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CASO MOSE – Il Tribunale del Riesame «Ecco perché Savioli deve stare in carcere»

«Un potere di assoluta rilevanza tra le imprese»

VENEZIA – Per il Riesame il consigliere del Consorzio era il regista degli illeciti

CARCERE – Pio Savioli, ex consigliere del Consorzio Venezia Nuova

Appalti pilotati in laguna. La «rete» gestita da Savioli

Pio Savioli è persona «inserita in un contesto di affari facili, di dazioni di denaro dalle causali incerte».
Lo scrive il Tribunale del riesame di Venezia nelle motivazioni del provvedimento con il quale, la scorsa settimana, è stato rigettato il ricorso presentato dal suo difensore, l’avvocato trevigiano Paolo De Girolami, e confermata la misura degli arresti domiciliari con il divieto di comunicare con l’esterno.
Secondo il collegio, presieduto da Angelo Risi, dagli atti degli inchiesta emerge «tutto il potere» esercitato da Savioli e, di conseguenza, vi è il pericolo che lo stesso ripeta reati dello stesso tipo anche se si è dimesso dal ruolo di consigliere del Consorzio Venezia Nuova: pericolo conseguente ad «una rete di rapporti che ha intrecciato con ambienti e settori della pubblica amministrazione e dell’imprenditoria rivelatisi disponibili a violare o ad aggirare norme di legge».
Savioli viene definito dai giudici del Riesame uno dei “motori” dell’illecita operazione per la quale è finito agli arresti, ovvero il reato di turbativa d’asta per appalti “pilotati” relativi a lavori portuali, per i quali alcune aziende avrebbero accettato di non presentare offerte per far vincere una cordata di piccole aziende locali che, in precedenza, si erano recate dal presidente del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati, lamentando di essere sempre escluse dagli appalti. «Savioli esercita un potere di assoluta rilevanza all’interno del giro delle imprese», si legge nell’ordinanza del Riesame che riporta anche alcune dichiarazioni rese dall’uomo di fiducia di Mazzacurati, Federico Sutto (anche lui ai domiciliari), il quale ha spiegato che «nessuno avrebbe fatto qualcosa di contrario alle decisioni di Savioli o a sua insaputa».
Il Tribunale delinea anche il ruolo di Mario e Stefano Boscolo Bacheto, titolari della cooperativa San Martino di Chioggia, una delle imprese impegnate nei lavori di Salvaguardia della laguna di Venezia, che concordò di ritirarsi dall’appalto “pilotato” in cambio di altri lavori da ottenere come contropartita. «Entrambi hanno operato in pieno accordo e partecipato attivamente alla manipolazione della gara», scrivono i giudici, aggiungendo, con riferimento alle false fatture scoperte dalla Guardia di Finanza, che «da tempo operano insieme in forme illecite, sempre commesse con il modo disinvolto di gestire l’impresa».
Il Riesame sottolinea la «gravità dei comportamenti» e «l’indubbia pericolosità di entrambi», evidenziando la “professionalità” dimostrata «nella conduzione illecita dell’attività imprenditoriale», attraverso lo «stabile inserimento in una rete di affari che consente di manipolare lucrosi appalti pubblici con facilità e spregiudicatezza».
Mentre la Guardia di Finanza prosegue nelle indagini e negli approfondimenti successivi alle perquisizioni di metà luglio, il gip Alberto Scaramuzza dovrebbe decidere entro fine settimana in merito all’istanza di remissione in libertà presentata da Mazzacurati (ora ai domiciliari). I suoi legali, gli avvocati Giovanni Battista Muscari Tomaioli e Alfredo Biagini hanno evidenziato al giudice le precarie condizioni di salute dell’anziano ex presidente del Consorzio (81 anni) che, nel momento di massimo splendore, tutti definivano Re, Monarca Assoluto, Doge di Venezia.

Gianluca Amadori

 

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