del traffico petrolifero) così come la diga di protezione, lunga 4,2 chilometri.

Soddisfazione espressa anche dal presidente di Unindustria Matteo Zoppas e dall’assessore regionale Renato Chisso («Una bella notizia per Venezia, per la conservazione dell’equilibrio della sua laguna») e del parlamentare veneziano del Pd Andrea Martella («Renderemo l’area veneziana competitiva rispetto al resto d’Europa»).

«Benissimo», commenta il sindaco Orsoni, «ci consente di liberare aree a Marghera per realizzare il terminal delle crocere», dice.

Restano dubbi e perplessità. Come quelli espressi da Italia Nostra, dal Porto di Ravenna, da tecnici del settore. Giovanni Anci, rappresentante della Provincia in Comitato portuale, ricorda che si tratta di un’opera «costosissima e pericolosa».

«Potrà danneggiare la pesca ma anche la laguna», dice, «in caso di incidente gli studi dei proponenti dicono che la macchia di petrolio arriverebbe in laguna. Con quei soldi si poteva attrezzare il terminal di San Leonardo».

Con il progetto approvato ieri le petroliere saranno fermate a 8 miglia dalla costa. Il greggio arriverà a Marghera attraverso una grande pipeline che correrà sotto l’abitato di Malamocco. La parte dei petroli sarà dunque finanziata dalla Legge Speciale (100 milioni sono già stati messi a disposizione), il resto dovrà essere realizzato con i fondi dei privati. Alla fine il terminal d’altura verrà a costare intorno ai 3 miliardi di euro, circa la metà del Mose.

Alberto Vitucci

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