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Appello di bettin Al ministro dei beni Culturali

Autorizzati in passato impianti nocivi e letali, nonostante quel divieto paesaggistico

Ci pensi il ministro dei Beni Culturali Massimo Bray a interpretare nel modo giusto il vincolo paesaggistico sull’area veneziana, che ha “bloccato” anche l’operazione Palais Lumière. È l’appello al ministro dell’assessore comunale all’Ambiente Gianfranco Bettin.

«L’idea che, da decenni – dichiara – esista un vincolo paesaggistico di 300 metri non solo, e giustamente, a partire dalla costa e dalla sponda lagunare come abbiamo sempre saputo, bensì, tra l’altro, anche lungo tutto il percorso dei canali artificiali che penetrano nella zona industriale di Porto Marghera è così surreale che potrebbe perfino essere vera, nel paese in cui si lasciano sfilare navi molto più grandi del Titanic davanti a San Marco senza che nessun ministro o burocrate dei Beni culturali e ambientali senta il bisogno di muoversi in fretta. E dove, soprattutto, esattamente dove ora si scopre l’esistenza del famoso “vincolo” si sono autorizzati in passato impianti pericolosissimi, vere e proprie infamie nocive e letali».

Bettin ricorda che nei confronti del progetto Palais Lumiere, in realtà, le vere questioni ambientali le ha poste soltanto il Comune di Venezia. «Solo se le avesse superate – osserva – il progetto sarebbe risultato ammissibile. Interpretare la normativa in modo da scoprire ora l’esistenza di un vincolo, ad esempio, su via dell’Elettricità o su via della Chimica (!) farebbe ridere se non producesse un senso di atroce beffa per quanto autorizzato in passato. Speriamo che il neo ministro Massimo Bray, come ha promesso, ci pensi davvero».

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