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Il molleggiato in un articolo definisce il passaggio in Bacino «un assassinio perpetrato alla città»

L’ex sindaco replica sferzante con una citazione: «Ciabattino non andare al di là delle tue scarpe»

VENEZIA – Per Adriano Celentano le grandi navi da crociera sono «bestioni», che attraversano il Bacino di San Marco e la laguna sino ad eroderla e a distruggerne i fondali. «I veneziani – prosegue nella sua critica – dicono che ogni volta che uno di quei mostri passano si svuota il sifone del water. Gli esperti affermano che le dimensioni abnormi di questi “palazzi galleggianti” stanno distruggendo Venezia».

E i responsabili «di questo lento inesorabile assassinio perpetrato alla città», hanno, per il Molleggiato, nome e cognome: «Luca Zaia, presidente della Regione veneta e l’ex sindaco Paolo Costa, ora presidente dell’Autorità Portuale, che pur di non rinunciare a sfasciare del tutto Venezia, vorrebbe addirittura escavare il fondo di uno dei canali circostanti».

Il cantante lo scrive dalle colonne del «Fatto Quotidiano», nell’”Urlo di Celentano”, un lungo e polemico intervento sulla precarietà generale del Paese, in cui il caso Venezia ha però uno spazio importante. Celentano qualche mese fa aveva dedicato anche la strofa di una canzone, “Ti fai del male” alle grandi navi a Venezia.“Fino a quando il Comune di Venezia – cantava – non fermerà quei mostri che galleggiano giganteschi, orribili navi che sembrano palazzi, che devastano la laguna” L’ira di Celentano è scattata nuovamente alla vista delle immagini della Carnival Sunshine che il 27 luglio sarebbe passata troppo vicino riva Sette Martiri.

«La Carnival ha voluto fare l’inchino a Micky Arison, presidente della Carnival Corporation che, mentre il mostro si avvicinava a soli 20 metri dalle fondamenta, non ha resistito alla tentazione di mandare un tweet con tanto di foto della sua creatura», scrive il cantautore che lancia un appello esplicito ai Ministri Maurizio Lupi (Infrastrutture) e Andrea Orlando (Ambiente), che hanno in mano la questione-grandi navi: «Se non siete in grado di fermare questo sacrilegio umanitario ditelo a qualcuno che vi aiuti prima che il governo cada».

A Venezia, poi, per il cantautore, «persino le pietre non ne possono più, stanche di essere continuamente minacciate – scrive -. Ora dalla pubblicità sul ponte dei Sospiri, ora dai folli architetti che propongono torri velenose alte 250 metri, all’insegna del più basso e becero consumismo. Ma la minaccia più grande e insidiosa viene dai sindaci. Capaci di strangolare non soltanto i sospiri del leggendario ponte, ma di tutto ciò che dalla natura respira. Quei sindaci che via via, senza vergogna, su sono succeduti non per governare Venezia, ma per affondarla. Sono le pietre, dunque le più arrabbiate». Le pietre di Venezia, pronte a ribellarsi ai propri governanti, nella polemica interpretazione di Celentano.

Replica, sferzante, Paolo Costa – come sindaco e presidente dell’Autorità Portuale citato due volte e non in termini elogiativi, dal cantautore – che ricorre a una citazione latina. «Ne sutor ultra trepidam, ciabattino non andare al di là delle tue scarpe. E pensare che era anche un bravo cantante…».

Anche il sindaco Giorgio Orsoni, pur non direttamente chiamato in causa da Celentano – che ha fatto riferimento ai sindaci succedutisi a Venezia – risponde con un intervento sul problema del passaggio delle grandi navi (lo pubblichiamo a parte), che risponde indirettamente anche all’invettiva di Adriano Celentano, rilanciando la soluzione dello spostamento a Marghera dell’attracco delle navi da crociera. «La soluzione immediata – conclude infatti il sindaco nel suo intervento “ispirato” dall’esternazione celentaniana – è soltanto quella di Porto Marghera. Le altre richiedono tutte tempi lunghi, incompatibili con la stessa credibilità di chi è delegato a gestire il Porto. L’Amministrazione comunale è su questa linea da molto tempo e non può che apprezzare la sensibilità dimostrata da chi proveniente dal mondo dello spettacolo interpreta il sentire della gente nel modo più diretto e spontaneo». (e.t.)

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L’INTERVENTO –  L’alternativa è Marghera, il Porto non può condizionare lo sviluppo della città

GIORGIO ORSONI

Mi vedo costretto ad intervenire nuovamente sulla questione delle “grandi navi “. È una litania continua: ovunque io vada, tutti mi chiedono perché il Comune di Venezia continui a farle passare davanti a San Marco. Alle mie spiegazioni tecnico-giuridiche, sulla impotenza del sindaco a fronte dei poteri ministeriali, percepisco nell’interlocutore un misto di incredulità e di commiserazione, non essendo comprensibile ai più l’esproprio da parte dello Stato della zona più importante del territorio comunale: del suo stesso cuore. Ne è dimostrazione anche l’intervento odierno di un noto uomo di spettacolo.

Ho la netta convinzione che ormai la soluzione del problema non sia più differibile e, soprattutto, non sia più affrontabile in termini strettamente burocratici. La risposta data dal Ministro delle Infrastrutture ad una recente interrogazione parlamentare ne è la dimostrazione. Infatti, a fronte dell’innegabile solerzia personale del Ministro Lupi, l’apparato ministeriale rivendica con una non celata protervia competenze sulla gestione del territorio che certamente non gli competono. In particolare l’Autorità portuale che pretende di subordinare al suo consenso l’impostazione generale del piano di sviluppo della Città. In questa impostazione la soluzione al problema delle “grandi navi”, non solo deve essere subordinato ai piani di sviluppo del Porto (probabilmente sbagliati se ci si trova in questa situazione), ma non appare così urgente, come è percepito dalla gente comune.

In questa impostazione si possono attendere tre o forse più anni necessari per studiare e realizzare un nuovo canale in mezzo alla laguna, la cui utilità nel lungo periodo è tutta da dimostrare. Mentre sale la preoccupazione per ciò che potrebbe accadere, come dimostra il recente episodio di un passaggio percepito come anomalo e giustamente stigmatizzato dall’opinione pubblica. È per questo che appare oggi più che mai indifferibile escludere dal bacino di San Marco il transito delle “grandi navi” senza attendere la realizzazione di nuove mastodontiche opere. La soluzione, almeno in via provvisoria esiste, usando strutture e canali esistenti, anche se ciò può comportare maggiori difficoltà di gestione del traffico da parte degli enti competenti. Ma il gioco vale la candela. La soluzione immediata è soltanto quella di Porto Marghera. Le altre richiedono tutte tempi lunghi, incompatibili con la stessa credibilità di chi è delegato a gestire il Porto. L’Amministrazione comunale è su questa linea da molto tempo e non può che apprezzare la sensibilità dimostrata da chi proveniente dal mondo dello spettacolo interpreta il sentire della gente nel modo più diretto e spontaneo.

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