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Gazzettino – Inchiesta Mose. Il caso Mazzacurati.

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

4

ago

2013

«Siamo dei benefattori, abbiamo pagato tutti». Sembrava una sbruffonata, quella frase intercettata a Pio Savioli nel gennaio 2011, una sorta di delirio di onnipotenza del tangentaro. Ma, a nemmeno un mese dall’esplosione del “caso Mazzacurati”, quelle parole registrate delle Fiamme gialle pesano in modo diverso. E sembrano affermare una raggelante verità: in tanti avrebbero approfittato della “generosità” dei tesorieri del Consorzio Venezia Nuova e della galassia di società e imprese legate all’ingegnere-imperatore. Al di là delle responsabilità individuali – che andranno accertate senza impiccare questo o quell’intercettato a una frase magari decontestualizzata – a sconcertare è il reticolo di intrecci, di amicizie, di collegamenti che sembra ricondurre molti rapporti venezian-veneti a un centro di potere ed interessi in grado di distribuire cariche prestigiose, posti di lavoro ambìti e favori condizionanti. Un puzzle che inquina e confonde ogni ruolo in laguna, che vede i controllori legati a doppio filo ai controllati nell’eterna riproposizione di un dubbio che i latini, maestri di concretezza, avevano già marchiato a fuoco. Appunto, i controllori non li controlla nessuno, a Venezia come a Roma (vedi il dirigente del ministero che implorava un “buon collaudo” al doge Mazzacurati), anzi le parti vengono esattamente ribaltate e sono proprio coloro che dovrebbero essere guardati a vista – considerato la spaventosa mole di finanziamenti legati al Mose – ad esercitare un’azione, questa sì efficacissima, sui movimenti altrui. «Suscitano non poche perplessità – scrive non a caso la Finanza nella sua relazione – i vincoli familiari che legano soggetti tutti collegati direttamente o indirettamente al Consorzio Venezia Nuova». E poi via con un’impressionante lista di nomi di parenti, famiglie e conoscenti tutti messi al posto giusto nella citata catena di controllo alla rovescia. E’ un vero e proprio sistema che ne esce impietosamente fotografato, peraltro quello di più alto livello; certo, qui siamo nei salotti buoni e ricchissimi del potere, ma è forte l’impressione anche relativamente ad altri ambiti “minori” che la meritocrazia sia stata in massima parte cancellata a favore di una logica di clientele partitiche e parafamiliari: senza la sponda giusta e senza una tessera in tasca non vai da nessuna parte, tanto più in una realtà come quella veneziana in cui il peso del settore pubblico è preponderante. Una piramide di amici degli amici che, laddove girano tanti soldi, lì in alto, finisce per produrre frutti avvelenati.
Tre anni di inchieste (dalle tangenti in Provincia alle corsie privilegiate e a pagamento in Comune) hanno cominciato a scoperchiare il barile del marcio, ma la sensazione che ora stia per deflagrare la santabarbara è forte. E se nelle altre storie di tangenti & regalie il livello politico non è stato intaccato, stavolta l’azione a tenaglia dei pm sui fronti Baita e Mazzacurati sta aprendo crepe significative. Dopo le ferie d’agosto sapremo se scosse di assestamento o annuncio di terremoto.

Tiziano Graziottin

 

un sistema da scardinare

L’ex consigliere del “Venezia Nuova” avrebbe ricevuto somme ingenti

FONDI NERI – Notevoli quantità di contanti nella cassaforte dei Boscolo

IL TRUCCO – Palancole e massi pagati a prezzi esorbitanti

L’INCHIESTA La Guardia di Finanza ha ricostruito il flusso del denaro gestito dalla coop San Martino

Mose, l’ombra del riciclaggio su un giro vorticoso di soldi transitati per Austria e Ungheria

