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Uno studioso contro il nuovo progetto promosso dal Consorzio di bonifica fra i fiumi Lusore e Fiumicello

S. MARIA DI SALA – Il progetto, edito dal Consorzio di Bonifica Acque Risorgive, che sarà finanziato dalla Regione Veneto, riguardante la creazione di un bacino di laminazione nel triangolo che forma l’intersezione dei fiumi Lusore e Fiumicello, nel fondo Pierobon Ghedini di Santa Maria di Sala, ha fatto parlare di sè, spesso in modo negativo, fin dalla sua presentazione. Ora che il progetto è stato approvato anche dalla Commissione Via regionale, ad alzare la voce è l’ingegner Loris Vedovato, un cultore dell’arte romana custodita nel Graticolato salese, che dell’ambiente ha fatto la sua bandiera pubblicando alcuni volumi sulla villa Farsetti, sul graticolato romano e sulla centuriazione.

Questo progetto, come ha avuto modo di dire anche il direttore del Consorzio, Carlo Bendoricchio in una riunione che si è tenuta a Santa Maria di Sala, ha lo scopo di ridurre l’inquinamento delle acque che si riversano nella laguna veneta e al tempo stesso ridurre i pericoli di inondazione nella zona.

Vedovato però è di altr oavviso: «Almeno per due motivi. Il primo riguarda la devastazione del Graticolato romano che si compie con questo intervento, un intervento che riguarda la bellezza di cinque ettari, in un ambiente vincolato anche dalla legge Galasso, che si occupa della difesa dei corsi d’acqua e dal Ptrc che tutela l’agro centuriato. Possibile che nel redarre questo progetto nessuno abbia tenuto conto di questi vincoli?». «Secondo – conclude l’ingegnere salese – perché questa costruzione, così com’è progettata, richiede la costruzione di chiaviche in cemento o in materiale lapideo dall’impatto negativo. E poi per la manutenzione che richiede, il movimento di mezzi meccanici che creerebbe e la presenza di zanzare che uno stagno determina».

E allora che fare? «Semplicissimo: la costruzione di un’area umida in linea lungo il tratto di Lusore che va dalla confluenza dei due fiumi al centro di Campocroce, così come ha fatto lo stesso Consorzio lungo il Pionca. Anche se la soluzione del problema dovesse essere più costosa, l’aspetto economico non deve essere l’unico a determinare le scelte».

Carlo Petrin

 

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