Riciclaggio: è il settimo filone investigativo sviluppato dalla Guardia di Finanza nell’ambito dell’inchiesta che ha minato le basi del colosso lagunare Consorzio Venezia Nuova, concessionario unico per la realizzazione del Mose, e che trae diretta origine dal primo filone, ovvero l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e dal secondo che verte sulla creazione di fondi non indicati nei bilanci ufficiali delle società, che porta dritto al terzo filone, indicato con una sola parola: tangenti.
Tutto ruota attorno alla cooperativa San Martino scarl di Chioggia e a Pio Savioli, consigliere di Cvn, indicato dagli stessi finanzieri come “il grande protagonista” dell’attività di indagine. Sia i titolari della San Martino, Mario e Stefano Boscolo Bacheto, padre e figlio, che Savioli sono tuttora ristretti ai domiciliari, misura confermata dal Tribunale del Riesame, per i gravi indizi di colpevolezza e il rischio di reiterazione dei reati.

L’INIZIO – Tutto inizia a metà 2009 quando le Fiamme gialle si presentano nella sede della cooperativa per procedere con una delle tante verifiche fiscali in azienda programmate sulla base del volume d’affari o del settore di riferimento. L’effetto domino è devastante e porterà quattro anni dopo, ovvero lo scorso luglio, all’arresto persino del padre-padrone del Venezia Nuova, l’ottantunenne Giovanni Mazzacurati.
Cosa scoprono i militari del colonnello Renzo Nisi e del tenente colonnello Roberto Ribaudo? In sintesi che i sassi da annegamento e le palancole utilizzate dalla S. Martino per le bocche di porto del Mose a Chioggia vengono pagati a prezzi esorbitanti rispetto a quelli di mercato. E che l’acquisto non avviene più direttamente dalla società croata fornitrice, bensì da una austriaca la Istra Impex con sede a Villach che fa da intermediario. «I Boscolo – spiega la Gdf – risultano legati da vincoli truffaldini al Savioli che di fatto impone l’utilizzo della coop da loro amministrata anche per l’illecito finanziamento effettuato dal Cvn nonché per la corresponsione di “tangenti” mascherate da “contratti per prestazioni” al presidente Mazzacurati».
Soldi fantasma, dunque. Generati da fatture false atte a giustificare i costi fittizi indispensabili per bilanciare gli “utili” derivanti dai lavori del Mose pagati dal Cvn tramite la consorziata Clodia, amministrata, forse non a caso, da Savioli.
Soldi che partono dalla San Martino verso l’Austria, transitano in Ungheria, ritornano in Austria e infine vengono riportati in contanti in Italia dagli stessi amministratori della San Martino. Un viaggio che dura, dai riscontri investigativi, non più di due settimane e che viene accertato attraverso documenti su carta, su pc e su chiavette usb.

LE TAPPE – Queste nel dettaglio le tappe e i “mezzi di trasporto” della movimentazione dei fondi occulti originati grazie alla sovrafatturazione dei famosi sassi: da San Martino a Istra Impex tramite le fatture emesse da quest’ultima; da Istra Impex a Da.El Impex tramite le fatture emesse da quest’ultima; da Da.El Impex a P&P Treu.Ber; da P&P Treu.Ber a uno dei Boscolo, Tranquillo Cucco, deceduto nel settembre 2010 e infine da quest’ultimo alla “cassa nera” della San Martino dislocata nelle cassaforti delle abitazioni private dei Boscolo. E da qui i quattrini “puliti” finivano nelle tasche – è la destinazione individuata della Finanza – di Savioli (almeno 600mila euro), di Stefano Tomarelli altro consigliere Cvn (almeno 20mila euro), dei dipendenti per extra sullo stipendio e degli stessi titolari della San Martino per spese personali.
«Sconvolgente – scrivono al riguardo sempre i finanzieri – per la precisione cronologica e numeri percentuali, appare a questo punto il raffronto fra i dati bancari opportunamente elaborati e la documentazione extra contabile acquista nella sede della San Martino. Infatti viene matematicamente dimostrato come le somme bonificate dalla Istra alla Da.El. Impex ritornino dopo circa 15 giorni nella disponibilità di Tranquillo Boscolo Cucco (ridotte di una percentuale pari a circa il 22%)».

Monica Andolfatto

 

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